La parola "panico" è di origine greca; deriva infatti dal nome del dio greco "Pan" protettore della natura e delle energie vitali ed istintive; un dio che si presentava munito di corna e di piedi caprini (più o meno come noi immaginiamo il diavolo), amava la musica e la danza, compariva all'improvviso nei boschi o vicino alle sorgenti e provocava inspiegabili sensazioni di terrore in coloro che trovava addormentati nel riposo pomeridiano.

Un terrore interno, profondo, improvviso ed inspiegabile; la Paura con la P maiuscola; una sensazione contro la quale non c'è rimedio; scappare non serve; non si può combattere perché non si sa cosa combattere; non ci sono vie per cercare di salvarsi, e se corro, la paura corre con me.

Questo terrore, nella mitologia greca, serviva comunque a tenere in contatto gli uomini con le vitali forze della natura infondendo in loro un misto di partecipazione totale e rispetto reverenziale.

In psicanalisi queste sensazioni, che una volta si chiamavano "timor panico" o terror panico", sono state interpretate da Freud come manifestazioni di nevrosi legate alla repressione della sessualità, mentre per Jung e in seguito Hillman, rappresentano piuttosto la paura che l'uomo civilizzato ha della propria libera istintualità animale.

Un attacco di panico o meglio il "Disturbo da attacchi di panico" o DAP è un'esperienza sconvolgente che si manifesta attraverso sintomi psicologici e sintomi fisici.

I più frequenti sintomi psicologici sono:

  • uno stato di ansia acuta
  • paura di morire, paura di impazzire o di fare qualcosa di terribile
  • tensione emotiva intollerabile che impedisce di pensare
  • derealizzazione cioè perdita del senso di realtà e del contatto col mondo
  • depersonalizzazione cioè perdita del contatto con se stessi e della sensazione di esistere.

I più frequenti sintomi fisici sono:

  • palpitazioni o tachicardia
  • senso di sbandamento, di vertigine, sensazioni di svenimento
  • ipersudorazione, cioè sudore improvviso, freddo, su tutto il corpo
  • dispnea cioè sensazione di soffocamento che provoca un respiro breve, ansimante e veloce
  • parestesie cioè sensazioni di torpore, malessere, formicolio un po' in tutto il corpo e maggiormente al torace
  • tremori fini o a grandi scosse
  • nausea, disturbi gastrici e colitici
  • improvvise vampate di calore o senso di freddo

Questa sindrome colpisce dal 2 al 5% della popolazione generale, insorge per lo più nella tarda adolescenza o nell'età tra i 20 e i 30 anni, e colpisce le donne due volte di più degli uomini.

La sindrome da attacco di panico viene definita di natura e origine psicologica, dopo aver accertato, mediante visite, esami ed analisi, che non si tratti invece della manifestazione di disturbi fisici che presentano sintomi simili.

Alcuni tratti delle manifestazioni di attacco di panico sono riscontrabili infatti nella crisi ipoglicemica, nell'ipotiroidismo, in particolari forme di neoplasie come il feocromocitoma, oppure possono comparire nelle crisi di astinenza da barbiturici o nelle intossicazioni da caffeina o anfetamine. A livello cardiaco sembrerebbe che il prolasso della valvola mitrale favorisca l'insorgere dell'attacco di panico.

Una volta esclusa l'origine fisica del disturbo, rileviamo che, a livello psicologico, la sindrome da attacco di panico non si presenta quasi mai da sola, ma si inserisce in una costellazione di sintomi nevrotici che spesso comprendono agorafobia, cioè paura di uscire di casa da soli e trovarsi in mezzo alla gente, stati di ansia e nervosismo, episodi depressivi, situazioni di distacco dalla famiglia di origine non risolte, rapporti di dipendenza dai genitori anche in età adulta; nel passato della persona, inoltre, si possono rilevare spesso stati di ansia infantile per la separazione dai genitori, o improvvise perdite di rapporti sociali o di relazioni interpersonali.

Se gli attacchi si ripetono è probabile che la persona metta in atto dei "comportamenti di evitamento", cioè cerchi di eliminare tutte le situazioni nelle quali l'attacco si è verificato, e quindi rischi di menomare o limitare la propria vita attiva; alcuni ricorrono anche all'abuso di farmaci, alcol o droghe, sviluppando quindi dipendenza e ulteriori problemi.

Secondo recenti statistiche, se gli attacchi di panico vengono adeguatamente curati, si ha una buona prognosi ed una guarigione clinica intorno al 70% dei casi.

La cura più adatta sembrerebbe una associazione di farmacoterapia e psicoterapia.

Esistono oggi dei farmaci particolarmente studiati e adatti per questa sindrome; ad essi va affiancata la psicoterapia, per aiutare il paziente ad abbandonare questi sintomi ed affrontare i veri problemi psicologici che li hanno provocati.

E' raccomandabile tenere il contatto con la famiglia del paziente, specie se giovane, e poter disporre sul piano pratico, quando vi sia anche agorafobia, di accompagnatori che possano aiutare il paziente a riprendere le uscite di casa e la vita sociale.

In molti casi un valido contributo viene anche dal mettersi in contatto con associazioni di pazienti e gruppi di auto aiuto che esistono anche in Italia.

NOTA:

Ogni terapia viene individualizzata e monitorata per ciascun paziente dallo psicologo, secondo la sua competenza ed esperienza.

Questi articoli costituiscono soltanto delle schede informative, e non possono, in alcun modo, sostituirsi al rapporto diretto psicologo-paziente, che si realizza nel corso della psicoterapia.