Pubblicato su "Diagnosi & Terapia"
Questo lavoro ha campionato un certo periodo di tempo, in una certa zona geografica, prendendo in esame i tentativi che nel corso degli anni sono stati portati avanti per cercare di definire l'essenza della malattia mentale, le sue cause e la sua terapia.
Possiamo applicare a questa ricerca, singolarmente o contemporaneamente, diverse chiavi di lettura.
Da un punto di vista puramente storico, potrà essere interessante osservare le evoluzione delle ideologie umane in relazione ai fatti storici che avvengono; ma si può anche rovesciare il punto di vista e partire dai fatti per ricostruire le ideologie che li hanno prodotti.
Da un punto di vista politico, si può ricercare tutta la trama dei rapporti di autorità, potere, supremazia, dominio da un lato e sfruttamento, repressione, discriminazione dall'altro, ovvero l'oscillare delle ideologie autoritarie e di quelle democratiche e le loro conseguenze nelle classi sociali dei diversi tipi di società che si sono succedute nel tempo.
Si può poi mettere in evidenza, partendo dallo studio della religione e dalla filosofia, l'evolversi del pensiero umano in relazione alla concezione della malattia mentale e ai significati assunti di tempo in tempo dalla follia e dalla sua cura.
Da un punto di vista psicanalitico, in senso junghiano , diventa rilevante l'analisi dei contenuti simbolici del concetto di follia e delle terapie ad essa applicate; emerge chiaramente, nei tentativi di definire la follia, tutta l'influenza e la forza degli archetipi. Una lettura junghiana di questo lavoro evidenzia in senso evoluzionista il cammino dell'inconscio collettivo nel corso dei secoli.
Ma, tornando a Pinel e ai suoi tempi, possiamo cercare un'altra chiave di interpretazione soffermandoci sulla figura del terapeuta e sul suo potere.
Al tempo di Pinel, questo potere non aveva nulla di straordinario; la sua validità si basava sull'efficacia dei precetti e dei comportamenti morali; non era più misterioso del potere del medico del settecento, quando diminuiva i fluidi o allentava la tensione delle fibre.
Il senso della pratica terapeutica è a lungo sfuggito al medico che cercava di rinchiudere il suo sapere in norme oggettivanti e statiche e secondo strutture mutuate dalla scienza classica; l'essenza della psicoterapia è quanto di più lontano esista dalla scienza intesa in senso classico.
Lo psichiatra del diciannovesimo secolo non sapeva più molto bene quale era la natura del potere che aveva ereditato dai suoi predecessori e la cui efficacia gli sembrava così estranea all'idea che egli si faceva della malattia mentale e della sua terapia.
Ma questa pratica psichiatrica, oscura e misteriosa anche per coloro che la usavano, diventa fondamentale per la situazione dello ammalato all'interno del mondo clinico/ospedaliero.
Per la prima volta la "medicina delle anime" viene scorporata, nel pensiero occidentale, dalla medicina generale; dopo Pinel e Tuke, la psichiatria diviene una medicina particolare, e lo sarà anche per quelli che maggiormente si ostineranno a ricercare le cause della follia in elementi organici o disposizioni ereditarie.
Il medico diventa sempre di più per l'ammalato lo stregone che ha il potere di guarirlo; il medico reagisce alla paura che questa immagine gli trasmette con l'invenzione prima del positivismo, poi della psichiatria classica.
Analizzando le strutture profonde delle teorizzazioni "scientifiche" sulla psicoterapia e la sua pratica, si evidenzia che questa oggettività medica è una reificazione di origine magica che ha potuto compiersi grazie alla complicità del malato e l'inconsapevolezza del medico e a partire da una pratica morale trasparente e chiara all'inizio, ma a poco a poco dimenticata via via che il positivismo prima e la psichiatria classica poi imponevano i propri miti di oggettività scientifica.
Lo psichiatra scientifico, ignorando da un lato l'importanza della l'interazione col malato, e dall'altro l'origine e l'essenza degli antichi poteri del terapeuta, si verrà spesso a trovare nella situazione in cui non avrà strumenti per spiegare certe "improvvise guarigioni"; non potendo conoscere e giustificare le dinamiche magiche del transfert, ricorrerà alla squalifica indicando queste come vere guarigioni di false malattie; il che rappresenta una operazione tautologica: la spiegazione e la responsabilità della follia sono la follia stessa.
Ma al di là delle forme vuote del pensiero positivista o del successivo razionalismo psichiatrico, l'unica realtà concreta resta la coppia terapeuta/malato e le dinamiche che la attraversano; partendo da questa osservazione, si può notare come tutta la psichiatria del diciannovesimo secolo converge veramente verso Freud, il primo che ha posto quale base della terapia la coppia terapeuta/malato, su di essa ha elaborato la sua teoria, rifiutando di mascherarla in qualche forma di psichiatria da armonizzare bene o male col resto del sapere medico.
Nella psicoanalisi freudiana, all'interno della relazione analista/analizzato la parola è utilizzata come strumento di cura delle nevrosi: la terapia consiste nel portare alla coscienza i processi mentali inconsci che condizionano in modo negativo la vita emotiva del paziente ed i suoi comportamenti.
La guarigione dai sintomi si raggiunge attraverso una nuova conoscenza interiore di sé (il cosiddetto "insight"), di tipo non solo razionale, ma emotivo, che agisce nel profondo e tende a modificare la struttura stessa della personalità, sciogliendo i conflitti nevrotici che hanno per lo più origine nell'infanzia.
Da Freud in avanti, il discorso, l'analisi, l'interpretazione, eziologia/etimologia, tutti i tentativi, tutti gli errori, lo sforzo di capire/curare, riprendono.....
Ultimo aggiornamento agosto 2002