Non ho mai preso la patente.
Non guido fuori città.
Non guido in autostrada.
Non prendo l'ascensore.
Non viaggio in aereo.
Non viaggio in nave.
Non vado in vacanza nelle isole.
Non viaggio all'estero.
Non vado mai troppo lontano da casa.
Se vado al mare, poi mi sento male.
In montagna soffro di vertigini e mi manca l'aria.
Non prendo mai funivie, seggiovie e mezzi sospesi in genere.
Non posso uscire di casa, senza aver messo tutto accuratamente in ordine.
Le pulizie di casa per me, sono molto importanti.
Faccio 3 o 4 docce al giorno.
Senza occhiali da sole mi sento a disagio.
Mi lavo le mani 20 volte al giorno.
Appena arrivato a casa, devo subito mettere via le cose in un certo ordine.
Controllo sempre, più volte, che la porta di casa sia chiusa.
Prima di dormire, chiudo sempre l'interruttore del gas, e poi torno a controllare di avere chiuso.
Camminando, evito di posare i piedi sulle fessure del marciapiede.
Se un locale, un cinema, un teatro sono troppo affollati, non entro.
Se un locale, un cinema, un teatro sono troppo vuoti, mi sento a disagio.
Quando guido, controllo continuamente di aver tolto il freno a mano.
Quando c'è anche il minimo sole, bisogna mettersi un cappello.
Non bevo mai nei bar, perché i bicchieri potrebbero essere sporchi.
Mi porto sempre dietro la mia acqua in bottiglia, perché quella è sicura.
Se tutte le porte e le finestre di casa non sono chiuse, non riesco a dormire.
Se sono solo in casa, mi sembra di sentire strani rumori e dormo a disagio.
Se, uscendo di casa, incontro una donna, sarà una giornata fortunata; se incontro un uomo, la giornata sarà sfortunata.
Mi affido a scommesse di questo tipo, affidate a fatti casuali, come un oggetto che cade dritto o storto, se piove o c'è il sole, per prendere decisioni o prevedere l'esito di una giornata o di una azione; non lo faccio per scherzo.
Faccio spesso calcoli ripetitivi e inutili, basati su cose che vedo o sento.
E non resisto a non calcolare o ripetere un certo numero di volte.

E così via...

Quante, fra le persone che conosciamo, rispondono ad almeno uno di questi comportamenti ? Ognuno di noi potrebbe senza dubbio indicare qualcuno, tra gli amici, i parenti, i colleghi, che adotta uno di questi modi di fare.

Per la maggior parte dei casi, queste persone sono consce che il loro modo di agire o di pensare, è diverso da quello della maggioranza della gente.

Molti di loro, hanno cercato, con la sola forza della volontà, di correggere il proprio comportamento, ma non ci sono riusciti.

Quasi tutti, alla fine, accettano il proprio modo di fare e di pensare, e lo integrano nel loro stile di vita.

C'è chi non ne parla, fa finta di niente, mette in atto strategie per non essere notato. Altri, invece, ne parlano a tutti, magari prendendosi un po' in giro da soli, per ottenere accettazione da parte degli altri ("Sai, io sono un tipo un po' all'antica, non prendo mai l'aereo" e ride, per far ridere gli altri).

C'è anche chi ne parla dicendo che è un problema, ma poi non fa niente per risolverlo.

Il problema è un altro, ed è quello di capire che cosa significano questi comportamenti. Non possiamo liquidarli come stranezze, bizzarrie, particolarità, scherzi, cose buffe, tratti del carattere un po' eccessivi, magari. Sono limiti personali al comportamento umano, che, in molti casi, condizionano pesantemente la vita.

Comportamenti, come quelli descritti, non sono frutto delle volontà conscia della persona. Chi vive queste situazioni, quasi sempre non può decidere se fare o non fare una certa cosa. Deve farla, e basta. Se non lo fa', prova sensazioni simili a quelle del drogato in astinenza.

La fa, perché si sente in obbligo di farlo, sa bene che, se non compie una certa azione, la sua mente verrà invasa da ansia e angoscia.

Spesso compare la "paura della paura" che, in questi casi, si potrebbe descrivere come, la paura che, se non farò una certa cosa, allora starò male e proverò paura. Ho paura cioè di provare paura.

Questi comportamenti sono in realtà sintomi di sofferenza nevrotica, sono sintomi di nevrosi.

La parte inconscia della nostra mente, se vive un problema non risolto, se si trova sempre in conflitto e non sa cosa decidere, se, in fase infantile, ha subito sofferenze, mancanze di amore e di rispetto, fa assumere alla parte conscia, dei modi di pensare e di agire diretti a difendersi dalla sofferenza.

In certi casi viene creato un "falso sé", cioè un'identità non conforme alla vera natura della persona; una maschera, un personaggio, che permette di presentarsi in pubblico, senza troppe sofferenze. Tutto questo a scapito del vero io, che comincia ad ammalarsi. Tutti i comportamenti descritti all'inizio di questo articolo, sono sintomi nevrotici, prodotti da quelli che Sigmund Freud chiamava "fenomeni di spostamento di energie psichiche".

Faccio un esempio: mi sento a disagio perché, nonostante abbia trent'anni, mi rendo conto, di essere ancora psicologicamente dipendente dai miei genitori.

Provo per loro ancora un amore da bambino, li vedo molto più potenti, di quello che sono, e, nonostante io abbia da anni un lavoro, una fidanzata, amici, o sia addirittura sposato, mi riferisco nella mia mente costantemente alla mia famiglia di origine. Non riesco cioè, a vivere l'amore del figlio adulto verso il genitore. Vivo ancora un affetto dipendente e, in molti casi, anche infantile. Ho paura del distacco che dovrei assumere nei loro confronti.

Se devo prendere delle decisioni, chiedo sempre consiglio a mio padre.

Telefono a mia mamma tutti i giorni, le racconto tutto quello che mi succede durante il giorno, i miei stati d'animo, i miei pensieri, le chiedo consigli.

Chiedo ancora ai miei, l'affetto che non mi hanno dato da piccolo.

Affrontare problemi come questi, è penosissimo per chi li vive; molto spesso appare impossibile.

La mente inconscia allora, per non soffrire, sposta le energie psichiche, che potrebbero affrontare il vero problema (il mio rapporto coi genitori) e le trasferisce in un altro campo, dove è molto più facile ottenere successo.

Ad esempio, controllando che le cose siano sempre in ordine, non prendendo mai l'ascensore, l'aereo e così via...

Se non prendo l'ascensore e mi faccio le scale a piedi, provo sollievo, ma non risolvo il problema con mia mamma.

In molti casi, quando le ferite infantili, o quelle della vita, sono state troppo crudeli, le sofferenze nevrotiche diventano uno stile di vita inconsapevole ma sofferto, che si evidenzia solo attraverso sintomi, apparentemente estranei. Sintomi che sembrano assurdi, solo perché si riferiscono, in modo crittato o simbolico, a un altro livello delle psiche della persona.

Per cercare di capire, la natura di questa sofferenza, si può anche tener presente che, il comportamento assunto, molto spesso, come insegnava Carl Gustav Jung, è spesso simbolo di qualcosa di molto importante, a livelli della mente molto profondi per la persona, e, se riusciamo a decodificare questo simbolo, e viverlo, siamo vicini all'inizio di un cambiamento, siamo più vicini a noi stessi.

NOTA:

Ogni terapia viene individualizzata e monitorata per ciascun paziente dallo psicologo, secondo la sua competenza ed esperienza.

Questi articoli costituiscono soltanto delle schede informative, e non possono, in alcun modo, sostituirsi al rapporto diretto psicologo-paziente, che si realizza nel corso della psicoterapia.