Fobia e paura non sono la stessa cosa.

La paura è una sensazione antica, un meccanismo di reazione di fronte ad una situazione di pericolo. Questa reazione è utile alla nostra sopravvivenza, perché ci costringe a stare attenti e ad essere prudenti in situazioni di emergenza.

La sensazione di paura, inoltre, mette in moto nel nostro corpo tutta una serie di meccanismi fisiologici. Alcuni di questi meccanismi sono visibili come il pallore del viso, il tremore. Altri restano poco visibili, come la orripilazione (che vuol dire avere i capelli dritti), o addirittura invisibili, come le variazioni della pressione del sangue ed il rilascio di adrenalina. Un tasso più elevato di adrenalina nell'organismo, produce tonicità e aumento della attività muscolare, e ci prepara ad entrare velocemente in azione.

 

Anche gli animali provano paura e quando hanno paura reagiscono con l'attacco o la fuga; se non riescono ad attaccare o a scappare, vanno in stress, così come succede alle persone.. In situazione di attacco, la paura produce negli animali una serie di variazioni dei parametri fisici, simili a quelle degli umani; ma ci sono anche delle variazioni fisiche che vengono messe in atto per impressionare l'avversario. Per far questo molti animali sotto l'effetto della paura, cercano di dare di sé un'immagine di forza e grandezza, rendendo più massiccio il proprio aspetto, più grosso il proprio profilo. I gorilla, ad esempio rizzano il pelo per sembrare più alti e più grandi; altri animali si gonfiano, come certi pesci; altri inarcano la schiena come i gatti; altri ancora, come i volatili, innalzano un ventaglio di piume.

Anche gli umani ricorrono a questi segnali per mostrare forza e autorevolezza. Quasi tutte le divise militari, infatti, presentano spalline per sembrare più imponenti, mentre i cappelli, portati da militari, polizia, carabinieri, e vigili urbani, servono anche a far sembrare più alto chi li indossa.

 

La paura negli uomini può essere provocata da:

  • una situazione reale e presente (sto attraversando la strada e vedo un'automobile che rischia di investirmi)
  • la previsione di un pericolo (sto per attraversare la strada, so che in quel punto il traffico è molto veloce e c'è il rischio che un automobilista non mi veda)
  • il ricordo di un pericolo (mi viene in mente che, attraversando la strada in quel punto, ho rischiato di essere investito)
  • la fantasia di un pericolo (c'è buio per strada, immagino e temo che qualcuno mi assalga).

In ogni situazione di paura, è comunque possibile effettuare un confronto con la realtà, e questo ci aiuta a comprendere se veramente ci troviamo di fronte al pericolo, o se stiamo esagerando con le nostre emozioni. Molto spesso poi, se ragioniamo sull'oggetto della nostra paura o se non si presenta più la situazione che ci ha fatto timore, la paura tenderà a scomparire ( ho paura di scendere con gli sci giù per una ripida discesa, ma, dopo averlo fatto più volte, mi rendo conto che ce la posso fare e la paura mi passa; resta invece presente una maggiore attenzione nell'affrontare la discesa.

Quando invece si verificano alcune fra le seguenti condizioni, allora si può parlare di fobia:

  • angoscia terribile e ansia fortissima per qualcosa che, secondo il buon senso, non dovrebbe provocare paura (ad esempio: andare in ascensore, affacciarsi dalla finestra, stare in un luogo affollato, attraversare una piazza)
  • paura di affrontare una situazione inevitabile (uscire di casa ad esempio) e che tutti affrontano normalmente nel corso della giornata
  • il solo pensiero di dover affrontare una certa situazione, fa star male la persona, provocando forte ansia; questo modo di pensare viene chiamato "paura della paura" o "angoscia per l'imminente angoscia" ed è una caratteristica della fobia
  • l'ansia scatenata dal pensiero fobico molto spesso si trasforma in angoscia.
  • fobia non significa delirio: la persona fobica capisce benissimo che la sua paura non ha nessuna ragione di essere, ma, a livello di emozioni, non riesce a contenere l'angoscia che gli provoca la sola idea di affrontare la situazione temuta
  • L'ansia è uno stato di particolare attenzione per l'ambiente e una condizione di attesa che capiti qualche cosa. Una specie di preallarme di fronte ad un evento che ha attirato la nostra attenzione
  • La paura, come detto prima, è una reazione difensiva di fronte ad un preciso oggetto, una situazione di pericolo
  • Il panico è l'esplosione della paura che paralizza il soggetto e provoca in lui comportamenti irrazionali e disorganizzazione del pensiero. La stessa cosa succede di fronte al terrore.
  • Se usiamo la parola spavento invece, vogliamo sottolineare la situazione di sorpresa di chi si trova di colpo davanti ad una situazione di pericolo
  • In psichiatria si parla di angoscia quando l'ansia scatena una serie di reazioni fisiche, come, ad esempio: un senso di oppressione al petto spesso accompagnato dalla necessità di fare dei grossi respiri o sbadigli, tachicardia, ipersudorazione, disturbi e tensioni muscolari, mal di testa, o di stomaco, o d'intestino.
  • Secondo altri autori l'angoscia sarebbe una forma di ansia fortissima, oppure ansia, depressione e disperazione assieme, oppure espressione nevrotica della normale ansietà.

 

Ma che cos'è la fobia? Questa paura irrazionale, significa qualcosa? E come si cura?

La fobia fa parte delle nevrosi, cioè quei disturbi psicologici che non hanno una causa fisica, organica, ma sono invece alterazioni nel modo di funzionare del pensiero.
Nessuno nasce fobico, piuttosto la fobia è un tentativo di difesa sbagliato, che è stato costruito durante la vita della persona, cresciuta in un ambiente psicologicamente malato, per combattere l'ansia.

L'ansia a sua volta nasce da un cosiddetto "conflitto rimosso", cioè una situazione nella quale il soggetto rifiuta di affrontare un contrasto nella sua vita; fa' finta che non esista, lo elimina dalla coscienza e lo trasferisce su qualcos'altro che è meno penoso da affrontare, per esempio una fobia.
Freud, descrivendo questo meccanismo psicologico, usava i termini "rimozione" (per indicare l'operazione con la quale si rimuove dalla coscienza, cioè si fa finta che non esista il conflitto) e "spostamento" (quel artificio psicologico col quale le emozioni provate ad affrontare un certo pensiero conflittuale , vengono trasferite ad un altro pensiero ritenuto più facile da sostenere). Nella prima elaborazione della sua teoria, Freud in riteneva che il conflitto avvenisse tra "principio del piacere" e "principio di realtà"; in seguito, mise in evidenza il contrasto tra "pulsioni sessuali" e "pulsioni dell'Io"; concluse poi la sua elaborazione indicando il conflitto tra "Eros" e "Thanatos" cioè tra desiderio di vivere e volontà distruttiva.

In termini attuali, possiamo dire che il conflitto è collegato alla crescita di una persona e alla acquisizione di indipendenza dai genitori e dalla famiglia di origine.
I genitori sani, favoriscono l'indipendenza dei propri figli e li aiutano ad acquisire gli strumenti necessari per la crescita. I genitori nevrotici, psicologicamente malati, ostacolano questo processo, stabilendo coi figli un tipo di rapporto morboso, troppo stretto e intenso, impostato sul principio "o sei come me o sei contro di me; ma contro di me non ci puoi stare".
Ed è proprio a causa di questo legame troppo forte, che i figli di questi genitori faticano a crescere e rendersi psicologicamente indipendenti. Per loro è molto penoso affrontare il conflitto: ubbidire ai genitori (e quindi restare bambini per sempre) o costruire la propria indipendenza (e quindi disubbidire ai genitori).
Non tutti ci riescono. Molti di loro, piuttosto che affrontare il contrasto coi genitori, lo rimuovono, fanno finta di ignorarlo, e innescano così un meccanismo nevrotico che può svilupparsi in varie forme. La fobia è una di queste possibili forme di nevrosi.

La fobia impedisce quindi di impegnarsi nella vera battaglia, che è quella per la propria autonomia, e mantiene la persona in una condizione infantile, caratterizzata da paura di agire e immobilismo. Nella vita del fobico, le novità sono da temere ed evitare, i sensi di colpa sono sempre in agguato, non appena si accenna ad un pensiero di indipendenza dalla famiglia di origine. A causa del suo modo di pensare, il fobico è una persona insicura nell'affrontare la vita; la barriera psicologica che dovrebbe difenderlo dall'esterno, non funziona bene ed ha paura di poter essere "invaso" dal mondo. Chi vive nella nevrosi fobica è un represso che ignora come funzioni il suo corpo e come si sviluppino le emozioni; teme la propria impulsività e l'espressione dell'istinto; i genitori hanno marcato in lui una potente autorità che è difficile e penoso estirpare. Attraverso la fobia vengono negate l'affettività e le emozioni, l'istinto e la spontaneità; tutti questi sentimenti vengono sostituiti da rigidi schemi "paura / non paura" che, paradossalmente, sembrano al fobico, più facili da affrontare.

Esaminando più da vicino il significato delle fobie, riscontriamo in esse dei significati simbolici che, in maniera spesso indiretta e deformata, richiamano o un desiderio represso dall'ambiente familiare o la proibizione di esprimere una propria volontà diversa da quella dei genitori. Certe volte desiderio, proibizione, castigo, sono mescolati insieme nel meccanismo fobico.

 

Classificazione delle fobie

acrofobia paura dei luoghi alti
agorafobia paura degli spazi aperti
aicmofobia paura degli oggetti acuminati e taglienti
amartofobia paura di sbagliare o peccare
amatofobia paura e fastidio per la polvere
androfobia paura degli uomini
aracnofobia paura dei ragni
batofobia paura della profondità e delle altezze
bromidrosifobia fastidio eccessivo per i cattivi odori
brontofobia: paura dei tuoni
cardiofobia paura delle malattie del cuore
claustrofobia paura di luoghi chiusi e/o affollati
coprofobia paura delle feci ritenute fonte di contagio (si dice anche scatofobia)
cromatofobia fastidio e paura per i colori
demofobia: paura della folla (si dice anche oclofobia)
dromofobia paura di camminare e viaggiare (si dice anche odofobia
dismorfofobia paura di essere brutti, deformi, impresentabili
emofobia paura del sangue (si dice anche ematofobia)
ereutofobia paura di arrossire (si dice anche eritrofobia)
ergasiofobia timore di agire e provocare esiti disastrosi
fagofobia fastidio alla assunzione del cibo
fasmofobia paura dei fantasmi
fotofobia paura e fastidio per la luce
ginofobia paura delle donne
idrofobia paura dell'acqua
misofobia paura dello sporco e dell'infetto con timore di essere contaminati
necrofobia paura per la morte in tutte le sue manifestazioni
ofidiofobia paura dei serpenti
rupofobia fobia per lo sporco dalla quale spesso deriva l'ossessione a pulire
scopofobia paura di essere guardati e osservati
scotofobia paura del buio
sessuofobia paura del sesso e della sessualità
spettrofobia paura degli specchi e di vedersi allo specchio
zoofobia paura degli animali

 

In questo contesto, interpretando in generale, l'agorafobia (paura dei luoghi aperti) simboleggia la difficoltà ad allontanarsi dalla famiglia di origine e dai luoghi conosciuti; la rupofobia (paura dello sporco) può indicare problemi sessuali e sensi di colpa legati al sesso; l'acrofobia (paura dei luoghi alti) esprime la difficoltà ad innalzarsi simbolicamente e crescere; la cardiofobia (paura delle malattie del cuore) rivela la difficoltà della persona ad agire nel mondo in modo autonomo e la scelta ipocondriaca di ripiegarsi su se stessi nella auscultazione del proprio cuore. E così via.

Per quanto riguarda, infine, la psicoterapia delle fobie, possiamo dire che si incontrano delle difficoltà nel processo di guarigione, quando le fobie sono presenti da molti anni nella vita della persona e sono ormai radicate nel suo modo di vivere. Con l'ipnosi, talvolta, si ottiene, in tempi anche stretti, la remissione del sintomo, ma in genere non dura, o torna quel sintomo, o ne torna un altro.

Una buona soluzione potrebbe essere quella di utilizzare, nello stesso tempo, nozioni di psicoanalisi e di comportamentismo. Con la psicoanalisi si aiuta la persona a conoscersi veramente e poter quindi affrontare le reali battaglie della propria vita, ad apprezzare la vita stessa, a non aver paura delle proprie emozioni, a non rifugiarsi in una nuova paura. Il comportamentismo suggerisce tutta una serie di esercizi che possono incrementare un rafforzamento interiore. A queste tecniche viene affiancata la farmacoterapia quando le fobie invalidano gravemente il normale svolgersi della vita.

NOTA:

Ogni terapia viene individualizzata e monitorata per ciascun paziente dallo psicologo, secondo la sua competenza ed esperienza.

Questi articoli costituiscono soltanto delle schede informative, e non possono, in alcun modo, sostituirsi al rapporto diretto psicologo-paziente, che si realizza nel corso della psicoterapia.