ILARIA M. LINETTI

Secondo una ricerca americana servono oltre 2 anni di differenza fra i figli. Il motivo? Il primogenito diventa più intelligente.

Molti genitori, se non tutti, si chiedono quanto tempo sia giusto far passare fra il primo e il secondo figlio. Di solito a condizionare i loro desideri, e a spingerli a prendere una decisione piuttosto che un'altra, sono il lavoro, le finanze familiari o la salute.

Certo è che l'argomento è uno dei più discussi dalle donne: a casa, fra amiche e sui siti dedicati alla maternità.

 

Ora una ricerca dell'Università americana di Notre Dame, in Indiana, propone la sua "ricetta".

Studiando oltre cinquemila coppie di fratelli, ha mostrato che un intervallo superiore ai due anni porta un vantaggio per il maggiore, che diventa più intelligente e ottiene risultati migliori a scuola rispetto a chi, invece, ha un fratellino molto vicino d'età. Ma se il primogenito ne guadagna, lo stesso discorso non vale per il secondo, che non è influenzato dalla differenza d'età.

 

Secondo i ricercatori, la motivazione potrebbe essere trovata nell'attenzione che i genitori dedicano al primo figlio quando è ancora da solo. Tutto il tempo è per lui: mamma e papà lo stimolano maggiormente con giochi e letture, lo portano più spesso fuori e difficilmente lo lasciano davanti alla televisione.

Quando nasce il secondo figlio, invece, i genitori sono, per forza di cose, risucchiati dai bisogni del neonato.

Non è così, però, in tutte le famiglie. O, quantomeno, le difficoltà alla nascita del secondo figlio si attenuano nel caso di famiglie più abbienti, che possono permettersi di pagare scuole migliori.

 

Negli Stati Uniti, dove le differenze fra istituti pubblici e privati sono notevoli, è una differenza fondamentale.

Fatti i dovuti distinguo, la situazione è analoga anche da noi.

«Molte madri non riescono a dormire una notte intera per due o tre anni, anche se hanno solo un figlio» spiega il pediatra Marco Aicardi «ed è chiaro che, se sono più affaticate, magari perché lavorano molto, riescono a concentrarsi meno sui bimbi».

 

Quali discrepanze si creano fra i piccoli? «Credo che eventuali differenze fra i bambini possano riguardare più che altro le loro capacità a scuola, ma non l'intelligenza, che non è influenzata da fattori socioculturali» prosegue Aicardi «oggi, ad esempio, i bambini sono molto più svegli già da piccoli, vogliono risposte molto più concrete. Hanno a disposizione molti più strumenti, a cominciare dalla tecnologia. Nella mia esperienza, inoltre, i secondi sono più avanti rispetto ai primogeniti, forse perché hanno stimoli anche dal fratello maggiore. In generale, però, non si può dire che oggi i bambini siano più intelligenti rispetto a vent'anni fa».

 

Un altro fattore che preoccupa molto i genitori è la gelosia del primogenito nei confronti del nuovo nato:

«Per evitare problemi è importante coinvolgere il primo figlio già durante l'attesa del fratellino, se è abbastanza grande per riuscire a capire. Ma bisogna avere qualche cautela: non farlo, ad esempio, nei primi mesi di gestazione, quando il rischio di un aborto spontaneo è alto.

Se la gravidanza dovesse andare male, a un bambino piccolo non può essere dato il peso di un lutto del genere, non riuscirebbe a gestirlo. Invece, si può pensare di portare il primo figlio alle ecografie, se l'attesa procede bene» dice ancora Aicardi.

 

«E i tempi? Mi sembra ragionevole far passare almeno tre anni tra un figlio e l'altro: questo consente di non avere contemporaneamente due bambini con il pannolino, quindi entrambi con una gestione molto impegnativa» spiega lo psicologo Roberto Vincenzi. Che aggiunge come ci siano modi per responsabilizzare il figlio maggiore nei confronti del secondogenito: «Si può farlo partecipare in modo molto leggero nell'accudimento, con piccoli compiti, ma senza mai affidare il minore completamente al primo» dice «senza esagerare, insomma: ho conosciuto donne che, da bambine, sono state obbligate a fare le baby-sitter, senza poter avere un'infanzia normale. Ho avuto in terapia diverse donne, alle quali cui era stato imposto quest'obbligo, da piccole».

Serve anche saper scegliere con cura il discorso da fare al maggiore al momento della nascita di una sorellina o un fratellino: «Bisogna spiegare che con l'arrivo del secondo l'amore dei genitori non viene diviso ma si moltiplica» spiega «queste parole sono importanti per la continuazione dell'accudimento: ed è importante riservare dei momenti particolari solo al primo».

In altri termini, i due fratelli devono continuare ad avere spazi dedicati alla loro individualità, senza essere ad esempio costretti a giocare sempre insieme o ad avere lo stesso gruppo di amici.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Consigli utili

ATTENTI AI RUOLI

Gli esperti italiani: «Se uno è molto più grande non fategli fare il "baby-sitter", è sbagliato»

LA DIFFERENZA IDEALE

Più di due anni, ma tre è meglio: a quell'età il maggiore dei fratelli ha già un po' di autonomia. Ricordatevi che due figli con il pannolino sono impegnativi come se fossero tre. Dieci anni di distanza, invece, sono troppi: i fratelli rischiano di essere estranei

COSA DIRE AL PRIMOGENITO

Quando è in arrivo il secondo figlio è importante spiegargli che l'amore dei genitori non viene diviso ma si moltiplica. Fondamentale, inoltre, continuare a ritagliarsi dei momenti da riservare solo a lui, anche se non è più solo

COME COINVOLGERE IL MAGGIORE

In modo molto leggero, facendoli giocare insieme. Evitare assolutamente di affidare l'ultimo nato ad una sorella di 10 o 12 anni, dicendo che è una "donnina" e se la deve cavare.

Questo vuol dire rubarle la sua infanzia e obbligarla a sentirsi una baby-sitter

ILARIA M. LINETTI

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.