Libertalia, è stata, per circa vent'anni, una repubblica democratica, fondata da un gruppo di pirati verso la fine del Seicento, su alcune isole a sud del Madagascar.

Sull'esistenza di Libertalia, tuttavia, le fonti storiche non sono concordi: per alcuni si tratta di avvenimenti veramente accaduti, per altri di una specie di leggenda o di storia romanzata.

Il testo storico maggiormente citato è un libro scritto attorno al 1720:

"A General History of the Robberies and Murders of the Most Notorious Pyrates." L'autore è un certo Captain Charles Johnson, pseudonimo dello scrittore Daniel Defoe (1660-1731), già noto all'epoca per aver scritto "Robinson Crusoe" e "Moll Flanders".

Ma se prendiamo sul serio questa storia, allora racconteremo che Francois Mission nasce in Provenza (Francia) nel 1660, e, all'età di sedici anni, é già un marinaio imbarcato sulle navi militari francesi.

Di lui si racconta che in pochi anni diventasse molto abile a maneggiare la spada, e che la sua carriera in marina fosse piuttosto rapida.

Definisce se stesso "un uomo d'azione e un sognatore nello stesso tempo", dichiara che "la passione più forte della mia vita è l'amore per l'umanità".

Il suo mestiere di militare, però, lo mette in contraddizione coi suoi ideali.

A bordo del vascello francese "Victoire", partecipa alla battaglia contro una nave spagnola. Dopo la vittoria, viene incaricato, assieme ad altri, di giustiziare una diecina di arabi che erano a bordo della nave nemica.

Questo fatto costituisce per Mission un intollerabile peso sulla coscienza; appena la nave attracca in un porto italiano, corre subito in una chiesa cattolica, per confessarsi.

E qui capita un'altra di quelle circostanze, che possono essere storia o leggenda.

Il frate domenicano che lo confessa, Padre Caraccioli, è un uomo molto simile a lui, radicale, sognatore, idealista. Un uomo senza pace, chiacchierato per le sue avventure amorose, un frate a cui la tonaca, ormai, va stretta.

Padre Caraccioli, dopo la confessione, si ferma a lungo a parlare con Mission e, affascinato dai suoi discorsi, dai suoi ideali, nel giro di qualche giorno, abbandona l'abito talare e si imbarca sulla Victoire assieme al nuovo amico.

Durante la navigazione, i due uomini discutono quotidianamente sulle ingiustizie dell'umanità. Formulano assieme il progetto di una comunità utopistica, dove si possa dar rimedio ai mali del mondo.

Dopo qualche settimana, la Victoire si scontra nell'Oceano Indiano con una nave olandese. Un colpo di cannone nemico uccide il capitano della Victoire; il primo ufficiale decide di arrendersi e alzare bandiera bianca.

Mission non è d'accordo, chiama a raccolta tutti gli uomini, prende il comando e li convince a continuare la battaglia. Le sue esortazioni vengono ascoltate dai marinai, che combattono fino alla cattura della nave nemica.

Mission viene acclamato comandante della nave; nei giorni successivi alla battaglia illustra all'equipaggio, composto di circa 250 uomini ai quali si sono uniti una ventina di olandesi, la sua volontà di non rientrare più in patria, ma di trasferirsi in un altro territorio e fondare assieme a loro un nuovo stato. Gli uomini, dice Mission, non saranno più "sudditi del re, ma cittadini di un mondo migliore, dove la libertà e l'uguaglianza dei diritti saranno garantite per tutti", perché "Ogni uomo è nato libero".

La nave viene ribattezzata "Repubblica del mare", per distinguersi dai pirati, inalbera una bandiera bianca con la scritta "Liberté". Il denaro e l'oro che sono a bordo della nave vengono divisi in parti uguali tra i marinai. Si stabiliscono nuove regole di vivere civile a bordo e le punizioni per chi le infrange.

La "Repubblica del Mare" naviga lungo la costa dell'Africa Orientale; quando vengono incontrate e attaccate altre navi, si cerca di evitare al massimo lo spargimento di sangue. Se a bordo di queste navi ci sono degli schiavi, vengono liberati e arruolati; alle navi sconfitte vengono confiscati rifornimenti ed armi.

Mission, con la sua sola capacità di persuasione, riesce a convincere interi equipaggi a disertare per unirsi al progetto "Libertalia".

Le navi vengono requisite e poste sotto il suo comando. Per alcuni anni la piccola flotta pattuglia le coste orientali dell'Africa dando la caccia alle navi che portano schiavi.

La navigazione infine termina e i "pirati" si stabiliscono nella parte meridionale del Madagascar, tra le baie di Antogil e Manajary, occupando anche le isole Sainte-Marie e Foulpointe.

In questi territori vengono costruite le abitazioni per i nuovi coloni, la sede del Parlamento per le assemblee pubbliche e tutta una serie di fortificazioni che rendono baie ed isole inespugnabili.

L'insediamento, costituito da circa 300 uomini, si organizza in gruppi di 10 persone. Ogni gruppo nomina un rappresentante per partecipare alle assemblee pubbliche, nelle quali vengono fissate le nuove regole di vita. L'assemblea attribuisce a Mission il titolo di Lord Conservatore, stabilendo che resti in carica tre anni, assieme agli altri membri del governo nominati con lui.

Scaduti i tre anni, Mission e gli altri governanti non potranno prolungare il mandato e verranno sostituiti.

Gli abitanti di Libertalia si chiameranno "I Liberi"; sul territorio si parla una specie di esperanto che mescola lingue europee con quelle africane; le macchine tipografiche requisite alle navi nemiche, vengono usate per stampare un giornale e trascrivere il codice legislativo, che viene chiamato "Gli Articoli".

Il contenuto degli "Articoli" è un testo rivoluzionario per l'epoca; citiamo alcune tra le principali norme:

ogni uomo è nato libero
tutti gli uomini sono uguali
la schiavitù deve essere combattuta e abolita
la tortura e la pena di morte non sono permesse
tutti hanno gli stessi diritti e doveri
la proprietà è pubblica
tutto il denaro e le ricchezze vengono conferite al Pubblico Tesoro
gli abitanti di Libertalia si dividono equamente le risorse economiche e il bestiame
chi coltiva la terra ne mantiene la proprietà finché continua ad occuparsene
nessuno può essere condannato per i suoi comportamenti sessuali, purché non ledano gli altri
in campo religioso vige la totale libertà di scelta
nessuno é obbligato a professare una fede e tutti devono rispettare le idee degli altri.

Queste leggi richiamano in qualche maniera progetti di cambiamento già presenti all'epoca. Si può avanzare l'ipotesi che Mission e Caraccioli avessero letto o sentito parlare del famoso testo "Utopia" scritto da Tommaso Moro nel 1516.

Ma bisogna mettere in evidenza il fatto che gli statuti di "Libertalia" erano in anticipo di circa cento anni rispetto alle idee della Rivoluzione Francese.

E, se questa è una storia vera, dimostra che l'idealismo umanitario può convincere trecento sbandati (pirati, marinai disertori, schiavi liberati) a convivere in relativa armonia tra di loro e con l'ambiente che li circonda.

Libertalia sopravvive per una ventina d'anni, ma la popolazione non cresce perché le donne bianche che erano scappate coi "pirati" sono poche e le unioni con le indigene sono difficili. Infatti, le tribù locali, alcune delle quali vendono schiavi ai Portoghesi in cambio di armi, mal sopportano la presenza dei "Liberi" temendo che possano diventare troppo potenti; i rapporti tra la comunità e gli indigeni non sono buoni.

Nasce così il progetto di ampliare l'insediamento e viene rimessa in ordine la flotta che, in un primo tempo, compie incursioni nei porti del Madagascar, controllati dai Portoghesi, per rifornirsi di materie prime, armi, munizioni.

I "Liberi", una volta a terra, fanno opera di proselitismo tra gli uomini e le donne locali affinché si vengano a trasferire a Libertalia.

Dopo questa prima fase, nel 1694, si passa al tentativo di colonizzare altre isole e si compie l'errore di preparare una spedizione alla quale partecipano quasi tutti gli uomini validi.

Mission resta a Libertalia con un piccolo gruppo di uomini, tutte le donne, i bambini e gli anziani.

E' l'occasione che gli indigeni aspettavano; una volta allontanatesi le navi, Libertalia viene assalita dalle tribù unite tra loro. Si sospetta che i Portoghesi e gli Inglesi avessero armato e aizzato gli indigeni a questo scopo.

Gli abitanti vengono massacrati, le case incendiate, le fortezze distrutte.

Mission si imbarca assieme ai sopravvissuti, circa quaranta persone, a bordo dell'unica nave che era rimasta in porto.

Navigando alla volta dell'America per creare una nuova comunità, vengono travolti da una tempesta che affonda la nave non lasciando superstiti.

William S. Burroughs (1914-1997), il visionario scrittore americano, considerato l'ispiratore della "beat generation" , rimase molto colpito dalla storia di Libertalia, alla quale ha dedicato due libri:

"Cities of the red night"("Città della notte rossa") del 1981
"Ghost of chance" del 1991, tradotto in italiano come "La febbre del ragno rosso".

Nel primo si immagina cosa sarebbe successo se Libertalia non fosse stata distrutta; i "Liberi" avrebbero conquistato prima l'Africa e poi tutto il Sudamerica, esportando il loro pensiero e influenzando la storia del mondo.

Nel secondo si parla di uno strano, morboso rapporto che intercorreva tra Mission e le scimmie lemuri che abitavano le isole del Madagascar.

 

Concludo con le parole di Burroughs:

"L'occasione c'era. L'occasione è stata mancata. Il vostro diritto a vivere dove volete, con compagni di vostra scelta, sotto leggi che approvate, morì nel diciassettesimo secolo col Capitano Mission. Solo un miracolo o una catastrofe potrebbero restituirlo".

 


BIBLIOGRAFIA

William S. Burroughs, "Città della notte rossa", Arcana editrice, Milano 1982

William S. Burroughs, "La febbre del ragno rosso", Adelphi, Milano 1996

David Cordingly, "Pirates: Terror on the High Seas", Turner Publishing, Nashville, USA 1996

Daniel Defoe, "Vite di pirati", Sellerio Editore, Palermo 2004

Traduzione di "A General History of the Pyrates", Dover Publications, UK 1999)

"The True History of the Pyrate Captain Misson", Spectacular Times, Londra 1980.