C'è chi, una volta a letto, sente l'impulso di alzarsi per andare a controllare se ha chiuso bene la chiavetta del gas o la porta di casa. C'è chi si lava troppo di frequente le mani, come per cancellare uno sporco inesistente. C'è anche chi non si dà pace se in casa sua vede un oggetto, un libro, un soprammobile fuori posto e, con pignoleria, lo rimette dove stava; chi sente cattivi odori anche quando non ci sono e apre di frequente le finestre per dare aria alle stanze; chi, guidando l'auto, controlla continuamente se il freno a mano è tirato o no; chi passa da un medico all'altro torturato dall'idea di avere una malattia della quale in realtà non soffre.

Sono queste alcune delle piccole ossessioni che affliggono tante persone complicando la loro esistenza. Ma non ci sono solo le piccole ossessioni a rendere scadente la qualità della vita: esistono anche i tic e i cosiddetti manierismi, tutta una serie di atteggiamenti e di comportamenti che nella loro forma più leggera non rappresentano vere e proprie patologie, ma nei casi peggiori richiedono l'intervento del medico, se non dello psicanalista.

Al dottor Roberto Vincenzi, psicanalista e psicoterapeuta che svolge la sua professione a Genova, chiediamo di approfondire l'argomento. Il dottor Vincenzi, iscritto all'Ordine degli Psicologi della Liguria, è un vero esperto della materia, vantando una specifica formazione in psicoterapia psicanalitica, attività terapeutica di gruppo, ipnosi, tecniche di rilassamento, medicina psicosomatica.

 

Dottor Vincenzi, da che cosa è provocato il bisogno irrazionale e irrefrenabile che hanno tante persone di compiere un determinato atto, o di evitarlo, o di pensare ossessivamente ad uno specifico soggetto, pur essendo queste persone consapevoli della stranezza di ciò che stanno facendo, o che non fanno, o di ciò che stanno pensando?

Tali comportamenti sono propri di un particolare tipo di nevrosi, la nevrosi ossessiva. All'inizio si identifica in una sorta di rito magico che serve a tranquillizzare, a ridurre l'ansia di chi lo mette in atto; ma, dopo un po' di tempo, il rituale non basta più a calmare e diventa un fenomeno autonomo che va avanti da solo, costringendo la persona a ripeterlo più e più volte, quasi sempre senza ricavarne beneficio. La nevrosi ossessiva si trasforma allora in disturbo psicologico che rende la persona prigioniera: il rito ossessivo, invece di servire ad allontanare l'ansia, con il tempo non fa che rinnovarla e aumentarla.

 

Questi disturbi, analizzati con gli strumenti della psicologia, possono rivelare in modo simbolico gli stati d'animo e le paure di una persona. E' possibile una loro interpretazione?

Premetto che le generalizzazioni sono sempre imprecise e che i sintomi vanno riferiti alla complessità della persona. Per fare qualche esempio di interpretazione delle nevrosi ossessive comincerò con il caso della persona che, una volta a letto, si deve alzare per controllare se ha spento tutte le luci, o se ha chiuso la manopola del gas o quella dell'acqua; in apparenza questa persona sta cercando di tenere sotto controllo delle energie (acqua, corrente elettrica, gas), ma in realtà ha paura delle proprie energie, ha paura di perdere il controllo della situazione.

Chi si lava le mani troppe volte al giorno, forse si sente "sporco" dentro. Chi, guidando l'automobile, controllo continuamente se il freno a mano è tirato o no, dovrebbe guardare in se stesso per individuare quel freno psicologico che lo disturba. Chi mette sempre a posto le cose, in un ordine uguale e ripetitivo dovrebbe forse riordinare i propri pensieri e capire che il vero ordine da raggiungere, non è fuori, ma dentro di lui.

 

Poi ci sono i tic, disturbi neurologici costituiti da movimenti o suoni relativamente brevi, intermittenti, semivolontari o del tutto involontari. Anche i tic fanno parte delle nevrosi ossessive?

I cosiddetti tic possono rappresentare tipi particolari di rituale ossessivo che sono diventati completamente autonomi; chi ne soffre, col passare del tempo produce questi sintomi in modo sempre più automatico e meccanico; se, agli inizi, il tic compariva soltanto in certe circostanze, magari di ansia o di tensione, con l'aggravarsi del disturbo ecco che il tic si presenta e si ripete senza più una causa apparente, nell'arco di tutta la giornata. Anche i tic possono essere interpretati psicologicamente. Chi tende a chiudere tutti e due gli occhi quando parla con gli altri, forse ha vergogna di certe parti di se stesso e ha paura di essere guardato negli occhi; chi strizza un occhio forse cerca di ingraziarsi gli altri, rendendoli in qualche modo complici; chi alza di scatto una spalla forse sta facendo uno scongiuro contro qualche pensiero di disgrazia; chi arriccia il naso forse esprime il suo disgusto verso il mondo che ha davanti.

 

E chi scuote via ripetutamente un ciuffo di capelli dalla fronte o lo allontana dagli occhi con un gesto della mano?

Per valutare questo comportamento, e quelli appena elencati, il criterio è quello della frequenza. A tutti capita, durante la giornata, di compiere qualcuno dei gesti che ho descritto; chi è affetto da tic lo fa' centinaia di volte al giorno, questa è la differenza.

 

Dottor Vincenzi, come si esce dal circolo vizioso delle nevrosi ossessive, dei tic, delle manie che complicano la vita di tante persone? Quali sono le terapie farmacologiche e psicologiche?

Tutti questi disturbi, se non invalidano gravemente la vita di chi ne soffre, possono essere affrontati con buona percentuale di successo attraverso lo strumento della psicoterapia, che dovrà essere adattata alle problematiche della singola persona.

Una buona soluzione potrebbe essere quella di utilizzare, nello stesso tempo, nozioni di psicoanalisi e di comportamentismo. Con la psicoanalisi si aiuta la persona a conoscersi veramente e poter quindi affrontare le reali battaglie della propria vita, ad apprezzare la vita stessa, a non aver paura delle proprie emozioni.

Il comportamentismo suggerisce tutta una serie di esercizi che possono incrementare un rafforzamento interiore. A queste tecniche viene affiancata la farmacoterapia quando il disturbo invalida gravemente il normale svolgersi della vita.

 

La parola "mania" proviene quasi certamente dal greco antico, dal verbo "mainesthai" che significa essere furioso, essere pazzo, essere fuori di se stessi. Nel linguaggio comune le nevrosi ossessive vengono chiamate "manie" ("Quel tale ha la mania di lavarsi le mani"; "Quel tale ha la mania dell'ordine"). Invece nel linguaggio della psicologia -spiega il dottor Vincenzi- la parola "mania" sta ad indicare un disturbo del tono dell'umore, caratterizzato da ciò che, nel parlare comune, si definisce "essere sopra le righe". Qualche esempio: uno stato d'animo di eccessiva euforia, buon umore, allegria; una esagerata fiducia in se stessi, senza limiti e senza critiche al proprio operato; progettare continuamente cose da fare nel futuro, e perdere il contatto con la realtà presente; non stare mai fermi, parlare sempre, non badare a cosa ne pensano gli altri; essere disinibiti, certe volte sfrontati o addirittura irritanti; avere tutta una serie di pensieri che si affacciano alla mente, passano, e poi si perdono, sostituiti da sempre nuovi pensieri e progetti; provare una gioia di vivere istintiva e certe volte selvaggia; sentirsi pervasi dalle energie sessuali e cercare di avere una vita sessuale molto intensa; essere incapaci, talvolta, di portare avanti un discorso complesso, ed essere continuamente distratti da quello che avviene nell'ambiente; fare continuamente associazioni mentali e saltare da un pensiero all'altro; sentirsi continuamente spiritoso e vitale, ma, nello stesso tempo, confuso e, certe volte, disperato.