Pubblicato su "Diagnosi & Terapia" n.3 - 20/3/01
Nel 1870, Cesare Lombroso, medico e antropologo italiano, studiando il cranio di un delinquente allora famoso, il "brigante" Vilella, notò che, nella conformazione delle ossa, al posto della cresta occipitale, si rilevava una fossetta simile a quella delle scimmie.
A partire da questa osservazione, Lombroso elaborò la teoria "positivista", sostenendo che le cause della delinquenza risiedono in fattori di natura organica e genetica.
In pratica questo significa che:
Queste idee ebbero in seguito una evoluzione attraverso le opere di F.Curtius, K.Jaspers, E.Kretschmer con l'elaborazione della "fisiognomica", la teoria in base alla quale sarebbe possibile conoscere ed individuare il carattere psicologico e morale di un individuo, in base alle caratteristiche del suo aspetto fisico e alle espressioni del suo volto.
Queste teorie sulla base organica e genetica della delinquenza, e sulla corrispondenza tra criminalità e configurazione facciale, ebbero un seguito fino al dopoguerra, influenzando pesantemente sia medici e psicologi che studiavano il fenomeno, sia il gergo comune del parlare (espressioni in uso in Italia fino agli anni '50 come "delinquente nato", "belva umana", "pazzo morale" sono tratte dai libri di Lombroso; alla stessa mentalità vanno attribuiti detti e proverbi che invitano a diffidare di chi non ha un aspetto fisico normale: "Guardati dai segnati da Dio").
Le ricerche e gli studi svolti negli anni successivi, hanno completamente smentito queste teorie, dimostrando che non vi é alcuna corrispondenza costante tra le caratteristiche del fisico e la costituzione psicologica di una persona.
L'unica corrente del pensiero medico attuale, che risente ancora oggi di questo influsso, é rappresentata dagli scienziati che, con metodi di ricerca molto sofisticati, cercano di dimostrare le idee di Lombroso, spostando però il campo d'azione nella osservazione dei cromosomi, del DNA, di specifiche caratteristiche dei neuroni, o nel funzionamento dei neurotrasmettitori.
Delinquenti non si nasce, ma si diventa.
Questo avviene principalmente per l'influsso dell'ambiente familiare e di quello sociale.
A livello familiare giocano un ruolo importante situazioni come frustrazioni, carenze o eccessi affettivi subiti, fin dalla più tenera età.
Rientrano nel quadro delle carenze o eccessi affettivi:
Un altro elemento importante nella formazione dell'individuo all'interno della famiglia, é costituito dalle frustrazioni subite fin dall'infanzia.
Secondo lo psicanalista francese P.Racamier sono particolarmente rilevanti le frustrazioni derivanti da particolari comportamenti dei genitori nei confronti del figlio.
Sono comportamenti di:
Il comportamento di rifiuto distinguibile in rifiuto larvato (tenerezza assente, tolleranza indifferente, considerare il bambino un peso, meticolosità fredda e distaccata nel seguire le norme pediatriche ma senza amore, negligenza di cure materiali), oppure rifiuto attivo (ostilità manifesta, rimproveri e punizioni ingiustificati e freddi, rifiuto di contatto col bambino, sostituzione dell'amore e del tempo dedicato al bambino con regali magari costosi e frequenti, eccesso di carezze ed attenzioni ma senza vero interesse, rifiuto a favore di fratelli o sorelle apertamente preferiti).
Il compromesso affettivo si articola in forme di amore morboso quali:
Le disarmonie affettive, sono quelle situazioni in cui si hanno:
Secondo gli studi effettuati negli anni '60 da Sh.Glueck, se la vita nell'ambito familiare é adeguata, vi sono solo 3 probabilità su 100 che il ragazzo compia atti antisociali; se invece l'ambiente familiare risente delle situazioni sopra descritte, le probabilità dell'esito antisociale salgono a 98 su 100.
In questi casi, il comportamento delinquenziale e ribelle rappresenta, per il ragazzo rifiutato o non amato adeguatamente, il sistema prescelto per attirare l'attenzione su se stesso.
L'incontro con la realtà esterna viene vissuto dal ragazzo come una prova alla quale non é stato preparato, e alla quale reagisce o con l'aggressività o con la ricerca di evasione.
In molti casi poi i ragazzi cercano la loro identità attraverso l'appartenenza ad un gruppo, e, se si tratta di un gruppo di giovani delinquenti, teppisti, o tossicomani, é quella mentalità che viene assunta dal ragazzo, nel tentativo di medicare le ferite al proprio io e colmare il vuoto di affetti e di valori che la famiglia ha lasciato.
Senza dimenticare i reati compiuti dai ragazzi provenienti da famiglie benestanti o ricche, ma prive di valori affettivi e morali, dobbiamo ricordare che la famiglia non vive nel vuoto.
Va quindi tenuto ben presente il secondo elemento che può favorire l'antisocialità, e che é rappresentato dal contesto sociale in cui la famiglia vive.
Situazioni ambientalmente degradate, economicamente precarie, senza ideali morali, sociali o religiosi, immerse in una subcultura mafiosa o criminale, offrono al ragazzo una falsa idea di realizzazione personale attraverso la messa in atto di comportamenti delinquenziali.
In questo contesto, i ragazzi si manifestano con reati contro i beni pubblici, furti "inutili", lotte, sfide o competizioni pericolose tra gruppi o individui, uso di droghe o alcol, evasione scolastica, furti ad uso di auto o motociclette, scippi, risse nei locali pubblici.
Per concludere questa breve ricerca, che non pretende di esaurire l'argomento, ma solo di mettere in luce alcuni tra gli elementi che portano al comportamento antisociale, ricordiamo che la prevenzione alla delinquenza giovanile deve essere attuata, sia attraverso la famiglia, sia attraverso la società
La costituzione e realizzazione di valori affettivi e morali nella famiglia, e di ideali sociali e politici nella comunità, rappresentano lo strumento privilegiato che consente ai giovani di formare e rinforzare la propria personalità nel rispetto delle regole che guidano la comunità in cui vivono.
Ultimo aggiornamento agosto 2002