Pubblicato su "Diagnosi & Terapia"
Con la seconda metà del Settecento cominciano ad essere formulate in maniera più scientifica concetti che costituiranno un riferimento fino ai giorni nostri; i medici cioè cominciano ad accorgersi che dire follia è dire niente, poiché la follia si può presentare sotto vesti molto diverse, e comincia quindi l'opera classificatrice che, come si è detto, troverà poi nell'ottocento e nei primi del novecento la sua massima espressione:
Considerata inizialmente una malattia dello spirito, viene in quest'epoca assimilata alla follia e ne costituisce l'essenza.
La demenza rappresenta sia l'estrema casualità che l'assoluto determinismo: tutti gli effetti possono nascervi perché tutte le cause possono provocarla. Alcuni autori attribuiscono la demenza a particolari malattie o malformazioni del fisico, altri invece concentrano l'attenzione soltanto sull'aspetto psicologico.
È comunque rilevante il comportamento insolito o diverso da quello tenuto da tutti quanti.
La demenza quindi non ha sintomi particolari , ma è la possibilità aperta a tutti i sintomi della follia; rappresenta la prima grande categoria delle malattie mentali, la categoria-base, e la sua definizione ed i suoi sintomi, vengono spesso confusi e sovrapposti con quelli di altre forme di malattia.
In base alle conoscenze dell'epoca era facile distinguere la frenesia dalla demenza perché, come scrive Cullen: "I sintomi più sicuri della frenesia sono una febbre acuta, un violento mal di testa, l'arrossarsi ed il gonfiarsi della faccia e degli occhi; certe insonnie ostinate; il malato non può sopportare né la luce, né il minimo rumore; egli si abbandona a movimenti incontrollati e furiosi".
La caratteristica della frenesia è dunque la febbre e l'origine della malattia si riscontra nel calore anche se non è ancora ben certo se il calore nasce nel cervello a causa della malattia o se il cervello si danneggia a causa dell'eccessivo calore che proviene dall'esterno; e se il calore a sua volta è provocato da un eccesso dei movimenti o da un ristagno di sangue.
Costituiscono una categoria che spesso viene confusa con la demenza e raggruppa sotto il termine di "morosis".
Viene definita come una malattia che colpisce contemporaneamente la memoria, l'immaginazione e il giudizio e si ritiene che "coloro che sono nella demenza, mostrano di tanto in tanto qualche virtù del loro antico sapere mentre lo stupido non può farlo."
Ed inoltre: "la demenza differisce dalla stupidità nel senso che le persone dementi sentono perfettamente le impressioni degli oggetti, ciò che gli stupidi non fanno; ma i primi non vi prestano attenzione, le trattano con assoluta indifferenza, ne disprezzano le conseguenze e non se ne preoccupano affatto".
La nozione di malinconia nel settecento coincide con quella di un delirio non generalizzato e che colpisce solo parte delle facoltà razionali; temi deliranti che rimangono isolati e non compromettono l'insieme della ragione.
Syden Ham scrive che: "i malinconici sono persone per il resto molto sagge e molto sensate e dotate di una penetrazione e di una sagacia straordinarie. ".
Malinconia quindi come delirio parziale, c'è chi dice provocato dall'influsso della "bile nera" che altera il funzionamento della mente.
Boerhaave definisce la malinconia come "un delirio lungo, ostinato e senza febbre, durante il quale il malato è sempre occupato dallo stesso pensiero".
Dufour insiste sul "timore e la tristezza" evidenziando che: "I malinconici amano la solitudine e fuggono la compagnia; il che li rende più attaccati all'oggetto del loro delirio o alla loro passione dominante, mentre sembrano indifferenti a tutto il resto".
La mania viene inizialmente definita per contrasto con la malinconia; Willis evidenzia che nel maniaco fantasia e immaginazione sono occupate da un flusso perpetuo di pensieri impetuosi; la mania falsa il valore di concetti e azioni; si riscontrano quasi sempre audacia e furore. La mania è quindi, secondo l'Encyclopedie "una tensione delle fibre, portata al parossismo......i malati non temono né il freddo, né il caldo, strappano i loro vestiti, si coricano nudi in pieno inverno, senza sentire freddo". Ed ancora: "I sintomi essenziali della mania sono che gli oggetti non si presentano ai malati come sono realmente".
La malattia incide non tanto sulle qualità della percezione ma sulla mancanza di ricezione delle percezioni stesse, come osserva De La Rive: "Le impressioni degli oggetti esterni non producono sullo spirito del malato le stesse impressioni che su quello di un uomo sano; il loro spirito è quasi tutto assorbito dalla vivacità delle idee prodotta dallo stato disordinato del loro cervello....il malato crede che queste idee rappresentino oggetti reali e giudica in conseguenza".
Ultimo aggiornamento agosto 2002