Galimberti Freud Reich
Lowen Klein Winnicott
Giberti, Rossi Jervis DSM III R
Jung Perls, Goodman e Hefferline Rogers
Comportamentismo Cognitivismo Psicologia Sistemica
Assagioli Moreno Terapia di gruppo
Psicologia transculturale Psicologia transpersonale Maslow

 


Il concetto e la definizione di nevrosi hanno avuto uno sviluppo nel tempo, accompagnando l'evolversi della psichiatria prima e della psicanalisi in un secondo tempo. La presente rassegna non pretende di esaurire l'argomento, ma soltanto di ripercorrere alcune delle principali teorie psicologiche, psichiatriche, psicoanalitiche sulla nevrosi costituendo così lo stimolo per ulteriori approfondimenti.

 

1) U.Galimberti

Secondo U.Galimberti (1992) la nevrosi è: "Un disturbo psichico senza causa organica i cui sintomi sono interpretati dalla psicanalisi come espressione simbolica di un conflitto che ha le sue radici nella storia del soggetto e che costituisce un compromesso tra il desiderio e la difesa ".

Galimberti osserva che il termine nevrosi è stato introdotto in psichiatria nel 1777 dal medico scozzese William Cullen che la definì "affezione funzionale, cioè senza infiammazione della struttura, con una sede organica precisa", per cui all'epoca si parlava di "nevrosi digestiva, cardiaca, uterina o isterica".

In seguito Pinel (1787) puntualizzò l'assenza di ogni substrato organico riscontrabile e Charcot ne definì la natura esclusiva-mente psicologica.

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2) Sigmund Freud

Sigmund Freud (1856-1939) introdusse il concetto di inconscio, la teoria del sogno come metodo di esplorazione dell'inconscio, la teoria degli atti mancati e del motto di spirito, la teoria della isteria ed il concetto di rimozione, la tecnica delle associazioni verbali, la creazione e l'elaborazione dell'idea di transfert. la teoria della libido, della sessualità infantile e del complesso di Edipo; elaborò successivamente la concezione del narcisismo che si esprime poi nella metapsicologia, un sistema che definisce i fatti psicologici dal punto di vista topico (la tripartizione inconscio, preconscio e conscio), dinamico (i conflitti psichici) ed economico (il principio del piacere e il principio di realtà); gli ultimi sviluppi delle sue teorie si concentrarono sulla classificazione delle pulsioni e sulla descrizione delle dinamiche psichiche in termini di Io - Es - Super Io.

Per quanto concerne le nevrosi, Freud ne evidenziò gli aspetti dinamici ed introdusse una prima classificazione tra "nevrosi attuali" la cui causa è l'assenza o l'inadeguatezza della soddisfazione sessuale e "psiconevrosi" nelle quali è determinante un conflitto psichico tra "pulsioni" consce ed inconsce.

Secondo Freud l'individuo attraversa nello sviluppo della propria vita, diverse fasi che sono caratterizzate da tentativi di equilibrio tra "pulsioni" opposte e dalla diversa localizzazione delle energie vitali (libido); se tuttavia, si presentano gravi errori dei genitori o problemi educativi, difficoltà ambientali e familiari, traumi infantili, la persona non riesce ad evolvere naturalmente da una fase all'altra e regredisce ovvero si fissa a fasi precedenti; compito della psicanalisi è ripercorrere assieme le fasi della vita, permettere uno sfogo alle emozioni un represse (abreazione), decodificare i messaggi che provengono dallo inconscio e ricostruire attraverso il rapporto transferale con l'analista le dinamiche parentali e familiari, attribuendo così ad esse una nuova e positiva collocazione.

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3) Wilhelm Reich

Partendo dalla concezione freudiana della nevrosi come prodotto della repressione degli istinti vitali ed in particolare di quelli sessuali, Wilhelm Reich (1897-1957) costruì una teoria che focalizzava l'attenzione non tanto sulla singola famiglia quanto sulla società borghese dell'epoca e sulle sue ideologie.

Merito di Reich è stato quello di evidenziare l'ipocrisia della morale sessuale borghese che proibiva i rapporti sessuali tra i giovani e le persone non sposate, ma nello stesso tempo favoriva la prostituzione e i bordelli, e legittimava per i maschi borghesi la possibilità di avere rapporti sessuali con ragazze appartenenti alle classi sociali "inferiori".

Queste teorie, rientranti in quella che Reich definiva "politica sessuale (Sex Politik), rilevavano i danni della repressione sessuale anche sulla formazione del carattere, con la costituzione di blocchi ("corazzature caratteriali") che alla lunga incidevano anche sul fisico attraverso somatizzazioni più o meno gravi.

Conseguentemente Reich sosteneva la impossibilità della sola psicanalisi a risolvere questo tipo di problemi e riteneva che l'approccio migliore fosse quello della "sessuo-economia", cioè l'opera congiunta di psicoanalisi e marxismo che potevano contribuire ad una trasformazione sia della organizzazione sociale, che dei singoli individui.

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4) A.Lowen

Mantenendo i principi essenziali delle concezione reichiana, spogliata però da ogni contenuto politico, A.Lowen (1975) propone l'ipotesi della "bioenergetica" che, tenendo fermo il concetto di connessione corpo-mente elabora la teoria della identità funzionale di tensione muscolare e blocco emotivo, unitamente a quella del rapporto tra inibizione della reattività emotiva e limitazione della respirazione.

Secondo Lowen , un ambiente repressivo e autoritario impedisce lo sfogo delle pulsioni piacevoli e produce frustrazione che a sua volta si ripercuote sul fisico sovreccitando il nervo simpatico e quindi facendo assumere come naturale un atteggiamento sia fisico che mentale sempre contratto e sulle difensive, il che limita la funzionalità dell'organismo e produce le diverse malattie.

Gli interventi terapeutici sono sia fisici che psicologici e sono volti allo sbloccare le tensioni e dar libero sfogo alle pulsioni per rimettere coi piedi per terra ("grounding") l'individuo e consentirgli così di poter nuovamente sentire la sua realtà personale sul terreno del mondo dal quale poter così assorbire le energie.

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5) Melania Klein

Melania Klein (1882-1960), partita anch'essa da posizioni freudiane, se ne distaccò in seguito costruendo una diversa teoria basata sulla sua osservazione e terapia dei bambini.

La Klein sostituì alla teoria delle "opposte pulsioni" di Freud quella dell' "oggetto" assegnando una importanza fondamentale alla risoluzione della ambivalenza del bambino nei confronti della madre, che in un primo tempo viene vista come "oggetto buono" e "oggetto cattivo" a seconda che sia presente e si occupi del figlio, oppure no ("posizione schizoparanoidea").

Nello sviluppo normale, secondo la Klein, il bambino deve attraversare una "posizione depressiva" nella quale prende coscienza della unità buona/cattiva dell'"oggetto materno" e raggiunge modalità di relazione più mature.

La nevrosi quindi ha origine nel primo anno di vita e consiste nella incapacità, causata da relazioni difficili con la madre e con l'ambiente familiare, a compiere questa evoluzione psicologica.

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6) D.W.Winnicot

Le teorie di Melania Klein furono in parte accettate ed in parte integrate da D.W.Winnicot (1896-1971) che inserì nella sua terapia innovazioni tecniche, utili per i casi di nevrosi che non rispondono alle indicazioni abituali della psicanalisi ortodossa freudiana.

Winnicot considera l'esperienza terapeutica come una specie di gioco condiviso all'interno del quale l'analista non resta un interprete esterno, ma rappresenta un elemento essenziale.

Winnicot concentra la sua attenzione sul rapporto madre-bambino ed evidenzia i disturbi che possono derivare al bambino e all'adulto che diventerà, se la madre non esercita le necessarie funzioni di contenimento (holding) delle pulsioni infantili.

A Winnicot inoltre si deve il concetto di "spazio transizionale" inteso come momento dello sviluppo e della vita in generale, nel quale hanno luogo fenomeni come quello del gioco, del fantasticare o del creare; questo spazio transizionale può anche essere rappresentato dal setting analitico e favorire il riconoscimento delle differenze tra mondo esterno e mondo interno e distinguere tra "me" e "non me".

"Oggetti transazionali" sono invece quegli oggetti e fenomeni che costituiscono per il bambino un modo pre-simbolico di rappresentare e far evolvere il proprio rapporto con la madre.

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7) F.Giberti e R.Rossi

Attualmente, F.Giberti e R.Rossi (1983) , sul filone della psichiatria di matrice freudiana, definiscono le nevrosi come: "forme psichiche senza evidente causa organica e legate ad un trauma psichico... sono considerate una risposta psicologica, anche se quantitativamente abnorme agli avvenimenti psichici interni ed esterni, possono essere viste come un evento particolare della vita e quindi non dovrebbero essere classificate come malattie.

Esse possono manifestarsi con sintomi psichici e vengono definite psiconevrosi (isterica, fobica, ossessiva, ansiosa, depressione reattiva) o con manifestazioni psicosomatiche; i disturbi psico-sessuali devono, entro certi limiti, essere considerati a parte".

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8) G.Jervis

Secondo G.Jervis (1989), rappresentante della antipsichiatria, il termine nevrosi é da considerarsi sinonimo di psiconevrosi, aggiungendo che "la nevrosi non è una malattia: è piuttosto un insieme di meccanismi psicologici particolari che possono essere più o meno dominanti, per periodi più o meno lunghi, nella vita di una persona."

Jervis osserva che i disturbi nevrotici (ansia, insicurezza, fobia, rituali, "nervosismi") entrano nella vita quotidiana di tutti, ma "quando rimangono entro limiti ragionevoli, vengono accettati come parte del panorama della normalità", mentre "quando i disturbi ostacolano le attività ordinarie della vita di tutti i giorni" sono da considerarsi espressione di nevrosi.

L'Autore in seguito puntualizza l'attenzione sull'ansia come sintomo sempre presente nella nevrosi e come ostacolo, avvertito chiaramente dal soggetto, sulla via della realizzazione della sua vita.

Jervis mette inoltre in evidenza che "il soggetto nevrotico distingue sempre con chiarezza tra la propria personalità, le proprie intenzioni (che avverte come normali) ed i sintomi nevrotici (che avverte come disturbi) ".

Aggiunge Jervis che: "Il nevrotico ha quindi sempre coscienza del disturbo: questo non significa però che egli abbia la coscienza della cause del disturbo; ciò facilita la falsa interpretazione della nevrosi come malattia di tipo fisico"

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9) DSM III R

La presenza dell'ansia come sintomo di nevrosi é messa in evidenza anche dal DSM III R (1993- il manuale usato negli Stati Uniti come testo di riferimento per classificare le malattie e i disturbi psicologici) che distingue tra disturbi d'ansia, disturbi dell'umore, disturbi somatoformi e nevrosi isteriche, introducendo il consueto criterio della descrizione dettagliata delle varie sindromi.

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10) Carl Gustav Jung

Un approccio diverso è fornito da Carl Gustav Jung (1875-1961) che si differenziò da Freud principalmente per il non voler ridurre tutte le dinamiche psichiche alla sola dimensione sessuale, per il rifiuto dell'approccio causale e meccanicistico al funzionamento della psiche, per la concezione dell'"inconscio collettivo" e per la teoria degli archetipi.

Jung, che chiamò "psicologia analitica" la sua teoria, e non "psicanalisi" che era un termine di matrice freudiana, evidenzia, nel divenire umano, la tendenza alla propria "individuazione" verso la realizzazione del "se" inteso come totalità che accoglie coscienza ed inconscio e determina una nuova e diversa centratura dell'Io.

Perché la coscienza possa evolversi ed individuarsi é necessario un processo di differenziazione ed integrazione che avviene attraverso la separazione dalla madre, sia a livello di inconscio personale, che di inconscio collettivo, che di archetipo.

L'analisi dei sogni viene intesa non come riconoscimento di segni fissi che indicano semplici processi psicologici, ma ricerca ed entrata in contatto col mondo del simbolo che non é totalmente precisabile e mantiene quindi vivo il suo valore energetico.

Il simbolo rappresenta il ponte tra la dimensione conscia e quella inconscia e l'accostamento di questi due contrari genera un terzo elemento, "la funzione trascendente" che rende possibile il passaggio dall'uno all'altro atteggiamento.

Per quanto concerne le nevrosi, Jung si pone controcorrente rispetto alla tendenza propria della sua epoca a dedicare uno sforzo immenso per una rigorosa classificazione dei disturbi e delle malattie mentali.

Conseguentemente, a parte una distinzione molto generale tra nevrosi e psicosi, non si trova nell'opera di Jung alcuna categorizzazione dei diversi tipi di nevrosi.

L'atteggiamento prevalente in Jung é quello di puntare l'attenzione sulla globalità della persona affetta da nevrosi, piuttosto che sulla nevrosi stessa; la nevrosi quindi non dovrebbe essere isolata dal resto della personalità.

Per quanto concerne le cause della nevrosi, Jung fa' riferimento ad uno sviluppo unilaterale o squilibrato della psiche e definisce la nevrosi come un fallimento temporaneo delle capacità naturali della psiche di autoregolarsi.

I sintomi nevrotici non costituiscono quindi per Jung l'espressione di un disturbo o squilibrio, ma un tentativo, mosso dallo inconscio, di autoguarigione poiché attirano l'attenzione dello individuo sul suo malessere.

Per Jung inoltre la nevrosi é anche spesso inquadrabile in un discorso più generale, di carattere religioso o spirituale; la nevrosi cioè esprimerebbe anche la "perdita del senso della vita", un temporaneo fallimento nel processo di individuazione, che il paziente prova, non essendo stato capace a risolvere i conflitti della sua esistenza e a sostenere la tensione delle proprie contraddizioni interne.

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11) F.Perls, P.Goodman e R.F.Hefferline

Nel tempo, avvicinandosi ai giorni nostri, sono state sviluppate differenti teorie psicologiche che hanno prodotto altri metodi terapeutici, meno psicanalitici in senso stretto cioè meno verbali ed interpretativi, come quello della "psicologia della forma" o "psicologia della Gestalt", rappresentato principalmente da F.Perls, P.Goodman e R.F.Hefferline (1951).

La teoria della nevrosi nella psicologia della Gestalt parte dalla relazione individuo-ambiente e dalla capacità dell'individuo di autoregolarsi, soddisfacendo i propri bisogni.

Un bisogno emerge, prende "forma", viene in primo piano e lascia gli altri bisogni sullo sfondo; una volta soddisfatto il bisogno "dominante" esso a sua volta recede sullo sfondo lasciando campo ad un successivo bisogno.

Il nevrotico é incapace di vivere il proprio presente e di pilotare questa successione si bisogni e soddisfacimenti; egli tende ad introiettare concetti ed idee non elaborati nella propria persona, oppure a proiettare sull'ambiente i propri disagi, perde il confine tra sé e il mondo e si rinchiude in sé stesso.

Le parole chiave della psicologia della Gestalt sono quindi: "qui ed ora", "io e tu", "come e adesso" e le tecniche terapeutiche adoperate evitano la sola verbalizzazione del passato, ma implicando anche tecniche corporee, favoriscono la possibilità di rivivere nel contesto del setting terapeutico protetto, tutte le emozioni ed i sentimenti un tempo repressi.

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12) C.R.Rogers

L'americano C.R.Rogers (1902-1987), sulla base delle sue osservazioni cliniche che lo portarono a rifiutare il freudiano "conflitto di natura sessuale" come base della nevrosi, elaborò una concezione positiva dell'individuo, chiamato "organismo" che tende naturalmente alla propria realizzazione.

Secondo Rogers ogni individuo vive in un mondo di esperienze di cui é il centro; questo mondo costituisce il suo campo percettivo, all'interno del quale ogni organismo cerca la soddisfazione dei propri bisogni; dalla interazione col mondo e dalla esperienza si costituisce la struttura del Sé.

Le difficoltà di carattere nevrotico sorgono quando si manifestano incongruenze e divergenze tra il proprio processo organismico di valutazione ed i valori esterni. Se le esperienze esterne non vengono organizzate ed integrate nel Sé, il soggetto é portato a sentire la realtà esterna come una minaccia e ad assumere un comportamento di difesa che lo rende sempre più rigido e bloccato.

La terapia di Rogers ha le caratteristiche di essere "non direttiva" e "centrata sul cliente" ; con queste parole Rogers intende sottolineare una condizione di parità tra terapeuta e paziente; il terapeuta non si pone nel ruolo di esterno, padrone di parametri precostituiti che definiscono "normalità e devianza", ma é piuttosto l'attento ascoltatore dello "stato di incongruenza" del paziente ed é colui che ne faciliterà le innate capacità di autoregolazione e di autorealizzazione.

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13) Comportamentismo

Sempre sul versante non psicoanalitico e non interpretativo si pongono le teorie del comportamentismo o "behaviorismo" (dall'inglese "behaviour" che significa comportamento), e che sono state rappresentate principalmente da I.P.Pavlov (1849-1936), C.L.Hull (1884-1952), B.F.Skinner (1904-1990), J.B.Watson (1878-1958), M.Merleau-Ponty (1866-1950), J.Piaget (1896-1980).

Queste teorie furono in vigore soprattutto negli anni Cinquanta e concentrarono l'interesse sul comportamento anziché sulle cause psicologiche sottostanti; il terapeuta in questo contesto ha un ruolo attivo e direttivo, stabilisce le prescrizioni che il paziente deve eseguire e ne valuta i risultati.

L'idea base é quella che il disturbo psichico consista in un difetto di apprendimento, per cui occorre "ricondizionare" il paziente affinché possa essere in grado di fornire risposte adattate alla realtà, abbandonando quelle disadatte, apprese in situazioni ansiogene.

Le forme patologiche maggiormente trattate e trattabili con questo schema terapeutico sono le nevrosi fobiche, ansiose, ossessive, i disturbi sessuali e l'alcolismo.

Le tecniche maggiormente in uso erano quelle della "esposizione", dello "inondamento" e della "desensibilizzazione; si trattava in pratica di esporre il paziente alla situazione maggiormente temuta, fargliela vivere al massimo grado possibile associando queste idee ansiogene con opportune tecniche di rilassamento.

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14) Cognitivismo

In senso opposto al comportamentismo si pone la "psicologia cognitivista" o "cognitivismo" che concepisce la mente non come un recettore passivo delle informazioni che giungono dagli stimoli ambientali, ma come un elaboratore attivo che di continuo verifica la "congruenza" tra il proprio progetto comportamentale e le condizioni oggettive esistenti, filtrando le informazioni e autocorreggendosi come accade coi "servomeccanismi di tipo cibernetico" e, nel campo del software, con i "sistemi esperti" e con i sistemi di "intelligenza artificiale".

Rappresentanti maggiori di questa tendenza sono U.Neisser (1928), G.A.Miller (1920), D.A.Norman (1935), H.Gardner (1943); gli interventi terapeutici nel campo delle nevrosi sono volti ad aiutare il paziente ad una decodificazione dei propri vissuti interiori derivanti da azioni concrete; questo si ottiene mediante la somministrazione e la valutazione di particolari test reattivi, comportamentali, proiettivi, di simulazione, sperimentali.

La discussione successiva col terapeuta é volta sia all'apprendimento da parte del paziente delle tecniche logiche di "problem solving", che a quello di modifiche del linguaggio, ridimensionamento delle emozioni, variazione nella gestione dei rapporti interpersonali.

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15) Psicologia Sistemica

Un approccio differente é rappresentato dalla "Psicologia Sistemica", sviluppatasi in America, a Palo Alto (California) e rappresentata principalmente da G.Bateson (1904-1980), P.Watzlawick (1922), E.Goffman (1922), ed in seguito in Italia dalla Dott.sa M.Selvini Palazzoli (1916).

Questa teoria concentra la propria attenzione sui diversi tipi di linguaggio e sul tipo di comunicazione che avviene all'interno del sistema-famiglia; la psicologia sistemica ha trovato il suo principale campo di applicazione nella terapia delle schizofrenie, con interventi anche "paradossali" effettuati da uno staff terapeutico e volti a contrastare i disturbi psichici indotti da situazioni di "doppio legame".

L'incontro tra il sistema-famiglia o il sistema-individuo ed il sistema-terapeuta, crea una "interfaccia" o "area di contatto" dove il terapeuta introduce informazioni e prescrizioni che modificano il sistema dell'individuo o della famiglia.

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16) R.Assagioli

Partendo da una matrice freudiana, ma divenendo poi fondatore di "una psicologia nel senso più liberale della parola, senza esclusione di metodi e dottrine", e quindi in aperta polemica con le associazioni professionali psicanalitiche freudiane ortodosse, l'italiano R.Assagioli (1888-1974), elaborò una nuova teoria che definì "psicosintesi" (che, per inciso, é il termine inizialmente usato da Jung per definire la "psicologia analitica").

La psicosintesi presenta oltre quaranta metodi, esercizi e tecniche diverse, da usarsi singolarmente o variamente integrati, e sostiene una concezione della vita psichica dell'uomo inteso come "un essere bio-psico-spirituale" che nasce incompleto, percorso da una sensazione di vuoto, mancanza, nostalgia, che riesce a supera-re soltanto con la propria "maturazione", cioè un processo storico psicologico interiore che integra le sue varie parti.

In questo contesto la nevrosi é un ostacolo alla maturazione individuale, e può essere affrontato mediante un trattamento psicoterapico che prevede una prima fase analitica, una seconda fase di disidentificazione dal falso sé, ed una terza fase sintetica, integrativa delle risorse interiori e volta a produrre cambiamenti concreti anche nell'ambiente esteriore.

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17) J.L.Moreno

Di origine freudiana, J.L.Moreno (1889-1974), negli anni Venti, si oppose a quella che, a suo parere, era l'arbitraria ripartizione della personalità, operata da Freud, e ribadì l'unità esistenziale della persona, che può essere curata nei suoi disturbi comportamentali, nelle sue esigenze motivazionali e nelle sue fantasie, attraverso una rappresentazione scenica, emotiva, improvvisata, nella quale i partecipanti sono invitati ad esteriorizzare sul palcoscenico i loro vissuti.

Questa tecnica terapeutica, chiamata "psicodramma", rappresenta una delle prime "terapie di gruppo" moderne ed é volta ad influire sul sistema delle relazioni interpersonali familiari e individuali.

Lo psicodramma basandosi sull'assunto che la vera comprensione delle dinamiche della propria vita sia di carattere emotivo/intuitivo, fa' ricorso ad una tecnica che predilige il "fare" al posto del "dire" o del "dirsi" classico psicanalitico.

Lo psicodramma si svolge mediante la recitazione da parte del paziente ed eventualmente dei membri della sua famiglia, di testi di carattere teatrale appositamente scritti o modificati, sotto la regia di una "coppia terapeutica" e davanti alla presenza di un pubblico significativo per il paziente.

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18) Terapia di gruppo

Una differente forma di psicoterapia, particolarmente efficace come "terapia di gruppo" é la cosiddetta "analisi transazionale" ideata da E.Berne (1910-1970).

Secondo questa teoria, i disturbi psichici derivano da cattivi rapporti tra i vari stati dell'Io; tali stati sono quello del "genitore" interiorizzato (che fissa i limiti e determina le capacità di comportamento e di crescita), del "Io adulto" (che presiede all'esame della realtà e della probabilità degli eventi), e del "Io bambino" (fonte delle emozioni e della creatività.

Nel corso della terapia di gruppo si dà notevole importanza alla "comunicazione non verbale" e cioè la mimica, la postura, il contatto fisico che permettono altrettanti passaggi, comunicazioni e aggiustamenti ("transaction") dei vari stati dell'Io.

La terapia prende in esame il tipo di comunicazione adottato ed il suo feedback servendosi di "giochi" nei quali vengono messi in atto i ruoli del "persecutore", del "salvatore" e della "vittima"; si procede poi ad una analisi delle emozioni succitate e ad una rivisitazione dei propri progetti di vita passarti e presenti.

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19) Psicologia transculturale

Col termine "psicologia transculturale" si identifica quella serie di teorie e studi, portati avanti particolarmente da E.Sapir (opera del 1949) e B.L.Whorf (1897-1941).

Gli studi sono stati svolti in modo comparativo, paragonando, a proposito di un medesimo aspetto o comportamento, campioni di soggetti appartenenti alle diverse culture, per poter distinguere gli aspetti universali del comportamento umano e quelli che invece si sviluppano esclusivamente all'interno di un particolare ambiente socioculturale e in relazione a specifiche pratiche culturali.

Partendo dal punto di vista dello studioso bianco occidentale , si é constatato che, o si é in presenza di sindromi sconosciute in occidente, o si é in assenza di forme diffuse in occidente.

Queste considerazioni hanno avvallato le tesi della antipsichiatria, secondo la quale é decisiva, nello sviluppo della malattia, la componente socioculturale e di conseguenza é relativa la discriminazione tra "normale" e "anormale".

Il richiamo a questi studi, in questa sede, é volto soltanto alla prescrizione di prudenza nel valutare atteggiamenti inconsueti di persone straniere.

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20) Psicologia Transpersonale

"Psicologia Transpersonale" é il termine coniato da J.Pearce, C.Tart, R.Walsh, F.Vaughan (1976) per indicare un orientamento psicologico e psicoterapeutico che, oscillando tra obiettivismo scientifico e comprensione intuitivo-esistenziale, tende a riconoscere oltre all'Io un Sé più ampio e profondo, vero fondamento della persona.

Secondo questa teoria la persona disturbata é una persona che non riesce ad entrare in contatto col proprio Sé. In questo contesto, certe esperienze estreme di alterazione psicologica, denominate "peak experiences" possono favorire il benessere dell'individuo favorendo il contatto fra l'Io ed il Sé "oltre i normali limiti dell'Io e della personalità in vista di una radicale trasformazione". Esperienze quindi come l'estasi, l'esperienza mistica e quella allucinatoria, la gioia e lo stupore, anche indotti da sostanze chimiche psicotrope, vengono realizzate, sotto la supervisione del terapeuta e fanno parte della terapia che viene adottata per determinati soggetti.

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21) H.A.Maslow

H.A.Maslow (1908-1970) è considerato il fondatore della cosiddetta "Psicologia Umanistica" che da un lato rifiuta l'aspetto "scientifico" delle ricerche psicologico-sperimentali e dall'altro non accetta presupposti deterministici e determinati che sono alla base di molte teoria psicanalitiche, e concentra invece l'attenzione sulle motivazioni per le quali il soggetto agisce. Secondo Maslow queste motivazioni non possono essere ridotte a semplici meccanismi pulsionali, ma sono promosse da valori personali ed individuali come la creatività, il bisogno di esplorazione, la volontà di autorealizzarsi come essere unico e individuale.

La psicologia umanistica é debitrice sul piano teorico all'esistenzialismo (che offre ampie descrizioni delle figure dell'esistenza), alla fenomenologia (che descrive le modalità con le quali l'esistenza sin esprime nei fatti sensoriali), al pragmatismo (dove collega l'attenzione per l'azione alle istanze di autorealizzazione); dal punto di vista pratico e psicoterapeutico vengono adottati, variamente miscelati, metodi e tecniche presi dalla terapia bioenergetica, dallo psicodramma, dalla analisi transazionale, dalle teorie di Rogers e Reich.

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QUADRI CLINICI

Premettendo che nella realtà non esistono quadri clinici "puri", cioè caratterizzati da una completa e determinata costellazione di sintomi, così come descritti nei manuali, ma che la persona nevrotica spesso presenta sindromi "miste", caratterizzate cioè da sintomi appartenenti a diverse forme cliniche, riportiamo qui di seguito sia le caratteristiche comuni alle varie forme nevrotiche, che una classificazione delle nevrosi sulla quale sono concordi la maggior parte delle scuole psicanalitiche.

Caratteristiche comuni a quasi tutti i tipi di nevrosi sono:

  • un rendimento sociale e lavorativo inferiore alle reali capacità dell'individuo ed al suo quoziente di intelligenza
  • una sofferenza spesso sterile
  • la tendenza a reagire in termini inadeguati ed improduttivi
  • l'abbondanza di contenuti ideo-affettivi conflittuali e contrastanti
  • la scarsa consapevolezza delle finalità del proprio comportamento e dei propri disturbi
  • la difficoltà ad amare e sintonizzarsi col prossimo
  • sentimenti prevalenti di incompletezza, insicurezza, sfiducia, inferiorità, vergogna, colpa
  • irresolutezza, propositi inappropriati, decisioni contraddittorie, improvvise, parziali
  • esagerata mobilità emotiva
  • senso di disagio interiore, malessere di vivere, tensione tra desideri e proibizioni, una esistenza sentita come insoddisfacente ed incompleta

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1) SINDROMI ANSIOSE

L'ansia, come la paura, é di per sé un fenomeno naturale e svolge funzione di salvaguardia dell'individuo allorché sorge in occasioni di particolare gravità e pericolo reale per la persona; questi meccanismi psicologici e fisici in una situazione realmente critica collaborano alla sopravvivenza del soggetto in pericolo mettendo in stato di allerta l'organismo e mobilitando tutta una serie di difese fisiche e psicologiche.

Se viceversa l'ansia sorge in situazioni non realmente penose, minacciose o pericolose, allora può essere considerata patologica ed espressione di nevrosi.

L'ansia in questi casi può essere:

  • "occulta" (vissuta interiormente senza consapevolezza ed espressa solo come una sensazione di malessere, inquietudine, tensione)
  • "manifesta" (e cioè riconosciuta come tale dal soggetto ed espressa verbalmente o attraverso il comportamento).

I sintomi dell'ansia possono essere distinti in:

  • soggettivi (cioè non riscontrabili con un esame clinico), ad es.: senso di costrizione precordiale, cardiopalmo, "fame d'aria", "nodo" alla gola o allo stomaco, tensione alle gambe, cefalea ecc.
  • oggettivi (cioè individuabili con un esame medico) ad es.: tachicardia, sbalzi di pressione, sudorazione, secchezza delle fauci, vomito, stipsi, diarrea ecc.

L'interpretazione psicoanalitica più accettata di questo tipo di nevrosi, considera l'ansia come "sintomo-segnale" intorno al quale si struttura il conflitto nevrotico caratterizzato dalla presenza di pulsioni ed affetti tendenti ad ottenere soddisfazione e contrastati da meccanismi di difesa dell'Io.

Le pulsioni sono inconsciamente vissute come proibite e punibili e pertanto pericolose; l'ansia é il segnale di pericolo avvertito dall'Io del nevrotico ed i sintomi corrispondono sia ad un tentativo di rinnegamento del desiderio proibito sia ad un suo parziale e mascherato progetto di realizzazione.

I meccanismi di difesa dell'Io in questi casi lavorano per impedire al soggetto la conoscenza delle pulsioni proibite, e delle rappresentazioni mentali alle quali le pulsioni sono collegate.

Il soggetto quindi ignora e respinge le ragioni della sua ansia ed é portato a collocare all'esterno del Sé psichico, e quindi nella realtà esterna o nella fisicità del corpo, ciò che in effetti appartiene intimamente al suo mondo psichico.

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2) SINDROMI NEVRASTENICHE (o neuroasteniche)

Sono caratterizzate dalla "astenia" e cioè un sentimento soggettivo di stanchezza e debolezza sia fisiche che psicologiche spesso accompagnato da:

  • cenestopatie cioè sensazioni fisiche spiacevoli di diverso tipo ed entità a carico delle diverse parti del corpo
  • modificazioni emotivo-affettive come sentimenti di insicurezza, sfiducia, tensione, iperemotività, depressione, preoccupazioni
  • atteggiamento ipocondriaco o patofobico
  • alterazioni funzionali di vari organi ed apparati fisici

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3) SINDROMI FOBICHE

Caratterizzate dalla "fobia" che é un timore morboso, fuori luogo, eccessivo, immotivato e riconosciuto come tale dal paziente.

Tra i tipi più comuni di fobia ricordiamo:

  • agorafobia: paura degli spazi aperti, di uscire
  • claustrofobia: paura degli spazi chiusi
  • ereutofobia: paura di arrossire in certe circostanze
  • rupofobia: paura dello sporco
  • nosofobia o patofobia: paura delle malattie e delle infezioni
  • acrofobia: (paura dell'altezza con o senza "vertigini")
  • aicmofobia: (paura degli oggetti acuminati e taglienti)
  • spettrofobia: (paura degli specchi e di specchiarsi)
  • cromatofobia: (paura o fastidio per un certo colore)
  • aracnofobia: (paura di ragni o insetti in genere)
  • emofobia o ematofobia: paura del sangue

Le fobie possono essere anche classificate come segue:

  • fobie di situazione (chiuso, aperto, buio, acqua, temporali ecc.)
  • fobie di essere viventi (cani, gatti, insetti, serpi ecc.)
  • fobie di oggetti (coltelli, vetri, armi ecc.)

La fobia nella maggior parte dei casi non si presenta come unico sintomo, ma è spesso accompagnata da componenti ansiose o nevrasteniche, o costituisce una tappa o un aspetto di una sindrome fobico-ansiosa o fobico anancastica; é presente spesso una manifestazione di tipo vegetativo e sensazioni somato-viscerali o cenestetiche spiacevoli.

Secondo l'interpretazione psicoanalitica freudiana la sindrome fobica, definita anche "isteria di angoscia" risalirebbe ad un non risolto complesso di Edipo e all'angoscia di castrazione; la pulsione conflittuale viene "convertita", cioè trasformata in rappresentazioni mentali relative agli oggetti o alla situazione fobica.

Il fobico cioè fugge dalle rappresentazioni che creano angoscia spostando inconsciamente su oggetti esterni e situazioni fobizzate le sue allarmanti relazioni con oggetti interni. Vi é quindi una negazione del problema interno ed un trasferimento della angoscia dalla situazione psicologica personale al mondo esterno che viene caricato simbolicamente di valenze negative e fobiche.

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4) SINDROMI OSSESSIVE

Sono caratterizzate dalla "ossessione", cioè pensieri, rappresentazioni mentali, tendenze interne, azioni, che si presentano insistentemente ed incoercibilmente, senza adeguata o comprensibile motivazione affettiva, alla coscienza dell'individuo che, pur riconoscendone la illogicità o la inopportunità, le combatte, spesso non riuscendo a liberarsene, se non faticosamente e per brevi periodi.

Si tratta di idee o moti d'animo che con modalità coatta ed insistente "assediano" la mente di una persona che é perfettamente critica verso questi fenomeni e cerca di scacciarli dai propri pensieri.

La loro misura patologica dipende dal grado con cui interferiscono nella vita quotidiana della persona e nel rendimento lavorativo, poiché un certo livello di "ossessività" é invece considerato un dato socialmente valido e positivo che aiuta il soggetto nella esecuzione di lavori che richiedono precisione ed esattezza.

Le ossessioni possono essere classificate:

  1. secondo l'oggetto formale della coazione
    1. immagini psichiche coatte ed ossessive
    2. idee coatte ed ossessive
    3. impulsi coatti ed ossessivi agiti o non agiti
  2. secondo la risonanza emotiva individuale, cioè secondo il grado e il genere di partecipazione emotiva che accompagna l'ossessione
  3. secondo le caratteristiche formali generali e strutturali:
    1. ossessioni dubitative (spesso a tema religioso, metafisico, filosofico, esistenziale)
    2. fobie ossessive (cioè paure irragionevoli che continuamente e coattivamente si impongono alla coscienza del soggetto e alle quali spesso il soggetto reagisce con "contro-comportamenti" o "rituali" ossessivi e scaramantici.)
    3. azioni o comportamenti coatti od ossessivi: che a loro volta possono essere "primari", cioè senza una precisa giustificazione o idea motivante; o "secondari" e cioè le cosiddette "ossessioni o coazioni controfobiche" descritte in 3.a.

Il significato psicodinamico delle nevrosi ossessive, secondo le teorie psicanalitiche di base freudiana, risiede nella inconscia credenza del paziente che sia possibile non affrontare ed accettare veramente i propri conflitti e la propria aggressività, ma sfuggire alle pressanti richieste dell'Es grazie a cerimonie, formule, rituali che costituiscono i sintomi della nevrosi.

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5) SINDROMI ISTERICHE

L'isteria si presenta in forme cliniche numerose e polimorfe, potendo infatti "imitare" tutte le malattie.

Freud indicava questo disturbo come "nevrosi di conversione", ponendo quindi l'attenzione sul meccanismo psicologico che "converte", cioè trasforma, un conflitto psichico non accettato in un sintomo somatico/psichico che esprime simbolicamente un fantasma, un ricordo o un desiderio rimosso.

I sintomi dell'isteria si distinguono classicamente in:

  1. sintomi somatici che esprimono l'alterata funzionalità del sistema nervoso, quali ad es. gastriti, coliti, contratture muscolari, paralisi, dispepsia, turbe del sistema vegetativo, turbe sessuali, tachicardie ecc.
    • queste patologie si differenziano dalle corrispondenti malattie somatiche o neurologiche per:
    • l'assenza di segni clinici e di referti di analisi e di laboratorio che caratterizzano la malattia organica
    • molto spesso si ha concomitanza tra l'apparizione del sintomo somatico con situazioni ad alto valore emotivo o affettivo per il soggetto
    • il soggetto mostra scarsa partecipazione affettiva ai propri sintomi ed alla situazione (la cosiddetta "belle indifference" degli autori francesi)
    • i sintomi hanno carattere dimostrativo e teatrale
  2. sintomi psichici, distinti a loro volta in:
    • transitori:
      1. fenomeni amnestici
      2. stati crepuscolari
      3. stati di eccitamento psicomotorio con atteggiamenti teatrali
      4. stati acinetici (pseudosonno, stupor, stati catalettici e catatonici)
      5. stati deliranti pseudoallucinatori
      6. stati di depressione ed euforia isterici
    • permanenti:
      1. facilità alla esagerazione, menzogna, mitomania, simulazione
      2. labilità, dipendenza, immaturità emotivo-affettiva
      3. facile suggestionabilità
      4. teatralità, esibizionismo, vanitosità, capricciosità,instabilità
      5. immaturità e irregolarità nella vita sessuale
      6. infantilismo
      7. egocentrismo

La cosiddetta "espressività isterica" muta di epoca in epoca e segue l'evoluzione dei tempi; le forme dimostrative e teatrali, come gli svenimenti e le crisi pseudo-epilettiche, così comuni alla fine dell'ottocento e nella prima metà del novecento, sono adesso espressi da strati sociali culturalmente arretrati, mentre sono in netto aumento le forme "intime" caratterizzate da neuroastenia, depressione, somatizzazioni varie.

Dal punto di vista psicoanalitico freudiano, l'isterico é colui che non conosce, non vuole conoscere, "rimuove" il suo vero problema, spesso di carattere sessuale, familiare, edipico, di rapporto con gli altri e trasforma le proprie energie psichiche in manifestazioni psicosomatiche di sofferenza, di difesa, di proiezione, di conversione.

La personalità isterica é caratterizzata da labilità emotiva, ipercoinvolgimento nel rapporto, presenza di intensi bisogni di dipendenza ed esibizionistici, una sessualità esibita come libera ma invece prevalentemente inibita, infantile e repressa, un tipo di atteggiamento falsamente competitivo ed in realtà spesso masochista, dominio di istanze e richieste di tipo orale.

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6) SINDROMI DEPRESSIVE

DEPRESSIONE

Un uomo sta seduto sul bordo di un abisso, le gambe penzoloni nel vuoto e lo sguardo rivolto verso il basso; la voragine che si apre davanti a lui è nera, fredda e buia; anche sforzando la vista non si arriva a vederne il fondo; l'uomo è perso nella contemplazione di questo nulla e non si riesce a distoglierlo dalla sua fissità.

Questa immagine di forte contenuto emotivo è stata utilizzata dallo psicologo francese Jean Oury per descrivere le sensazioni di isolamento, allontanamento dal mondo reale, annullamento/perdita di se stessi che si riscontrano nelle sindromi depressive di competenza psichiatrica; l'immagine rende con efficacia la difficoltà o talvolta l'impossibilità per il depresso a sfuggire e sottrarrai a quella pesante catena di pensieri che vertono quasi sempre su una serie costante di tematiche negative.

La definizione che il filosofo/psicologo U. Galimberti ha elaborato per la depressione la descrive come "...un'alterazione del tono dell'umore verso forme di tristezza profonda con riduzione della autostima e bisogno di autopunizione" ; a questo stato si accompagnano, in un mix di intensità e composizione variabili in funzione dell'individuo e della gravità del disturbo, una serie di sintomi che possono colpire la persona a differenti livelli: disturbi somatici e neurovegetativi; disturbi della affettività ed una progressiva perdita di interesse per la vita; abulia nel comportamento ed inibizione del pensiero; pensieri di morte e suicidio e possibile messa in atto.

Per la diagnosi differenziale dei vari tipi di depressione, si può far riferimento a criteri quantitativi relativi alla presenza, durata e gravità della costellazione di sintomi sopra indicati. Lo spartiacque tra la malattia di livello medio/leggero e quella di livello medio/grave è costituito comunque dal grado di compromissione al regolare svolgimento della vita sociale, degli affetti, del lavoro e delle attività quotidiane che il disturbo arreca. In parole semplici: se una persona vive con fatica e sofferenza l'uscire di casa, fino ad arrivare a rinunciarvi, siamo in presenza di una sindrome depressiva di livello medio/grave, che va affrontata con urgenza.

E l'urgenza è giustificata dal carattere degenerativo e dalla tendenza a diventare croniche, e quindi trattabili con maggiore difficoltà, che le depressioni non affrontate terapeuticamente, tendono ad avere.

A questo proposito, riprendendo l'immagine dell'uomo seduto sul bordo dell'abisso, possiamo provare ad accostarla ad un aforisma del filosofo Nietzsche, che, riflettendo sulle tematiche del bene e del male, affermava: "Chi guarda troppo a lungo e troppo profondamente nell'abisso, sappia che altrettanto a lungo e profondamente l'abisso sta guardando dentro di lui"; e naturalmente da certi sguardi non si rimane immuni...

Bisogna quindi affrontare il problema della depressione scegliendo il tipo di terapia più adatto al livello di gravità del disturbo.

Per la depressione nevrotica, di livello medio/leggero, è indicato un particolare tipo di psicoterapia che si strutturi inizialmente in approccio diversificato al problema, strategie di attivazione e terapia di sostegno.

In un secondo tempo la psicoterapia percorrerà un cammino più propriamente psicoanalitico per facilitare il paziente nella ricostruzione, rielaborazione e rivalutazione della propria storia individuale e per fornirgli gli strumenti interpretativi del mondo personale, reale, onirico e simbolico.

Quando invece ci si trova in presenza di sindromi depressive medio/gravi, con forte menomazione al regolare funzionamento sociale e lavorativo, bisogna cercare di distinguere innanzitutto, considerando il paziente e l'ambiente nel quale vive, se può' esserci o meno un reale rischio di suicidio, in presenza del quale può essere necessario procedere al ricovero.

Se non ricorre questo rischio, si metterà in atto una strategia terapeutica che preveda da un lato il ricorso al neurologo o allo psichiatra per la prescrizione dei farmaci antidepressivi adatti al singolo caso; dall'altro l'inizio di una psicoterapia che abbia le caratteristiche sopradescritte.

I migliori risultati si ottengono quando il medico e lo psicoterapeuta si tengono regolarmente in contatto; in questo modo si possono evitare quegli errori di valutazione sull'andamento della terapia, che una mancata informazione sugli interventi dell'altro terapeuta può provocare; inoltre, cosi facendo, è possibile elaborare quel particolare tipo di approccio multimodale e di staff, calibrato sul singolo caso, che può facilitare una positiva evoluzione.

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TERAPIA

L'indicazione principe per il trattamento della nevrosi é la psicanalisi, qualora nel esistano le condizioni e le possibilità; in altri casi psicoterapie brevi, psicoterapie di appoggio, ipnosi, terapie di gruppo possono costituire un valido aiuto.

L'azione psicoterapeutica può essere accompagnata dalla somministrazione di psicofarmaci: ansiolitici, tranquillanti minori, neurolettici a bassissime dosi, antidepressivi, ipnotici.

E' consigliabile in certi casi la somministrazione di farmaci (vitamine, ricostituenti) con effetto "placebo".

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NOTA:

Ogni terapia viene individualizzata e monitorata per ciascun paziente dallo psicologo, secondo la sua competenza ed esperienza.

Questi articoli costituiscono soltanto delle schede informative, e non possono, in alcun modo, sostituirsi al rapporto diretto psicologo-paziente, che si realizza nel corso della psicoterapia.