Negli anni '70 in Italia, tra le tante barzellette che gli italiani del nord raccontavano sugli italiani del sud, ce n'era una che diceva:
"Come si chiamano gli abitanti del nord Italia? Nordici.
E come si chiamano gli abitanti del sud Italia? Sudici".

Questa battuta riportava uno dei tanti pregiudizi sui meridionali, il fatto che fossero poco puliti. Altre barzellette deridevano le abitudini del Sud, le famiglie con troppi figli, frutto del mancato uso di anticoncezionali, il mito della verginità e quello dell'uomo forte, un certo cattolicesimo di maniera, l'ignoranza, la mancanza di cultura, la maleducazione, il parlare forte, mangiare cibi pesanti, essere obesi, malvestiti, essere indietro nella civilizzazione, dedicarsi ancora all'agricoltura e alla pastorizia con metodi primitivi.

Li si chiamava "terroni" e si raccontava che i meridionali emigrati a Torino avessero riempito di terra le vasche da bagno di casa, che tanto, non lavandosi, non usavano, per coltivarci pomodori e piante aromatiche.

Per non parlare della mafia, dei suoi miti, dei suoi riti e dei suoi delitti sempre impuniti. Si riteneva inoltre che le pubbliche amministrazioni del sud fossero più corrotte di quelle del nord, e si accusava i meridionali di aver accettato la delinquenza organizzata.
L'omertà, cioè il fatto che una persona colpevole di reato venisse protetta, non rivelandone l'identità alla giustizia, era ritenuta la prova della complicità di tutti i siciliani con la mafia.

Ai tempi dei grandi processi di mafia, un giornale del nord Italia regalava un adesivo con la foto di una persona imbavagliata e la scritta:
"Testimoniare ? No grazie".

Ma perché tanto disprezzo ?

Chi ha fatto venire i meridionali a Torino è stata la Fiat e tante altre aziende che, senza gli operai del Sud, non avrebbero potuto svilupparsi.

L'altra via era quella "coloniale", cioè costruire fabbriche al Sud e impiegare la manodopera locale, bisognosa di lavoro e ancora lontana dalle lotte sindacali del Nord.
Cito in proposito, tra i moltissimi, gli stabilimenti Alfa Sud e Olivetti.

Sull'esperienza Olivetti (fine anni '50) è stato ripubblicato da poco il libro "Donnarumma all'assalto" di Ottiero Ottieri, che racconta le esperienze di uno psicologo addetto alla selezione del personale presso la sede di "una grande azienda del Nord", che viene trasferito alla nuova filiale costruita nel cuore del Mezzogiorno. Il dover scegliere chi assumere e chi rifiutare, in una situazione di disoccupazione generalizzata, mette in crisi lo psicologo che, senza dimenticare il suo dovere professionale, solidarizza sempre di più con le persone in difficoltà che cercano disperatamente un lavoro.

Ma, tornando al disprezzo, la sua radice può essere cercata nella "paura della diversità", della quale l'umanità da sempre soffre.

Parlare del disprezzo verso i "diversi", oggi, può sembrare fuori moda.
E' un argomento di discussione nato negli anni '60, ma é ancora attuale.

Gli italiani del Sud, vivevano una realtà diversa da quella del Nord, erano portatori di valori che i settentrionali ritenevano arcaici, avevano abitudini particolari, molti di loro parlavano solo il dialetto e non comprendevano l'italiano.

All'epoca, l'impatto tra la cultura del Nord e quella del Sud, ha prodotto incomprensioni, difficoltà, odio sociale. La "quistione meridionale" come la chiamava Gramsci, nel 1930, non è stata ancora del tutto risolta.

La paura del diverso diventa odio per il diverso e permette di esprimere la propria aggressività e l'insoddisfazione per la propria vita su un bersaglio estraneo al proprio ambiente.

La "caccia al negro", in uso negli Stati Uniti, durante gli anni '40 e '50 consisteva in gruppi di bianchi, armati e in macchina, che scorrazzavano per le strade, di notte, sparando ai negri che trovavano in giro isolati.
Quando non sparavano, picchiavano e torturavano. E non si trattava del Ku Klux Klan, a uccidere il negro erano i "bravi ragazzi" che di giorno lavoravano.
E il negro era il "diverso" per eccellenza, riconoscibile dal colore della pelle.

Chi odia i meridionali é molto simile a chi va a picchiarsi allo stadio; appartengono entrambi a questa categoria umana, di persone non risolte, che non conoscono se stesse, intolleranti, invidiose, culturalmente limitate.

Oggi, siamo in epoca di globalizzazione e assistiamo a grandi flussi migratori di intere popolazioni disagiate che seguono la speranza di una vita migliore, lasciando il proprio paese.

Oggi, per combattere la globalizzazione, e i "nuovi diversi" cerchiamo di riscoprire i "tesori delle nostre regioni" e valorizzare la cultura italiana dal Nord al Sud.

I meridionali italiani sono integrati nel settentrione e le differenze tra nord e sud Italia si stanno affievolendo.

Adesso i nuovi "terroni" sono gli africani, gli orientali, i cinesi, gli albanesi, i rumeni, i bulgari, gli slavi, i russi e chiunque altro venga da fuori dei confini italiani. Fatta eccezione per i ricchi, che da noi sono sempre ben accolti, da dovunque provengano.

BIBLIOGRAFIA

  • Norberto Bobbio, "Destra e sinistra", Donzelli Editore, Roma 2004
  • Cecchi Emilio, "America amara", Amos Editore, Mestre 2004
  • Antonio Gramsci, "Alcuni temi della quistione meridionale", Parigi 1930
  • Ottiero Ottieri, "Donnarumma all'assalto", Garzanti, Milano, 2004
  • Thomas S. Szasz, "I manipolatori della pazzia", Feltrinelli, Milano 1976