Pubblicato su "Diagnosi & Terapia" n.2 -
20/01/02
Dott. Roberto Vincenzi
ANORESSIA NERVOSA
(o ANORESSIA MENTALE),
BULIMIA NERVOSA
Anoressia nervosa e bulimia nervosa sono disturbi psicologici
dell'alimentazione e rappresentano due comportamenti opposti:
- anoressia: mangiare troppo poco, o
non mangiare per niente, nei casi più gravi fino a
morire
- bulimia: mangiare troppo, fare delle
abbuffate, procurandosi spesso danni fisici.
La descrizione dei due disturbi, ne elencherà tutti i
possibili sintomi e caratteristiche, tenendo presente che non
è necessario che si verifichino tutti, per poter fare la
diagnosi di anoressia o bulimia:
La parola "anoressia" deriva dalle parole greche "an"
"òrexis" e significa "perdita dell'appetito"; questo
termine, in medicina, costituisce un sintomo, e significa
semplicemente che, per un qualche motivo, la persona non ha
più appetito.
Il termine "Anoressia nervosa" (o come si diceva in passato
"Anoressia mentale" e "Anoressia psichica"), indica una sindrome,
cioè un insieme di sintomi diversi, tra i quali prevale il
fatto di non mangiare più.
La persona anoressica, nelle fasi iniziali del disturbo, prova
appetito in maniera normale ma, con gran disciplina, lo soffoca e
si impedisce di mangiare con gran sacrificio. E' solo col tempo,
nelle fasi avanzate della malattia e in quelle terminali, quando
ormai l'organismo è fortemente deperito, e le funzioni
digestive compromesse, che, tra gli altri sintomi, arriva anche
la vera e propria "perdita dell'appetito".
Sintomi e Caratteristiche:
- sitofobia: cioè avversione morbosa per il cibo che
provoca un rifiuto ostinato e persistente di alimentarsi in modo
normale e sufficiente, e si realizza in varie forme:
- all'inizio alcuni eliminano un tipo di cibo e poi un altro e
così via
- altri diminuiscono di giorno in giorno la quantità di
cibo
- altri mangiano solo tre o quattro cose, sempre le stesse,
sempre di meno
- altri ancora passano gradatamente da una alimentazione solida
ad una alimentazione quasi liquida (budini, yogurt
) e
così lo stomaco si disabitua a digerire il cibo e questo
rende più difficile la ripresa dell'alimentazione
normale
- altri improvvisamente diventano vegetariani e provano
ripugnanza verso le carni
- altri provano disgusto verso tutta una serie di cibi
- rifiuto di mantenere il corpo al di sopra del peso minimo
normale; nei casi più gravi si arriva al "defedamento",
cioè un deperimento fisico gravissimo e un peso di oltre
il 30% inferiore al peso normale
- disturbo dell'immagine corporea, che può essere:
- totale: cioè non rendersi conto della magrezza
eccessiva; questo disturbo può arrivare a forme deliranti,
casi in cui una persona che ha ormai il corpo simile a quello dei
prigionieri dei lager, continua a ripetere di essere grassa, di
sentirsi gonfia, di avere una immagine sformata
- parziale: la persona ammette di essere magra, però
continua a trovare grasse alcune parti del proprio corpo, quasi
sempre l'addome, i glutei, le cosce
- vengono inoltre ignorati altri sintomi che si verificano dopo
un certo periodo di sottoalimentazione:
- edemi (infiltrazione di liquido organico nei tessuti)
- macchie sulla pelle (spesso sulle gambe, spesso di color
marron chiaro)
- ipotensione, cioè pressione bassa
- ipotermia, cioè temperatura corporea bassa
- bradicardia (pochi battiti del cuore) o attacchi di
tachicardia (troppi battiti)
- dolori allo stomaco, disturbi dell'intestino
- lanugo (capelli assottigliati e diradati come quelli dei
neonati)
- senso di stanchezza e debolezza
- paura di ingrassare, spesso accompagnata da ansia; in molti
casi la paura persiste anche se la persona continua a dimagrire;
in altri casi più la persona dimagrisce e più ha
paura di ingrassare
- per la persona anoressica, il cibo è molto
interessante; è il fatto di mangiare che non viene
più accettato.
L'interesse per il cibo è molto forte, spesso morboso,
e può rendersi evidente in varie forme:
- alcuni sono bravi in cucina, preparano pasti molto elaborati
o dolci raffinati che non mangiano, ma offrono agli altri membri
della famiglia
- altri collezionano riviste culinarie e ricette di
cucina,
- altri assistono regolarmente, e con grande interesse, alle
trasmissioni televisive che descrivono ricette o ristoranti
- altri, finché lo stato di salute lo permette, si
occupano di andare a far la spesa alimentare
- altri accumulano e nascondono il cibo in luoghi segreti
- altri preferiscono la cucina tra tutte le stanze della
casa
- altri riducono il cibo in briciole e lo buttano via
- mancanza di stima in se stessi, senso di inadeguatezza,
insicurezze, sensazione di dover far le cose in risposta alle
richieste degli altri e non per propria volontà
- bisogno di tenere l'ambiente sotto controllo, pensiero e
carattere spesso rigidi
- difficoltà nei rapporti interpersonali, chiusure,
timidezza
- nelle donne amenorrea, cioè assenza di tre cicli
mestruali consecutivi
- alcuni ogni tanto si abboffano di cibo e poi si provocano
il vomito da soli; altri si provocano il vomito regolarmente per
assumere meno cibo;
- altri ancora usano e abusano di lassativi o diuretici e
cercano di nascondere agli altri questo comportamento
- nei giovani spesso il rendimento scolastico è
eccellente e il comportamento inappuntabile; molti nell'infanzia
erano "bambini modello" , altri erano perfezionisti e
puntigliosi
- difficoltà a stare seduti o fermi anche per poco,
tendenza al movimento continuo
- spesso disinteresse verso il sesso e la sessualità
in genere
- la persona nega di essere ammalata, nega di riconoscere la
gravità della malattia, oppone rifiuto alle cure, specie a
quelle mediche
- rifiuto del corpo che si realizza anche in scarsa
percezione ed elaborazione degli stimoli corporei di fame,
sazietà, stanchezza
- il quadro familiare dal punto di vista psicologico
è spesso è caratterizzato da:
- relazioni intense ma difficili tra genitori e figli
- conflittualità permanente e quasi sempre nascosta tra
i genitori
- il padre, che in genere sul lavoro è realizzato, in
casa è assente come presenza o conta poco, o viene
svalutato e deriso
- la madre viene definita come ansiosa, rigida,
"aggressivamente iperprotettiva" e affettivamente "impervia",
incapace di concedere ai figli la libertà di crescere come
persone autonome
- la madre, in certi casi, ha rinunciato, per poter seguire i
figli, ad un lavoro interessante e a una sua realizzazione.
Questa rinuncia continua a pesare sulla madre che si sente
soffocata e spesso, proprio per questo, ricatta in maniera
diretta o indiretta gli altri membri della famiglia
- la madre, in questi casi, non riesce a costruirsi e a
trasmettere alle figlie, una immagine accettabile di
femminilità; resta bloccata nel dilemma mai risolto, tra
la donna che si realizza fuori casa attraverso il lavoro, e
quella che invece è soddisfatta della vita familiare
- spesso madre e padre hanno problemi, mai discussi, mai
risolti, nell'ambito della sessualità
- in certi casi il padre vive relazioni extraconiugali, che la
madre intuisce e disprezza
- nell'infanzia dei figli, la madre preme sull'aspetto
necessario e rituale della alimentazione ("si deve mangiare"), ma
senza nessuna gioia; sono assenti manifestazioni fisiche di
tenerezza, mentre predominano controllo e sorveglianza, ed in
questa maniera il bambino non impara mai ad apprezzare il proprio
corpo e provarne piacere
- nella preadolescenza e adolescenza, la madre si intromette
sempre nella vita dei figli, critica continuamente, suggerisce,
comanda e si impossessa della loro vita e delle loro
esperienze
- conseguentemente i figli percepiscono il proprio corpo come
se appartenesse ai genitori o fosse sempre sotto il loro
controllo
- in famiglia vi è la tendenza a discussioni
interminabili, polemiche e non risolutive, anche su argomenti
poco importanti
- tendenza a cavillare su tutto senza risolvere mai veramente i
problemi e senza apportare cambiamenti alla vita familiare
- negazione della realtà della malattia e tendenza ad
attribuirla a fattori esterni ("Ha fatto una cura dimagrante e
non si è più fermata")
Diagnosi differenziale
Esistono anche altre forme di anoressia e presentano caratteri
diversi:
- l'anoressia reattiva subentra in seguito ad un trauma o un
violento shock emozionale, ma rientra dopo un certo tempo, quando
il soggetto è riuscito a elaborare il trauma e
superarlo
- in certe depressioni, la persona mangia molto poco o smette
per brevi periodi, ma non è riscontrabile la alterazione
della immagine corporea, ovvero la persona è conscia di
essere magra, e non ha il terrore di diventare obesa
- nella schizofrenia ci possono essere delle forme di
alimentazione bizzarre, ma non vi è rifiuto di
alimentarsi; rifiuto che compare invece, tra gli schizofrenici,
nei casi acuti, nei momenti di crisi, nelle manifestazioni
catatoniche (fasi di immobilità quasi assoluta)
- in certi stati fobico ossessivi, la persona ha
difficoltà ad alimentarsi, perché teme che il cibo
possa essere "contaminato", oppure possa contenere aghi, spilli,
frammenti di vetro
- in certi stati paranoici o paranoidi il rifiuto della
alimentazione è motivato dal cosiddetto "delirio di
veneficio", cioè la paura di essere avvelenati
- l'anoressia può anche essere il sintomo di una
malattia fisica (chi ha mal di stomaco per esempio può
ridurre il cibo che mangia per evitare di star male); altre
malattie, nel loro decorso, fanno passare l'appetito
- alcuni tipi di disturbi come l'ipopituarismo, la magrezza
essenziale, il morbo di Simmonds, e
- i disturbi endocrini in genere, possono portare
all'anoressia, ma il quadro morboso presenta sintomi differenti e
le analisi di laboratorio rilevano lo scompenso ghiandolare
- certe difficoltà psicologiche, spesso di tipo
isterico, provocano per certi periodi, difficoltà
funzionali ad alimentarsi, spasmi al piloro, contratture
provocate da fobie, disfagia cioè difficoltà a
deglutire
Chi colpisce:
- l'anoressia riguarda principalmente le donne, che sono
colpite dal disturbo dalle 10 alle 20 volte più degli
uomini
- colpisce tra lo 0,5 e l' 1 % delle ragazze adolescenti
- se in famiglia ci sono stati casi di anoressia, la
possibilità di ammalarsi, per parenti di primo grado, di
sesso femminile, sale al 2,3 %
- questa percentuale supera il 50% nei gemelli
A che età insorge:
- nell' 85% dei casi tra i 13 e i 20 anni; altrimenti tra i 10
e i 30 anni
Decorso:
- in alcuni casi, tutto si risolve con un solo episodio
- in altri, gli episodi si ripetono per un certo periodo
- nei casi più gravi, il disturbo si cronicizza e si
arriva alla morte, causata da cachessia (gravissimo deperimento
organico), o da una malattia comune, alla quale il corpo
denutrito non resiste
- è la malattia psichiatrica più pericolosa per
la persona, a causa dei danni fisici che provoca;la percentuale
di mortalità viene indicata tra il 5% e il 20% dei
casi
Interpretazioni psicologiche:
Se il quadro familiare è quello descritto, il passaggio
dall'infanzia alla adolescenza, soprattutto per le figlie,
rappresenta una tappa difficilissima, alla quale arrivano
spaventate e non preparate.
I cambiamenti e le trasformazioni del corpo, l'arrivo della
prima mestruazione (menarca), sono vissuti come trauma, mentre la
madre è incapace di stabilire con la figlia la necessaria
complicità e solidarietà femminili, per aiutarla a
vivere serenamente questo difficile passaggio.
Alcune madri, proprio in questo periodo, trasmettono alle
figlie le proprie difficoltà non risolte, e descrivono la
femminilità e la sessualità, così come loro
la vivono, in maniera squallida e sporca.
Gli uomini, in questo contesto, vengono descritti come
individui molto limitati, interessati solo al sesso e al
lavoro.
Il corpo che si trasforma, inoltre, può essere
rifiutato proprio perché rischia di assomigliare sempre di
più a quello della madre.
Il comportamento anoressico diventa quindi un disperato
tentativo di affermare la propria personalità, anche a
costo della vita.
La disciplina necessaria per vincere la fame viene scambiata
con la forza di carattere.
In certi casi, l'anoressia diventa anche un tentativo, che la
figlia inconsciamente mette in atto, per distogliere l'attenzione
della famiglia dalle continue tensioni del rapporto tra padre e
madre.
Interpretazioni organiche:
Secondo recenti ricerche, le pazienti anoressiche
rileverebbero una alterazione della funzione ipotalamica, con
produzione eccessiva di CFR (fattore di rilascio dell'ormone
corticotropo), che a sua volta inibirebbe l'alimentazione e
produrrebbe eccesso di attività motoria.
Sarebbe rilevabile inoltre, una disfunzione dei
neurotrasmettitori centrali (serotonina, dopamina e
noradrenalina), che condizionano il meccanismo di
appetito/sazietà.
Terapia:
- nei casi più gravi: intervento immediato con ricovero
in ospedale, alimentazione per endovena o sondino gastrico,
integrazione di minerali e vitamine, cura di eventuali
complicazioni o malattie fisiche
- nei casi meno gravi è molto utile un trattamento
misto: medico, psicologico e farmacologico
- questo trattamento deve essere personalizzato sul paziente e
comprende:
- cure mediche volte a far recuperare e mantenere un buon stato
di salute
- indicazioni medico dietetiche sulle modalità di
alimentazione per il recupero e il mantenimento
- del peso normale
- psicoterapia individuale e familiare
- terapia farmacologica
Sintomi:
- abbuffate di cibo, almeno due volte la settimana, almeno per
tre mesi
- l'abbuffata consiste nel mangiare in tempo breve (circa due
ore), molto più cibo di quello che le persone normali
mangerebbero; si conclude in genere o per motivi esterni o per
sopraggiunti dolori allo stomaco o senso di nausea
- spesso il cibo che viene mangiato in queste occasioni
è di elevato contenuto calorico, di gusto dolce, di
consistenza morbida; spesso viene inghiottito senza masticare o
masticando poco
- la persona che si abbuffa quasi sempre lo fa di nascosto,
spesso di notte
- durante l'abbuffata la persona prova la sensazione di aver
perso il controllo sul cibo e su sé stessa
- ne segue un periodo di depressione, senso di colpa, mancanza
di stima, disprezzo di se stessi
- la persona bulimica si preoccupa continuamente delle
dimensioni del proprio fisico
- il giudizio su se stessi viene influenzato dall'immagine
corporea, cioè dall'essere o non essere grassi
- in molti casi, per tentare di compensare gli effetti
dell'abbuffata, molti si provocano il vomito da soli, spesso
introducendosi le dita in gola; altri usano purghe e diuretici;
altri digiunano; altri usano anfetamine o estratti di
tiroide
- in molti casi particolare interesse verso il sesso e
iperattività sessuale
- peso: questo comportamento provoca quasi sempre
l'obesità; vi sono tuttavia casi abbastanza rari di
bulimici che rientrano nel peso normale
- in alcuni casi il disturbo dell'alimentazione può
essere associato a disturbi dell'umore, disturbi ossessivo
compulsivi, dipendenza da alcol o da droga, disturbi della
personalità
- possibili complicazioni fisiche: erosione dentale, squilibrio
elettrolitico, disidratazione, aritmie cardiache, lacerazioni
esofagee, rotture gastriche
- eventuali complicazioni mediche causate dall'uso dei
lassativi e dal provocarsi il vomito
Chi colpisce:
- all' 85% circa sono colpite le donne; gli uomini
costituiscono il restante 15% circa
- colpisce dall'1 al 3% delle ragazze
A che età insorge:
- in genere tra i 12 e i 35 anni; molto spesso verso i 18 anni;
in molti casi ci sono stati problemi precedenti per diete
alimentari, o c'è stato un periodo di anoressia
Decorso:
- si alternano molto spesso periodi nel quale la persona mangia
troppo, a periodi nei quali riesce a riprendere il controllo
della alimentazione; con le cure, i periodi di superalimentazione
diventano più rari sino a sparire
Interpretazioni psicologiche:
Premettendo che, nel corso della storia, il giudizio
sull'aspetto fisico delle persone, è molto variato,
se esaminiamo la situazione attuale rileviamo che, questo
giudizio, oggi, varia in funzione di fattori sociali e di fattori
individuali:
1)
A livello sociale, oggigiorno, nelle società
industrializzate, dove la maggior parte della popolazione non ha
problemi economici a procurarsi del cibo, giornali, televisione e
cinema, esaltano con insistenza la magrezza e la forma
fisica.
Nell'antichità, e attualmente nel terzo mondo, il poter
mangiare tutti i giorni a sufficienza, era invece privilegio
delle classi economiche più fortunate. L'immagine
dell'uomo o della donna grassi, quando la maggior parte della
gente non riusciva a sfamarsi, evocava una sensazione di
ricchezza e di sicurezza.
Questo giudizio positivo sulla persona grassa, come simbolo di
potenza e prosperità, è oggi condiviso da certe
tribù polinesiane ed africane, dai cinesi facoltosi e
dalla borghesia tedesca.
Negli Stati Uniti d'America si verifica la paradossale
situazione per cui, da un lato, è forse la società
dove maggiormente si propone l'ideale fisico, asciutto e quasi
ascetico, della top model, dall'altro, è la nazione dove
è presente la maggiore concentrazione di obesi del
mondo.
Tuttavia, l'obesità degli americani è diversa da
quella dei tedeschi, perché, secondo recenti statistiche,
su 10 donne americane obese, 6 appartengono alle classi meno
abbienti della società, e 4 alle classi più
ricche.
2)
A livello individuale, il nostro fisico, a meno che non
intervengano grossi cambiamenti di vita, viene condizionato dalle
abitudini alimentari che si stabiliscono nell'infanzia.
Se la famiglia gode di salute psicologica e si presenta con
queste caratteristiche:
- c'è un solido legame d'amore tra i genitori e il
rapporto è equilibrato
- i figli vengono allevati con amorevole attenzione
- i genitori trattano i figli come persone via via sempre
più indipendenti ed autonome
- i genitori favoriscono questa crescente indipendenza
- l'amore dei genitori verso i figli è un amore che
rispetta la personalità dell'altro
- si da' ascolto ai consigli del pediatra
- i genitori hanno a cuore, oltre che la salute, anche
l'aspetto fisico dei figli
è probabile allora che i figli nel corso della loro
vita non abbiano bisogno del medico, del dietologo, dello
psicologo.
Se invece la famiglia presenta un quadro psicologico
disturbato, allora è probabile che i figli ricevano dei
danni dai quali possono derivare anche dei disturbi
dell'alimentazione.
In particolare, le seguenti condizioni, favoriscono il fatto
che i figli crescano obesi e da grandi sviluppino una sindrome
bulimica:
- l'intesa tra i genitori è solo apparente
- ci sono problemi, sessuali ed esistenziali nella coppia, che
non vengono mai veramente affrontati
- ci sono lotte più o meno sotterranee per chi
comanda
- nessuno dei due genitori, e in particolare la madre, si sente
realizzato nella situazione familiare
- legami troppo forti vengono tenuti con le famiglie di origine
dei genitori
- sono presenti sindromi d'ansia a vari livelli
- il padre, in famiglia, non ha un ruolo, "non conta
niente"
- la madre, quasi sempre "dominante" sul marito, ne è
insoddisfatta e si sente in perenne competizione con lui
- la madre vorrebbe che i figli realizzassero gli obiettivi che
il marito non è riuscito a ottenere
- la madre è incapace di percepire e rispettare problemi
ed esigenze dei figli, perché sempre troppo concentrata e
sofferente per le proprie difficoltà psicologiche
- la madre, con molta abilità, maschera questo fatto, e
dichiara di agire sempre e solo sacrificandosi per i figli, ma in
realtà usandoli senza rispetto, per cercare di placare le
proprie ansie
- la madre ignora le caratteristiche e necessità dei
figli e non li tratta come persone autonome
- la madre non favorisce l'indipendenza dei figli, ma fa di
tutto per tenerli legati a sé
- l'alimentazione dei figli diventa un sostituto dell'affetto
(è più facile ingozzare che amare)
- la madre adopera l'alimentazione per creare dipendenza nei
figli e per cercare di placare i propri sensi di colpa
- l'alimentazione è la risposta che la madre presenta
per distrarre i figli dalle loro richieste di indipendenza
- l'alimentazione diventa per i figli sinonimo di
passività e sottomissione; una volta divenuti grandi
provocherà in loro sensazioni di sicurezza e amore
- la madre è fortemente iperprotettiva verso i
figli
- la protezione eccessiva della madre impedisce ai figli di
fare le esperienze necessarie per crescere
- gli impedimenti che provoca la protezione dei figli li rende
spesso diversi e ridicoli rispetto agli altri ragazzi
- il corpo viene considerato quasi con vergogna e non si
insegna ai figli ad apprezzarlo e a prestare attenzione ai vari
stimoli, tra i quali quello della fame e della
sazietà
- "tradizioni di famiglia" impongono che, a tavola, ogni volta
si debba finire tutto il cibo
- si vive in un contesto culturale per cui l'obesità
viene considerata come un segno di benessere e come un segnale
del fatto che la madre sa allevare bene i propri figli
Terapia:
- un trattamento composto da psicoterapia individuale o
familiare associata a terapia farmacologica


Ultimo aggiornamento agosto 2002