Articolo pubblicato su "Diagnosi & Terapia" n.01 del 20 Gennaio 2008)
La classificazione della malattie e dei disturbi mentali varia in funzione del punto di vista dal quale ci si pone.
In Europa, gli psichiatri e gli psicologi dalla fine dell'Ottocento ad oggi, hanno preso in considerazione diversi criteri, in base ai quali hanno costruito un sistema teorico complesso, per descrivere le patologie mentali e psicologiche.
Senza assolutamente pretendere di esaurire l'argomento, ma soltanto quali appunti personali, volti a fornire spunti di riflessione, riporto qui di seguito alcune tra le teorizzazioni in materia psichiatrica e psicologica, che si sono avvicendate nel tempo; per non appesantire troppo l'insieme, ho proceduto ad alcune semplificazioni.
Prendiamo in considerazione il criterio che viene usato per classificare il disturbo mentale o psicologico:
La psicopatologia generale descrittiva, di matrice italiana, portava l'attenzione alla funzione colpita dalla malattia e costruiva una prima distinzione tra:
A) disturbi delle attività razionali e logiche, la cosiddetta "noopsiche"
B) disturbi della vita affettiva e dell'umore "timopsiche"
C) disturbi della personalità
Questa tripartizione veniva a sua volta dettagliata in:
Un altro criterio, usato nei paesi latini e anglosassoni, focalizzava l'attenzione sull'età di insorgenza della malattia distingueva in:
Un altro criterio, di matrice tedesca (Kraepelin), concentrava l'attenzione sull'andamento della malattia, distinguendo i quadri clinici in:
La psichiatria classica tedesca costruiva un sistema volto a distinguere tra reazioni conflittuali, sviluppi neurotici, strutture neurotiche, sviluppi psicopatici, pseudopsicopatie, alcolismo e tossicomanie, come segue:
1) Reazioni conflittuali: (dipendenti cioè da un fattore esterno)
2) Sviluppi neurotici: (qualcosa presente all'interno della persona e che si sviluppa col tempo)
3) Strutture neurotiche:
4) Sviluppi psicopatici: (non c'è conflitto interiore, l'idea viene agita, indifferenza per altri, proiezione esterna, disturbi che possono essere a base organica)
5) Pseudopsicopatie
6) Alcoolismo / tossicomanie
Se adottiamo il criterio dell'origine del disturbo psicologico, e' possibile distinguere le malattie mentali in tre grandi categorie:
Sono le nevrosi di tutti i tipi, non hanno causa organica ed i sintomi sono interpretati dalla psicanalisi come espressione di un conflitto che risale all'infanzia ed ha radici nel primo nucleo familiare. Il conflitto costituisce un compromesso tra i desideri rimossi e la realtà. Questo contrasto può essere stato compensato dal paziente, ma può riemergere in concomitanza con momenti importanti della vita (fine della scuola, entrata nel mondo del lavoro, matrimonio, perdita di una persona cara ecc.)
Le nevrosi sono inquadrabili in tre categorie:
Sono caratterizzate da stati di angoscia, ansia, astenia, ipocondria, alterazione dei ritmi circadiani, eccitazione, narcisismo, fobie, coazione a ripetere, alterazioni del tono dell'umore e della affettività, cenestopatie e psicosomatizzazioni.
Questi disturbi, se non arrivano a compromettere il regolare svolgimento della vita di una persona sono risolvibili con la psicoterapia e non richiedono un intervento psichiatrico; nei casi più gravi può essere necessario affiancare alla psicoterapia anche la somministrazione di psicofarmaci. Possono essere utili anche forme di sostegno psicologico non verbale (training autogeno, suggestioni ipnotiche, psicomotricità, gruppi di terapia ecc.).
Secondo la psicologia e la psichiatria tradizionale, si può affiancare alle tre categorie sopraddette di disturbi, anche una quarta che e' rappresentata dalle cosiddette nevrosi o psicosi reattive.
Si tratta di disturbi che insorgono in seguito ad un avvenimento esterno, e che possono compromettere più o meno gravemente l'equilibrio psicologico di una persona; parliamo quindi di nevrosi o psicosi gravidica, puerperale, da lutto, da shock, da guerra, da incidente, da trauma, da detenzione, da tortura, da avvenimenti eccezionali e di particolare gravità.
Sono le psicosi vere e proprie; si usa il termine di psicosi endogena, cioè che viene dal di dentro, indicando con questa parola il fatto che:
In questo contesto la psicosi, oltre che endogena, veniva anche denominata "funzionale" intendendo con questo termine il fatto che, una sindrome di carattere psicologico, viene a ledere un meccanismo biologico che é alla base di una funzione
La cura attualmente più efficace consiste in una forma particolare di psicoterapia caratterizzata dal fatto di essere svolta in comunità terapeutica, da parte di uno staff di terapeuti, e associata alla terapia con psicofarmaci.
Le psicosi definite endogene sono:
Malattie su base organica, riscontrabili con strumenti diagnostici medici; a seconda della gravità del disturbo si può parlare di nevrosi sintomatica e psicosi sintomatica
Alla base del disturbo esiste una alterazione organica che può essere patologica, tossica, infettiva, traumatica, endocrina, metabolica, neoplastica, degenerativa , genetica, involutiva
Per quanto concerne i disturbi lievi, si pensi ad es. alle alterazioni della coscienza che subentrano con la febbre alta e l'influenza. Simili effetti sono prodotti da malattie esantematiche come scarlattina e varicella, o stati di ansia indotti da disturbi cardiaci o endocrini.
I disturbi gravi come le psicosi organiche possono essere provocate da encefalopatie vascolari (arteriosclerosi), demenza senile, morbo di Alzheimer, saturnismo (intossicazione da metalli), droga, alcol, medicinali, tumori del lobo frontale del cervello.
Una classificazione tradizionale della psichiatria distingue le malattie psichiche organiche in:
Se il disturbo assume alcune caratteristiche della nevrosi, ma nello stesso tempo ha anche caratteristiche della psicosi, si parla allora di sindrome marginale, o "border" o "borderline". La condizione borderline é per lo più causata dal concorrere di numerose cause patogene, e dalla presenza di conflitti profondi di tipo psicotico mascherati in superficie da meccanismi di difesa di tipo nevrotico.
Col termine di "psichiatria dinamica" si intende un indirizzo della psichiatria che:
1)tende ad una sintesi tra psichiatria e psicanalisi
2)valorizza gli aspetti psicologici ed interpersonali rispetto a quelli medico
biologici
3)pone tra i fondamenti il concetto di inconscio
4)interpreta il disturbo nei termini del tentativo di risoluzione di un
conflitto tra pulsioni diverse
Partendo da questi principi, i disturbi psichici vengono per lo pił classificati come segue:
1)sindromi psiconevrotiche
a)sindromi nevrotiche
b)sindromi post-traumatiche
c)sindromi caratteriali
2)sindromi psicosomatiche
3)sindromi psicosessuali
4)sindromi tossicofiliche
5)sindromi distimiche
6)sindromi schizofreniche
7)sindromi marginali
8)sindromi psicorganiche
Questa brevissima rassegna mette in evidenza la diversità di scuole e teorie nel campo della psicologia e della psichiatria.
Di fronte a questa situazione, e ai possibili problemi di incomprensione tra i diversi operatori nel campo della salute mentale, l'Associazione Psichiatrica Americana (USA), fin dal 1952 si é preoccupata di creare uno strumento comune ed un testo base di riferimento, che potessero costituire un linguaggio comune ed univoco, che fosse al di sopra delle differenze tra le diverse scuole e teorie.
Questo lavoro, in continuo aggiornamento e revisione, ha prodotto il "Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali" denominato DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) che viene regolarmente aggiornato , ed ha avuto un impatto tale, da essere prima adottato in tutti i paesi di lingua inglese ed in seguito tradotto in cinese, danese, olandese, finlandese, francese, tedesco, greco, italiano, giapponese, norvegese, portoghese, spagnolo, svedese.
I campi nei quali il DSM é principalmente utilizzato sono quelli della psicologia, psicoterapia, psichiatria sia private che pubbliche, nella medicina legale, nei tribunali, nei contesti istituzionali pubblici.
Il criterio scelto dai compilatori del DSM é quello della descrizione estremamente accurata del disturbo e nella sua relativa catalogazione.
Nella stessa introduzione al DSM-III viene indicato il criterio adottato:
"Nel DSM-III ciascuno dei disturbi mentali é concepito come una sindrome o modalità comportamentale o psicologica clinicamente significativa, che si manifesti in un individuo e che sia tipicamente associata o con un malessere attuale o con una menomazione in una o più importanti funzioni, o con rischio significativamente aumentato di andare incontro a morte, dolore, invalidità o una importante perdita della libertà."
Il DSM pertanto fornisce una descrizione dettagliata di ogni disturbo precisandone:
I disturbi mentali vengono catalogati come segue:
Ultimo aggiornamento febbraio 2008