Pubblicato su "Diagnosi & Terapia"

Dott. Roberto Vincenzi


"Malattia mentale e terapia nelle
diverse epoche storiche" seconda parte


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L'ETICA DEL LAVORO E LA MORALE COMUNE

All'epoca, questo fenomeno, partorito dai primi slanci del mondo industriale, rifletteva la nuova etica del lavoro considerato come generale panacea e nello stesso tempo ribadiva la condanna dello ozio "radix malorum omnium", facendo rientrare nell'ozio l'"assenza di opera" o incapacità di adeguarsi, rappresentate dalla malattia mentale.

Il lavoro, nelle case di internamento, assume così un significato etico; lavoro e "ozio" creano così una linea di separazione che ha sostituito la grande esclusione della lebbra. L'asilo ha preso pienamente il posto del lebbrosario nella geografia dei luoghi maledetti e nei paesaggi dell'universo morale.

La malattia mentale è quindi sentita attraverso una condanna etica dell'ozio e in un'immanenza sociale garantita dalla comunità di lavoro. Sulla porta della casa di internamento di Magonza era scritto: "Se si è riusciti a sottomettere al giogo taluni animali feroci, non si deve disperare di correggere l'uomo che si è fuorviato".

Spingendo la riflessione dal settecento ai giorni nostri emerge quindi una somiglianza tra gli internati del XVIII secolo e la figura attuale dell'asociale, del diverso, del malato mentale:

Secondo Foucault: ".. ciò probabilmente appartiene all'ordine dei risultati: poiché questo personaggio è stato suscitato dal gesto stesso delle segregazione. È sorto il giorno in cui quest'uomo, partito da tutti i paesi d'Europa per uno stesso esilio, verso la metà del XVII secolo, è stato riconosciuto come straniero dalla società che lo aveva cacciato e come irriducibile alle sue esigenze; egli è allora diventato, per il più gran conforto del nostro spirito, il candidato ideale e indifferenziato a tutte le prigioni, a tutti gli asili, a tutte le punizioni. Egli non rappresenta in realtà se non lo schema di esclusioni sovrapposte".

La condanna morale è quindi il presupposto ad un internamento che accomuna nelle stesse istituzioni piccoli delinquenti, vagabondi, ribelli, malati di mente, sifilitici, disoccupati, immorali, omosessuali, malati indigenti; in seguito si affermerà che certe forme di pensiero "libertino" come quelle di Sade (che finirà i suoi giorni a Charenton), hanno qualcosa a che vedere col delirio e la follia; si ammetterà anche facilmente che magia, alchimia, pratiche profanatrici e certe forme di bizzarra sessualità sono direttamente apparentate alla malattia mentale.

I registri d'ingresso di Bicetre riportano come causa d'internamento classificazioni come le seguenti: "dissoluto; imbecille; prodigo; infermo; cervello alterato; ragazza dissoluta; figlio ingrato; padre dissipatore; libertino; madre snaturata; prostituta; insensato; furioso".

I sifilitici e gli alienati occupano in Francia un posto d'onore e un trattamento speciale vista la doppia condanna della malattia e della immoralità che la loro condizione presenta; si prescrive la creazione di un quartiere del "grand mal" all'interno delle istituzioni; questo quartiere viene condiviso promiscuamente tra venerei e malati mentali e non si può essere ammessi a questo settore "se non a condizione di essere anzitutto sottoposti a punizione e alla frusta, il che sarà certificato dal biglietto di rilascio del magistrato", recita un regolamento dell'epoca.

Per tutti i ricoverati comunque colpi di frusta, punizioni, medicazioni tradizionali e il sacramento della penitenza, i cosiddetti "grand remedes", costituiscono il cerimoniale fisso col quale si attua l'intenzione purificatrice della società.

Il gesto che punisce l'immoralità si identifica con quello che guarisce e questa concezione permane e si perfeziona sino agli inizi del XIX secolo, costituendo l'attività principale - punizione e metodo terapeutico - dei primi asili specializzati per alienati nei quali Pinel affermerà che conviene talvolta "scuotere fortemente l'immaginazione di un alienato ed imprimergli un sentimento di terrore".

Il tema della parentela tra morale, medicina e religione risale alla Grecia Classica, ma nel XVII secolo l'ordine e la ragione cristiana l'hanno iscritto nelle loro istituzioni nella forma meno greca possibile: quella della repressione, della punizione, dell'esclusione , della coercizione e dell'obbligo di meritare la salvezza.

Certe maglie della rete sono ancora più strette e fino a circa la metà del settecento in Francia i rei confessi di "delitti di sodomia" sono ancora bruciati vivi sulla piazza, in attuazione di leggi precedenti non abolite che prescrivevano "ignis et incendium". Tanta severità tuttavia contro l'"Amore cosiddetto socratico", come lo definisce Voltaire, si attenuerà nella seconda metà del secolo che ricorrerà all'esclusione del ricovero coatto negli Hopital General, per tutti gli omosessuali, mentre nuove norme di quegli anni prevedono l'internamento di massa delle prostitute nelle "maison de force".

Si rafforza quindi con gli anni l'ideologia della famiglia borghese e della sessualità legalizzata solo attraverso il matrimonio prolifico; la monarchia assoluta affida alla discrezione della famiglia borghese la sanzione di libertà o di esclusione legittimata dalle leggi; il contrario di quanto avverrà nel diciannovesimo secolo che risolverà il conflitto tra famiglia e individuo in un affare privato prendendo la fisionomia della nascente psicanalisi.

Altri "delitti" come quello della bestemmia, vengono puniti "secondo l'enormità delle parole proferite"; nella prima metà del seicento ci furono in Francia trentaquattro esecuzioni capitali mediante rogo a causa della bestemmia.

Il suicidio appartiene anch'esso all'ordine delle "alienazioni, sacrilegi e profanazioni" ; un decreto francese del 1670 stabilisce che "Colui che ha usato violenza a sé stesso ed ha cercato di uccidersi senza riuscirci, non deve evitare la morte violenta che ha voluto darsi"; l'"omicidio di sé stesso" è condannato con la morte assimilandolo a tutto ciò che può essere "delitto di lesa maestà divina o umana".

Nel settecento i tentati suicidi verranno rinchiusi assieme agli alienati e ad entrambi vengono applicati per la prima volta i famosi "apparecchi di forza" che l'età positivista considererà come terapeutici: la gabbia di vimini dove l'alienato viene rinchiuso legato ed impossibilitato al minimo movimento, l'armadio dove si rinchiude il paziente in piedi fino all'altezza del collo, lasciando libera solo la testa.

È quindi proprio della cultura occidentale, nella sua evoluzione degli ultimi tre secoli aver fondato una scienza dell'uomo sulla moralizzazione di ciò che era stato, in altri tempi, il sacro.

INIZIO

I PRIMI MANICOMI

Nella seconda metà del settecento il mondo della follia comincia lentamente a differenziarsi e nasce quindi un nuovo cambiamento.

Alcuni ospedali francesi cominciano ad introdurre norme specializzate nel loro statuto; finché c'è speranze di poter guarire un alienato, esso viene ricoverato nell'ospedale allora riservato ai "normali ammalati", e cioè l'Hotel-Dieu dove riceverà le solite cure: salassi, purghe, vescicanti e bagni.

In Gran Bretagna l'ospedale di Bethleem viene riservato ai "lunatici e malinconici" purché non siano considerati incurabili; le grandi medicazioni vengono applicate stagionalmente, tutti insieme, una sola volta all'anno, nel periodo simbolico della primavera; scrive il direttore nel 1783: "I malati devono essere salassati al più tardi alla fine del mese di maggio, secondo il tempo che fà; dopo il salasso devono prendere dei vomitivi, una volta alla settimana, per un certo numero di settimane. Dopo di ciò li purghiamo. Questo metodo fu praticato per anni prima di me, e mi fu trasmesso da mio padre; non conosco miglior sistema."

Il cambiamento è comunque molto lento a venire; se in alcuni ospedali i malati di mente hanno un posto particolare ed uno statuto quasi medico, la maggior parte di loro risiede ancora in case di internamento o più spesso in prigione, e conduce un'esistenza da carcerato.

I termini del ricovero non vengono fissati dalla sentenza che lo prescrive, come pure si esclude qualunque finalità terapeutica; documenti dell'epoca stabiliscono ad esempio che l'imputato "...in virtù di una sentenza del Parlamento lo condanna ad essere detenuto e rinchiuso in perpetuo nel castello di Bicetre e ad esservi trattato come gli altri insensati"; l'internamento non è destinato a curare, e se accade che gli venga fissato un termine, non è quello della guarigione, ma quello piuttosto della punizione e del pentimento.

I malati di mente che non hanno la "fortuna" di essere condannati al ricovero nelle case di internamento, vengono semplicemente rinchiusi nelle prigioni "dove si rinchiudono gli idioti e gli insensati perché non si sa dove confinarli altrove, lontano dalla società che rattristano o turbano. Essi servono al divertimento crudele dei prigionieri.....e non se ne prende affatto cura".

La loro condizione spesso è terribile, come descrive Esquirol dopo aver ispezionato le carceri francesi: "Io li ho visti nudi, coperti di stracci, senz'altro che un po' di paglia per proteggersi dalla fredda umidità del selciato sul quale sono distesi. Li ho visti grossolanamente nutriti, privati dell'aria per respirare, d'acqua per spegnere la loro sete e delle cose più necessarie alla vita. Li ho visti in balia di veri aguzzini, abbandonati alla loro brutale sorveglianza. Li ho visti in stambugi stretti, sporchi, infetti, senz'aria, senza luce, rinchiusi in antri dove si temerebbe di rinchiudere le bestie feroci che il lusso dei governi mantiene con grandi spese nelle capitali."

Pontchartrain descrive così le attività esterne all'ospedale:

"....i custodi degli alienati li portano talvolta a passeggiare nel cortile della casa, nel pomeriggio dei giorni feriali, e li conducono tutti assieme, col bastone in mano, come si fà con un gregge di montoni, e se qualcuno si allontana minimamente dal grosso, o non può camminare così in fretta come gli altri, lo si colpisce a colpi di bastone, tanto rudemente da storpiarlo talvolta o da rompergli la testa ed ucciderli per i colpi infertigli".

In Inghilterra le cose non sono molto diverse; scrive Tuke alle fine del settecento, dopo aver visitato la casa di internamento di Bethleem: "....Il sovrintendente non ha mai riscontrato grandi vantaggi nell'uso della medicina....egli pensa che il sequestro e la coercizione possano essere con vantaggio imposti a titolo di punizione, e ritiene in linea generale che la paura è il principio più efficace per ridurre i folli ad una condotta tranquilla".

Anche se la destinazione rimane sempre la stessa e cioè il ricovero indifferenziato nelle case di internamento o in prigione, le diagnosi nella seconda metà del settecento cominciano a differenziarsi, dando origine ai primi tentativi di definizione e catalogazione della malattia mentale che saranno in seguito esasperati dal positivismo e dalla prima psichiatria dell'ottocento.

I registri dell'internamento cominciano a riportare motivazioni di ricovero come le seguenti: "visionario che si immagina di avere delle apparizioni celesti", "illuminato che ha rivelazioni", "imbecille a causa di orribili stravizi", "imbecille che parla in continuazione", "afferma di essere imperatore dei turchi", "afferma di essere il papa", "imbecille senza alcuna speranza di rinsavimento", "afferma di essere perseguitato da persone che vogliono ucciderlo", "fabbricante di progetti in continuo", "testa balzana", "folle che vuole presentare istanza al parlamento", "uomo continuamente elettrizzato a cui si trasmettono le idee altrui", "litigioso ostinato", "uomo cattivissimo e cavilloso", "uomo che passa i giorni e le notti ad importunare gli altri con le sue canzoni e le bestemmie", "satirico", "gran bugiardo", "spirito inquieto", "infelice e burbero", "mente sconvolta che crea devozioni a suo capriccio", e così via.

Solo in Spagna le cose vanno un pò diversamente e questo avviene a causa dell'influsso della cultura araba, nella quale la cura della malattia mentale ha origini molto più antiche.

Documenti storici testimoniano infatti l'esistenza di un ospedale destinato ai folli, fondato nel settimo secolo a Fez; nell'undicesimo secolo a Bagdad; nel dodicesimo secolo al Cairo.

In tutti questi ospedali si pratica una "cura dello spirito" in cui intervengono vita a contatto con la natura, musica, danza , spettacoli ed audizione di racconti meravigliosi; sono medici che dirigono la cura e stabiliscono le dimissioni dopo aver certificato la guarigione o il miglioramento.

Gli ospedali spagnoli risentono fortemente di questo influsso; quelli di Valenza (fondato nel 1409), e Saragoza (fondato nel 1425), ancora quattro secoli dopo suscitano l'ammirazione di Pinel che li visita evidenziando "..la vita di giardino che ritma lo smarrimento degli spirito con la saggezza stagionale".

Nel resto d'Europa, come si è detto, l'internamento continua a non avere finalità terapeutiche, e le sentenze di ricovero vengono prese dai giudici senza ricorrere a perizie mediche.

In Francia in particolare nasce, agli inizi del seicento, la terribile usanza delle "lettres de cachet", un documento col quale la famiglia, i vicini di casa, conoscenti, il curato della parrocchia e chiunque sia interessato, può richiedere l'internamento di una persona che causa disturbo, disordine o problemi; il giudice non ricorre a perizia medica e, nella maggior parte dei casi, si limita a ratificare con la propria sentenza queste richieste.

Questa usanza, che, come è intuibile, si presta a crudeli ingiustizie e vendette personali o politiche, viene abolita solo nel 1784 su istanza del parlamentare Breteuil.


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Ultimo aggiornamento agosto 2002