Un uomo sta seduto sul bordo di un abisso, le gambe penzoloni nel vuoto e lo sguardo rivolto verso il basso; la voragine che si apre davanti a lui è nera, fredda e buia; anche sforzando la vista non si arriva a vederne il fondo; l'uomo è perso nella contemplazione di questo nulla e non si riesce a distoglierlo dalla sua fissità.

Questa immagine di forte contenuto emotivo è stata utilizzata dallo psicologo francese Jean Oury per descrivere le sensazioni di isolamento, allontanamento dal mondo reale, annullamento/perdita di se stessi che si riscontrano nelle sindromi depressive di competenza psichiatrica; l'immagine rende con efficacia la difficoltà o talvolta l'impossibilità per il depresso a sfuggire e sottrarrai a quella pesante catena di pensieri che vertono quasi sempre su una serie costante di tematiche negative.

La definizione che il filosofo/psicologo U.Galimberti ha elaborato per la depressione la descrive come "...un'alterazione del tono dell'umore verso forme di tristezza profonda con riduzione della autostima e bisogno di autopunizione" ; a questo stato si accompagnano, in un mix di intensità e composizione variabili in funzione dell'individuo e della gravità del disturbo, una serie di sintomi che possono colpire la persona a differenti livelli: disturbi somatici e neurovegetativi; disturbi della affettività ed una progressiva perdita di interesse per la vita; abulia nel comportamento ed inibizione del pensiero; pensieri di morte e suicidio e possibile messa in atto.

Per la diagnosi differenziale dei vari tipi di depressione, si può far riferimento a criteri quantitativi relativi alla presenza, durata e gravità della costellazione di sintomi sopra indicati. Lo spartiacque tra la malattia di livello medio/leggero e quella di livello medio/grave è costituito comunque dal grado di compromissione al regolare svolgimento della vita sociale, degli affetti, del lavoro e delle attività quotidiane che il disturbo arreca. In parole semplici: se una persona vive con fatica e sofferenza l'uscire di casa, fino ad arrivare a rinunciarvi, siamo in presenza di una sindrome depressiva di livello medio/grave, che va affrontata con urgenza.

E l'urgenza è giustificata dal carattere degenerativo e dalla tendenza a diventare croniche, e quindi trattabili con maggiore difficoltà, che le depressioni non affrontate terapeuticamente, tendono ad avere.

A questo proposito, riprendendo l'immagine dell'uomo seduto sul bordo dell'abisso, possiamo provare ad accostarla ad un aforisma del filosofo Nietzsche, che, riflettendo sulle tematiche del bene e del male, affermava:

"Chi guarda troppo a lungo e troppo profondamente nell'abisso, sappia che altrettanto a lungo e profondamente l'abisso sta guardando dentro di lui" ; e naturalmente da certi sguardi non si rimane immuni...

Bisogna quindi affrontare il problema della depressione scegliendo il tipo di terapia più adatto al livello di gravità del disturbo.

Per la depressione nevrotica, di livello medio/leggero, è indicato un particolare tipo di psicoterapia che si strutturi inizialmente in approccio diversificato al problema, strategie di attivazione e terapia di sostegno.

In un secondo tempo la psicoterapia percorrerà un cammino più propriamente psicoanalitico per facilitare il paziente nella ricostruzione, rielaborazione e rivalutazione della propria storia individuale e per fornirgli gli strumenti interpretativi del mondo personale, reale, onirico e simbolico.

Quando invece ci si trova in presenza di sindromi depressive medio/gravi, con forte menomazione al regolare funzionamento sociale e lavorativo, bisogna cercare di distinguere innanzitutto, considerando il paziente e l'ambiente nel quale vive, se può' esserci o meno un reale rischio di suicidio, in presenza del quale può essere necessario procedere al ricovero.

Se non ricorre questo rischio, si metterà in atto una strategia terapeutica che preveda da un lato il ricorso al neurologo o allo psichiatra per la prescrizione dei farmaci antidepressivi adatti al singolo caso; dall'altro l'inizio di una psicoterapia che abbia le caratteristiche sopradescritte.

I migliori risultati si ottengono quando il medico e lo psicoterapeuta si tengono regolarmente in contatto; in questo modo si possono evitare quegli errori di valutazione sull'andamento della terapia, che una mancata informazione sugli interventi dell'altro terapeuta può provocare; inoltre, cosi facendo, è possibile elaborare quel particolare tipo di approccio multimodale e di staff, calibrato sul singolo caso, che può facilitare una positiva evoluzione.

NOTA:

Ogni terapia viene individualizzata e monitorata per ciascun paziente dallo psicologo, secondo la sua competenza ed esperienza.

Questi articoli costituiscono soltanto delle schede informative, e non possono, in alcun modo, sostituirsi al rapporto diretto psicologo-paziente, che si realizza nel corso della psicoterapia.