Negli anni 50' la scuola, in Italia, presentava il mondo, le donne e gli uomini che lo abitavano, sottolineandone la diversità.

Sarà che spostarsi da un luogo ad un altro non era così facile come adesso, e che la moda del turismo planetario e dei viaggi di massa era lontana a venire, certo è che ben pochi viaggiatori osavano inoltrarsi, in paesi che oggi chiameremo "difficili". Controllare le informazioni di viaggio non era facile.

Noi, bambini di allora, studenti delle elementari, assistevamo a lezioni di geografia, su razze e popolazioni, che sembravano una via di mezzo tra "lo sapevate che" e "strano ma vero".

Le foto sui libri di testo, sempre in bianco e nero, poche e piccole, inquadravano quegli africani che si deformano le labbra o le orecchie inserendo piattelli sempre più grossi, o si allungano il collo infilandosi decine di collane. Foto anche per i dipinti sul corpo, tatuaggi e scarificazioni, cerimonie di iniziazione più o meno cruente e pittoresche. "Che barbarie" dicevano i nostri genitori, che erano rimasti un po' razzisti dopo il ventennio, e non avevano visto ancora i tatuaggi e piercing che si usano oggigiorno.

Poi, nelle scuole medie, si ripeteva la lezione su "razze e popoli". L'approfondimento, rispetto alle elementari, cercava di introdurre anche concetti di economia e politica delle diverse nazioni. Ma a noi, maschietti italiani, già preoccupati per la nostra virilità, era già arrivata la voce sul gigantismo sessuale dei negri e sulle loro, più o meno favoleggiate, capacità e resistenze amatorie. In classe, poi, c'era sempre quello che aveva rubato in casa un libro di antropologia, e mostrava agli altri la foto di quegli africani che, fin da adolescenti, si appendevano al pene pesi sempre maggiori per ottenerne l'allungamento. Il risultato poi, essendo ingombrante, veniva tenuto arrotolato in appositi cestini di vimini appesi alla cintura. Tutto questo era oggetto di prevedibili battute pesanti da parte nostra.

Di John Holmes non sapevamo ancora niente.

Le lezioni di biologia al liceo continuavano a perpetuare la diversità degli uomini, questa volta sottolineando le caratteristiche della razza (ariani, semiti, camiti). L'idea di base, mai espressa, sembrava essere quella che la ragione e il potere stavano dalla parte dei bianchi. In seguito arriveremo anche a dire che "Dio è con noi".

Noi, ariani, bianchi, fondatori della civiltà, scienziati e tecnici che sottomettono la natura all'uomo, artisti con le loro creazioni, contrapposti ai "selvaggi indigeni" dei quali, in classe, venivano rilevate, la diversa pigmentazione della pelle, la struttura dello scheletro, l'altezza, i tratti del viso, gli enzimi che alcuni hanno ed altri no, le particolari malattie e "degenerazioni". Si rilevava poi che l'odore corporeo delle persone di colore era diverso dal nostro e forse non troppo gradevole.



In seguito, studiando psicologia, veniamo a sapere da Freud, che è meglio che ci teniamo ben strette la nostra cultura e la nostra educazione borghesi, perché altrimenti c'è il rischio di ricadere nell' "orda selvaggia" dell'umanità primitiva e indifferenziata.

La "psicologia transculturale", poi, riprende la fiera delle curiosità sui vari popoli e ci descrive sindromi psicologiche misteriose come:

  • "isteria artica": si manifesta dopo un lutto importante, attraverso crisi di agitazione, seguite dall'assumere posizioni rigide col corpo, stupore, amnesia e sonno. E' presente solo in Siberia.
  • "amok": follia omicida presente in Malesia; colpisce solo gli uomini provocando una improvvisa e inaspettata sindrome omicida per cui il soggetto esce di casa con un coltello cercando di uccidere chiunque incontri.
  • "psicosi Witiko": una sorta di schizofrenia presente presso i nativi americani del nord degli Stati Uniti e del Canada, per cui si pensa che una persona venga posseduta da uno spirito dei boschi (Windigo), che la trasforma in cannibale.
  • "koro": una sindrome presente nel Sud Est asiatico, che produce un fortissimo stato d'ansia, legato alla convinzione che il proprio pene si stia lentamente ma inesorabilmente ritirando dentro il corpo, e che, alla fine, questo causerà la morte.


Oggi invece tutto è cambiato e la tendenza è un'altra, ed è quella della globalizzazione del mondo: tutto dappertutto, tutti uguali, tutti con gli stessi gusti.

Le culture locali si appiattiscono e sparisce il fascino dell'esotico. La torta con le nocciole, che trovavi solo in quel paese di montagna, adesso la vendono all'autogrill.

La moda è condizionata dai grossi nomi, che impongono le loro griffes su scala mondiale.

Come afferma il sociologo Bauman: "Il marchio non aggiunge valore all'oggetto. Il marchio è il valore dell'oggetto".



E il sesso ? Che fine avranno fatto le pittoresche usanze degli "indigeni"? Non saranno diventati anche loro affetti da "ansia da prestazione"?

La nostra società assomiglia sempre più al modello che, negli anni '60, veniva chiamato "melting pot": il "crogiolo", il "calderone" dove, in nome dell'umanità, si mescolano tutte le razze, le usanze, le tradizioni.

Non è così facile come sembrava. Stiamo avvelenando, con l'inquinamento, l'ambiente nel quale viviamo; la tecnologia non ha risolto i problemi sociali del mondo; l'80% delle risorse finanziarie del pianeta sono in mano a meno del 10% della popolazione.

In questa Babele, nella quale la guerra non smette mai di esistere e di uccidere, forse bisogna ancora contare su un possibile cambio di mentalità, e sperare che sia proprio la mescolanza di tutte le razze, le culture, le tradizioni, una cosa mai avvenuta in passato, che possa produrre un nuovo modo di affrontare il futuro.

NOTA:

Ogni terapia viene individualizzata e monitorata per ciascun paziente dallo psicologo, secondo la sua competenza ed esperienza.

Questi articoli costituiscono soltanto delle schede informative, e non possono, in alcun modo, sostituirsi al rapporto diretto psicologo-paziente, che si realizza nel corso della psicoterapia.