"Love is the only engine of survival"
("Amare è l'unico modo di sopravvivere")
Leonard Cohen, "The future" 1992 Sony Music)

 

La definizione classica, antropologica, descrive il matrimonio come:

  • due persone di sesso diverso,
  • che non sono parenti di sangue (divieto di incesto),
  • che vivono assieme,
  • che hanno rapporti sessuali tra loro e non fuori della coppia,
  • che si dividono i compiti della gestione materiale delle loro vite.

Questa definizione è un po' freddina e non tiene conto dell'amore. Perché proprio io ? Perché proprio tu? Perché proprio adesso? Perché due persone si mettono assieme, vivono assieme, formulano programmi comuni per il futuro, decidono di avere dei figli?

Per amore naturalmente. E cos'è l'amore? Grande domanda alla quale non pretendo di rispondere. I manuali di psicologia lo definiscono come un sentimento che nasce tra due persone, che sentono di avere interessi, valori, ideali comuni e che stabiliscono tra loro una relazione intima, fondata sulla comprensione, sulla fiducia e sul rispetto.

Sempre secondo i manuali, questa relazione dovrebbe essere caratterizzata da mutualità, il che significa stare con una persona, non per soddisfare i propri bisogni egocentrici, ma per crescere insieme in un ambiente in cui ciascuno dei due favorisce la maturazione psicologica e l'espressione delle potenzialità di vita dell'altro.

Tra i moltissimi autori che si sono occupati dell'argomento ricordo E. H. Erikson, che scriveva: "solo colui che avvicina l'altro, sia consciamente sia inconsciamente, con atteggiamento attivo e donativo, piuttosto che di richiesta e di dipendenza, sarà in grado di fare dell'altro ciò che l'altro può diventare".

Oppure P. Schellenbaum, che descriveva tre livelli di sviluppo nel rapporto sentimentale:

  1. una fase iniziale di fusione con l'altro, nella quale si perdono gioiosamente i confini dell'io e del tu;
  2. una fase di proiezione nella quale immaginiamo che l'altro sia fatto in un certo modo, che molto spesso non corrisponde alla realtà, e "proiettiamo" sull'altro parti inconscie di noi stessi, delle nostre aspettative, dei nostri sentimenti più antichi;
  3. una terza fase in cui "la persona che amo diventa per me un'immagine-guida, che riflette le mie possibilità di vita finora sconosciute, le dinamiche del mio sviluppo" e viceversa.

Ma, nella realtà, le cose non vanno sempre così bene. Capita infatti che ci mettiamo assieme ad una persona che forse non conosciamo a fondo, che in quel momento ci sembra simile a noi, ed in effetti magari lo è in quel periodo, ma poi passano gli anni, e le persone si evolvono e si trasformano, ciascuna a modo suo, nell'affrontare le tappe e le varie vicende della vita.

Ci sono degli archetipi, dei gradini, degli appuntamenti nella vita, che imprimono alle nostre esistenze una spinta trasformativa, ovvero fanno emergere il nostro vero io, la nostra vera personalità, il nostro carattere.

Il termine degli studi, l'inizio della vita sessuale, l'ingresso nel mondo del lavoro, l'abbandono della casa dei genitori, il matrimonio, la nascita dei figli, la morte dei genitori o di altre persone care, sono alcune di queste tappe importanti nella vita, tappe che ci fanno crescere.

E in una coppia, naturalmente, ciascuno dei due cresce in modo individuale, il che non costituisce un problema se:

  • la scelta iniziale della persona si rivela abbastanza giusta, perché con lei condivido un certo numero di importanti ideali di vita;
  • c'è sempre stata vera comunicazione nella coppia;
  • c'è sempre stato rispetto per la libertà e la diversità dell'altro.

Se invece il legame di coppia è debole perché, per esempio:

  • due persone si sono messe assieme perché all'uomo piaceva sessualmente la donna, e alla donna
  • l'uomo sembrava un tipo solido, magari simile a papà;
  • se all'uomo la donna sembrava simile alla mamma e sognava di essere da lei accudito, mentre alla donna questo ruolo andava bene finché non ci son stati i figli veri;
  • se matrimonio ripete in maniera inconscia il matrimonio dei propri genitori;
  • se si sono conosciuti mentre, da studenti, facevano la contestazione, e poi si ritrovano, dopo l'impatto col mondo del lavoro, ormai trentenni, due persone diverse, una integrata nella società e l'altra ancora contestatrice;
  • se il fatto di ricevere una certa quantità di denaro, un'eredità ad esempio, fa emergere l' avidità di una persona, che prima si dichiarava indifferente ad esso;
  • se il matrimonio è stato scelto per paura di restare soli;
  • se il matrimonio è stato scelto "per sistemarsi";
  • se la famiglia di origine ha influenzato la scelta;
  • se il matrimonio è stato affrettato, con una persona conosciuta da poco, unicamente perché siamo stati lasciati da chi aveva una profonda relazione amorosa con noi da anni;
  • se ci siamo sposati in realtà solo per uscire in modo legittimato dalla casa di genitori soffocanti.

Ed ancora:

  • se non rispettiamo l'altro e non gli lasciamo la libertà di essere diverso da noi;
  • se non ci concediamo a vicenda la libertà, che non è libertà di tradire, ma di seguire interessi ed amici che non sono in comune col partner;
  • soprattutto se manca la vera comunicazione nella coppia, che significa accettare le critiche dell'altro, evitare la polemica, cercare di costruire e non di distruggere.

Se si verificano queste ipotesi, allora è molto difficile che gli anni non lascino dei segni dolorosi nel vivere insieme e non provochino l'innesco di una crisi che può essere anche molto grave.

Si rischia così di arrivare alla soglia dei cinquant'anni, con i figli ormai grandi e spesso indipendenti, e ritrovarsi soli nella coppia, ognuno dei due congelato in un ruolo che non gli piace, molto diversi rispetto ad un tempo, ma quasi sconosciuti l'uno all'altra, senza ancora aver accettato l'invecchiamento del nostro fisico, talvolta nemici uno dell'altra (quasi come nel film "La guerra dei Roses") e incapaci di affrontare insieme le nuove scelte che la vita ci mette davanti.

E cinquant'anni, oggi, sono un'età difficile da vivere.

Quella che, una volta, si chiamava la mezza età e forse veniva affrontata, da maschi e femmine, con animo più sereno, perché c'erano i modelli ai quali adeguarsi, oggi è un età abbastanza negata e fa parte della congiura del silenzio che avvolge poi, più pesantemente, gli anni successivi, quelli della vecchiaia.

Siamo immersi in una società, spinta da un progresso tecnologico sempre più veloce, che non risolve comunque i problemi dell'umanità, viste le guerre e le contraddizioni sociali che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni.

In questo quadro generale, vengono esaltati la modernità, l'immagine, la bellezza fisica e naturalmente i giovani, visti come gli unici protagonisti della storia a venire.

Pubblicità, giornali, televisione, Internet ci bombardano quotidianamente con immagini dinamiche, sessualmente molto esplicite, che indicano uno stile di vita quasi sempre solo "giovanile" e "libero".

Passeggiando per le vie delle città, è impossibile non imbattersi in manifesti che ritraggono corpi di giovani donne nude, o immagini di uomini sexy, di cui la pubblicità usa ed abusa. L'immagine che comunque viene utilizzata è quella giovanile; le foto degli anziani sono destinate alla pubblicità di case di riposo, montascale elettrici, prodotti medicinali, protesi acustiche e dentali.

Ma gli anni vanno avanti lo stesso, che noi vogliamo o no, e in questo quadro sociale il traguardo dei cinquant'anni non costituisce più un onorevole raggiungimento di maturità, ma rischia di essere un argomento del quale, se possibile, si evita di parlare o, al massimo, su cui si scherza.

La crisi che investe tante coppie sulla cinquantina, quindi, oltre a dipendere da tutti i fattori personali e di scelta del partner, che abbiamo appena delineato, è intrinsecamente legata alla attuale concezione culturale dell'uomo e della donna.

Di fronte alla crisi che può nascere quando si compiono cinquant'anni, si fa sentire forte il bisogno di un affetto, che ci possa aiutare ad affrontare gli anni che verranno.

Nelle donne, inoltre, questo passaggio viene marcato e sottolineato, anche fisicamente, dalla menopausa, con tutte le implicazioni che la perdita della fertilità e la fine delle mestruazioni comportano.

Se una donna ha impostato la propria sicurezza del vivere soltanto sulla sua bellezza, sul suo aspetto estetico, così come glielo riflettono lo specchio o gli occhi degli uomini, allora l'inevitabile decadimento fisico può diventare un ostacolo formidabile ad impedire l'accettazione di se stessa e del proprio corpo in trasformazione.

Ed ancora, se una donna ha investito totalmente la propria vita nella devozione ed accudimento di un marito, dimenticandosi di se stessa e annullando, per lui, la propria personalità, allora una crisi del rapporto diventa anche una profonda crisi personale, mentre si pensa che l'altro, il maschio, non risenta del tempo e dei cambiamenti che esso comporta.

Ma anche gli uomini attraversano profonde crisi verso la mezz'età, e magari non ne parlano con le mogli, non affrontano il problema in maniera seria, diventano scorbutici e rigidi con chi li ama, cercano rifugio in un cameratismo tra amici, oppure, piuttosto che affrontare il problema, in un'avventura con una donna più giovane.

Ed ancora, esistono uomini incapaci di cambiare; uomini che, davanti alla crisi, per debolezza, evitano autoanalisi e presa di coscienza, ma cercano ancora di applicare i vecchi modelli del "marito padrone" e del "padre padrone".

E finché trovano delle donne che ci stanno, il gioco continua.

Si verificano quindi situazioni nelle quali, pur in presenza di una grave crisi del matrimonio, il marito, comunque, pretende che si accudisca la casa, che gli si prepari da mangiare e che gli si lavino e stirino i vestiti.

Per non parlare di quelli che pretendono anche rapporti sessuali, come parte del "dovere coniugale".

Ed esistono mogli che in queste situazioni continuano a restare nel ruolo.

Nel film "Pane e tulipani", un marito insensibile e prepotente, che tradisce la moglie da anni, viene da lei abbandonato. Nei giorni che seguono, in uno dei suoi incontri con l'amante, egli le chiede se può lavargli e stirargli le camicie, visto che non ha più nessuno in casa che lo accudisca, e l'amante risponde di no, appunto perché lei è l'amante, e questi compiti toccano invece alla moglie.

Tutto questo contrasta con la "modernità" dell'epoca che stiamo vivendo, e ci riporta indietro nel tempo. Le parole "matrimonio" (dal latino "mater munius" e cioè il "regno della madre") e "patrimonio" ( "pater munius" il "regno del padre") sono parole che hanno più di duemila anni, ma delineano dei ruoli ancora presenti oggigiorno.

Per certe donne insomma il femminismo non è mai esistito, e certi uomini non mettono in discussione la propria supremazia di "sesso forte". A mio giudizio però nulla dipende dal DNA, nulla è genetico o ereditario, e tutto invece è culturale e psicologico, e come tale può essere cambiato.

Non va inoltre sottovalutato l'elemento economico, che rende deboli quelle donne, che non hanno né hanno mai avuto, una fonte di reddito personale e conseguentemente l'indipendenza.

Ignorare questa crisi non fa che peggiorarla. E' come aver paura della propria ombra e non osare mai illuminarla: l'ombra diventa sempre più scura e minacciosa.

Ma i rimedi ci sono, se non si ha paura di mettersi in discussione. Riconoscere l'esistenza della crisi ed essere disposti ad affrontarla insieme è ciò che può rendere utile e preziosa la crisi stessa.

A livello pratico può servire dedicare del tempo a se stessi come coppia, magari facendo un breve viaggio insieme e da soli, senza i figli. E durante il viaggio, non aver paura di parlare.

In questo le donne, rispetto agli uomini, sono molto più coraggiose, meno legate al passato, meno rigide e ripetitive, più disposte a cambiare, più consapevoli della necessità di adeguarsi all'età che stanno vivendo e a come viverla meglio col proprio partner.

Bisogna anche superare il moralismo di chi vede il concentrarsi sulla propria personalità e il cercare di capire cosa veramente si vuole dalla vita, come una manifestazione di egoismo, e considerare invece il rivolgere l'attenzione a se stessi come una via possibile e percorribile per affrontare la nostra vita e la nostra età che avanza.

Di fronte alla crisi della coppia a cinquant'anni è quindi necessario impegnarsi su due fronti contemporaneamente:

  • l'analisi e la riflessione sulla propria vita individuale alla svolta dei cinquant'anni;
  • la costruzione, assieme al partner, di un nuovo modo di vivere insieme a quest'età.

Ci vorrà certo del tempo, che è diverso da coppia a coppia; ci saranno delle coppie che superano assieme questo traguardo senza bisogno di aiuto, mentre per altre una psicoterapia di coppia potrebbe dare l'innesco ad un nuovo modo di stare assieme e di comunicare.

Ci saranno coppie che si separeranno, ed altre che continueranno a vivere insieme, sopportandosi o detestandosi, ma senza mai lasciarsi liberi a vicenda.

"La vita è adesso" dice una canzone di Baglioni, e questo vale anche a cinquant'anni; il tempo passa e non c'è tempo da perdere in inutili guerre di coppia, perché nessuno ci ridarà indietro le giornate sprecate nelle polemiche e nei litigi.

E il motore che dà la spinta a questo percorso da fare insieme è l'amore ....

Continua "IN CASO DI SEPARAZIONE"

NOTA:

Ogni terapia viene individualizzata e monitorata per ciascun paziente dallo psicologo, secondo la sua competenza ed esperienza.

Questi articoli costituiscono soltanto delle schede informative, e non possono, in alcun modo, sostituirsi al rapporto diretto psicologo-paziente, che si realizza nel corso della psicoterapia.