Per introdurre il concetto di genitori "reali" e genitori "introiettati", in genere racconto due episodi tratti dalla mia esperienza di psicoterapeuta:

- Il primo caso riguarda una signora sulla cinquantina, titolare e direttrice di una serie di negozi di successo; una "donna manager" capace e preparata nella gestione dei suoi negozi, per i quali effettuava gli acquisti, sceglieva e gestiva il personale, curava la vendita ed impostava la gestione amministrativa e tributaria; una persona che, anche dalla voce, trasmetteva un senso di sicurezza e maturità. Questa signora, un giorno, mentre si accomiatava dal mio studio, ed aveva appena riacceso il cellulare, fu raggiunta da una telefonata del padre, che sapevo essere un signore di oltre ottant'anni, con problemi di salute. Mentre la signora rispondeva, improvvisamente la sua voce divenne molto acuta e sottile, mentre lei balbettava "oh papi" con un accento da bambina che mantenne per tutta la telefonata. Finito di parlare col padre, si rivolse a me per salutarmi, con la sua solita voce bassa e sicura.

- Il secondo caso riguarda un uomo di quarantacinque anni, esperto in una difficile materia tecnica, che parlava perfettamente tre lingue oltre all'italiano, proprietario di una piccola e ben avviata azienda, per la quale effettuava lunghi viaggi in macchina, in tutta Europa, per affrontare, spesso con successo, complesse trattative commerciali. Un giorno, in seduta, questo signore mostrava un gran nervosismo, e, alla mia domanda sul perché si sentisse così agitato, rispose che quella sera stessa doveva andare a trovare suo padre e temeva che il padre lo criticasse perché si era comprato una macchina nuova, un macchinone lussuoso da oltre cinquantamila euro.

I soldi coi quali si era acquistato la macchina, provenivano dai guadagni della sua azienda, dal suo lavoro insomma. Eppure ... eppure quest'uomo era nervoso perché temeva che il padre, un tipo all'antica, dalla mentalità chiusa, risparmiatore, se non proprio avaro, lo criticasse per aver scelto quella automobile così costosa.

 

In entrambi i racconti, c'era come una stonatura tra il modo di agire nei confronti del mondo del lavoro, e quello nei confronti dei genitori. I protagonisti delle due storie mostravano infatti maturità, sicurezza e competenza nell'affrontare i complessi problemi della loro attività lavorativa. Mentre, di fronte a genitori anziani e apparentemente "inoffensivi", tutta la loro sicurezza crollava e ritornavano ad essere quei bambini che una volta erano stati, pieni di paura e soggezione davanti ai loro "papi" e "mami".

Cos'era successo ? era successo semplicemente che, mentre gran parte della loro personalità era diventata adulta e matura, alcuni nuclei del loro io, marcati e segnati da certi comportamenti dei genitori, non erano cresciuti insieme al resto, ma erano rimasti bambini, pronti a riemergere al richiamo di mamma e papà.

 

Parafrasando un esempio del Dottor G.D.Montinari, è come se un cuoco, che prepara la crema per un dolce, non mescolasse bene i vari componenti, e così, alla fine, dentro l'impasto si trovano dei grumi di crema che non si è sciolta, non è andata avanti nella cottura, ma è rimasta più o meno quello che era all'inizio, un grumo di farina cruda.

Così, nella nostra personalità, certe patologie psicologiche possono essere paragonate a dei "grumi di farina", qualcosa, dentro la nostra mente, che non è cresciuto e non si armonizza col resto della nostra personalità.

 

Questo spiega la differenza di comportamento dei protagonisti delle due storie; ma spiega anche molti altri casi di personalità che non sono cresciute in modo uniforme; ci permette, ad esempio, di capire da dove viene la paura che certi cinquantenni esprimono di fronte al fatto che, per legge di natura, è probabile che i loro genitori di oltre ottant'anni, muoiano prima di loro.

"Mi immagino quel momento come se la mia vita finisse"; "Non so proprio come farò ad affrontare la morte dei miei"; queste e frasi simili manifestano la paura di quegli adulti restati bambini di fronte ai loro genitori.

 

A questo punto, sarà forse più semplice comprendere il concetto di genitori "reali" e genitori "introiettati".

 

Genitori "reali" sono i nostri genitori, così come sono in questo momento; per un cinquantenne, quindi, i genitori saranno probabilmente una coppia di persone sulla ottantina, in pensione da anni, che conducono una vita più o meno attiva, a seconda delle condizioni di salute.

In molti casi, purtroppo, genitori anziani significa anche genitori ammalati, che necessitano di assistenza e cure mediche; molti vivono ancora nella loro casa da soli o aiutati, altri vivono con parenti, alcuni fanno lunghi ricoveri in ospedale, altri sono ospiti di istituti per anziani. Per la maggior parte dei casi, quindi, possiamo affermare che si tratta di persone fisicamente deboli, che sembra improbabile possano spaventare gli altri.

Tantomeno i figli, che hanno vissuto da vicino il decadimento fisico dei loro genitori, dovrebbero essere spaventati da loro; anzi, la consapevolezza che i genitori sono ormai anziani, dovrebbe muovere nei figli, adulti e realizzati, sentimenti di protezione e disponibilità alla loro assistenza.

 

Ma questo non sempre succede; certe volte i figli, anche adulti, sposati e con figli a loro volta, non riescono a raggiungere questa consapevolezza di se stessi come persone mature, indipendenti dai loro genitori.

Così capita che per certi figli maschi, l'unica donna che veramente conti nella vita, sia la madre, mentre con le altre donne hanno quasi sempre solo avventure. Lo stereotipo del maschio italiano, del latin lover o del playboy nasconde spesso un uomo immaturo e mammone.

In modo analogo certe figlie (magari anche sposate da anni) continuano ad appoggiarsi al padre, e non al marito, quando devono prendere delle decisioni importanti.

Capita ancora che, quando questi figli immaturi si sposano, vadano ad abitare nello stesso palazzo dove abitano i genitori, magari anche muro a muro, sullo stesso pianerottolo. Il fatto è che, quando questi figli pensano o hanno a che fare coi genitori, nella loro mente non si rapportano coi genitori come sono in quel momento, ma fanno sempre riferimento a un'immagine passata e mai aggiornata, quella del cosiddetto "genitore introiettato".

 

Genitori "introiettati" sono persone che non esistono più, ma sono esistite una volta, quando noi eravamo bambini sotto ai dieci anni, e loro erano adulti, probabilmente sulla trentina, al pieno delle loro forze vitali. Anche noi bambini, abbondavamo di forza vitale; forse ne avevamo anche più dei genitori, ma a noi mancava, essendo bambini, la completezza del nostro io e di un carattere formato, la forza fisica e la fine armonia dei movimenti, la maturità intellettuale, la capacità di mediazione tra noi e il mondo, un bagaglio di esperienza e istruzione che ci aiutasse a valutare le cose.

Non era quindi un confronto alla pari.

Inoltre, a rendere più vulnerabile la posizione del bambino, non dobbiamo dimenticare che, gli avvenimenti che ci capitano nell'infanzia, restano fissati nella nostra memoria, con una forza che, avvenimenti successivi, anche molto più gravi, non riescono ad avere E questo avviene perché, nei primi anni di vita, il nostro io ancora non ben formato e difeso, è molto più esposto al contatto col mondo; ed ancora, l'atmosfera un po' "magica", nella quale vivono i bambini, che più degli adulti sono a contatto con l'inconscio, fa' sì che certi fatti acquistino fortissime valenze emotive e sentimentali.

Consideriamo inoltre, che per un bambino i genitori rappresentano le persone più importanti del mondo; ed ancora, che ai bambini mancano le capacità di distacco e di riflessione che permetterebbero loro di poter valutare i genitori per quello che sono e per quello che fanno veramente.

 

Il che spiega perché, ad esempio, certi episodi che i genitori tendono a sottovalutare o addirittura "non ricordano" coscientemente, abbiano potuto innestarsi indelebilmente nella personalità dei figli, creando un ricordo traumatico (un "grumo di farina" secondo l'esempio), che sembra non possa essere cancellato e che crea dolore ogni volta che viene in mente.

Certi modi di agire dei genitori, che commentano con sarcasmo e ironia le azioni dei figli, certe battute "umoristiche" nei confronti dei figli, volutamente dirette verso argomenti che producano per loro imbarazzo e disagio, certe scene di freddezza e mancanza di affetto, proprio quando i bambini ne avrebbero più bisogno, per non parlare della violenza, delle atmosfere di tristezza e terrore che esistono in certe famiglie, delle punizioni fisiche, delle molestie e dell'abuso sessuale da parte dei genitori, tutto questo resta profondamente impresso nella mente del figlio e, se non curato, continuerà a danneggiarlo per tutta la vita.

 

Danni altrettanto gravi sono prodotti da azioni apparentemente opposte: l'eccesso di affetto e di protezione, che leva sicurezza al bambino e gli impedisce di crescere. Oppure quei genitori che, per compensare le loro mancanze di affetto e di sicurezza, stabiliscono coi figli dei legami morbosamente forti che, in certi casi, rendono impossibile la crescita e l'indipendenza del figlio, in altri casi, ne compromettono le capacità di ragionare in modo autonomo.

Ci sono, inoltre, situazioni di genitori che da anni "fingono" di andare d'accordo e non hanno il coraggio di separarsi; in queste condizioni, vivere sotto lo stesso tetto, può portare a livelli di tensione molto alti; tensione che viene quasi sempre scaricata sugli elementi più deboli del sistema: i figli, che, non vengono amati e rispettati per quello che sono, ma vengono puniti per colpe che a loro non appartengono, o con in quali vengono stabiliti rapporti di morbosa alleanza, contro l'altro partner.

Nella storia personale della maggior parte di coloro che si rivolgono alla psicoterapia, si riscontrano situazioni infantili simili a quelle descritte; si rileva cioè, che mentre molte idee sono cambiate e si sono evolute nella mente della persona, certi episodi, accaduti nell'infanzia, continuano ad essere "vivi" e non integrati nella mente dell'adulto; continuano a produrre emozione e dolore, oppure rabbia mai sfogata, tristezza e pessimismo.

Tutto questo altera in certi settori, il normale funzionamento della psiche, produce sofferenza e sensi di morte, alimenta patologie psicologiche che si manifestano in forme molto diverse tra loro.

 

Per ritornare al tema di questo scritto (genitori reali e genitori introiettati), possiamo quindi mettere in evidenza come, nella crescita della persona psicologicamente sana, il rapporto coi genitori è impostato sui genitori reali, quelli che sono in quel momento; mentre il genitore introiettato, il fantasma o il dio dell'infanzia, è stato pian piano assorbito dalla psiche dell'adulto, che ha saputo aggiornare i registri della mente, e rivedere con occhio maturo, quello che è capitato in passato.

Per molte persone, che abbiano avuto dei genitori sufficientemente sani, e non siano state troppo provate dai fatti della vita, questa maturazione avviene in proprio, man mano che essi crescono. Altri, invece, vivono questo conflitto non risolto attraverso le sofferenze della nevrosi.

La malattia psicologica, in questo contesto, rappresenta un segnale disperato che il nostro inconscio produce, per invitarci a prenderci cura di noi stessi.

La psicoterapia, affiancata, quando occorre, ad una farmacoterapia, aiuta, in questi casi, a ritrovare il senso della nostra storia personale mentre favorisce la nostra crescita psicologica e lo sviluppo della nostra indipendenza.

NOTA:

Ogni terapia viene individualizzata e monitorata per ciascun paziente dallo psicologo, secondo la sua competenza ed esperienza.

Questi articoli costituiscono soltanto delle schede informative, e non possono, in alcun modo, sostituirsi al rapporto diretto psicologo-paziente, che si realizza nel corso della psicoterapia.