Chi decide di intraprendere un percorso di crescita personale, attraverso la psicanalisi, cerca, in questo modo, di risolvere un momento difficile della sua vita. Lo scopo è quello di non soffrire più, arrivare a conoscere veramente se stessi, combattere i meccanismi della nevrosi e le sofferenze che ne derivano.

La scelta del terapeuta è uno dei punti più importanti di questo percorso, e merita molta attenzione.
In questa situazione, possono darci valide indicazioni, il nostro medico di base, uno specialista che abbiamo consultato, qualcuno che conosce il terapeuta dal punto di vista professionale, gli Ordini di categoria.

Quando fissiamo il primo appuntamento, pur nella sofferenza che caratterizza questo momento, dobbiamo sentirci liberi di scegliere.
Questo significa, valutare attentamente l'impressione che abbiamo ricevuto dal primo incontro. Se non ci convince, sarà meglio disdire l'appuntamento successivo e rimettersi in cerca.

Le condizioni ideali, che il futuro paziente dovrebbe trovare presso lo psicanalista, sono le seguenti:

  • un orario definito con chiarezza
  • un luogo, dove si svolgono le sedute, sempre lo stesso
  • una durata fissa per le sedute
  • uno studio silenzioso e senza disturbi
  • quella che Freud chiamava "la regola delle libere associazioni", cioè il poter dire tutto quello che passa per la mente, saltando da un argomento all'altro
  • il terapeuta non indica al paziente cosa deve fare, o non fare, ma, attraverso brevi interventi "neutrali", cerca piuttosto di aiutarlo a capire se stesso
  • il terapeuta resta relativamente "anonimo", nel senso che non parla di sé stesso e delle proprie opinioni, ma si concentra su quello che dice il paziente
  • totale privacy, che protegge tutto quello che il paziente dice, con il più assoluto segreto professionale
  • totale rispetto per la persona del paziente

Queste sono le condizioni base, per un buon svolgimento della psicanalisi.

Altri elementi, tuttavia, possono essere presi in considerazione, nella valutazione del professionista al quale vogliamo affidare un compito così difficile e importante.

Intanto, deve essere il paziente a chiamare direttamente il terapeuta, e a pagarne le spese. A questa regola può fare eccezione il caso dei minori che non lavorano, o le emergenze.

E' positivo, se il terapeuta risponde direttamente, fissa la seduta in un tempo ragionevolmente breve, non fa domande al telefono sulla patologia, non parla di se stesso e della sua formazione, non da' consigli al telefono e non suggerisce di assumere dei farmaci.

Lo studio ideale, si trova in un edificio sede di uffici e studi professionali, è dotato di una sala di attesa, l'arredamento è discreto, le finestre, protette da tende, sono chiuse, le stanze sono silenziose.
La porta della sala di attesa, può essere chiusa per evitare che, quando il paziente che ha terminato la seduta, esce, sia costretto ad incontrare il paziente successivo.

Nel corso della prima seduta, il terapeuta ascolta il paziente con attenzione ed interesse, fa' domande solo per chiedere chiarimenti, cerca di aiutare il paziente a capire se stesso, non dice quasi nulla di natura personale su se stesso, non cerca contatti fisici, e, dopo essersi fatto un'idea della situazione, dichiara al paziente di potergli essere utile, e descrive brevemente le regole di base per poter svolgere la terapia.

Per quanto concerne l'onorario, deve essere dichiarato con chiarezza, la somma richiesta deve essere ragionevole, non devono esserci contrattazioni o sconti.
Il terapeuta non accetta doni o altre forme di pagamento; l'onorario non dovrebbe variare nel corso della terapia, e deve essere pagato puntualmente.

All'inizio della seduta il terapeuta fa accomodare il paziente e lo invita a parlare. Durante la seduta il terapeuta parla poco e sta attento a quanto il paziente sta dicendogli, mostrando, anche con l'atteggiamento, la propria disponibilità all'ascolto. Gli interventi del terapeuta, sono quasi sempre mirati a sensibilizzare il paziente sul proprio inconscio e sui comportamenti che ne derivano. In questa maniera il terapeuta aiuta il paziente ad interpretare i fatti che gli succedono, ponendosi magari in un punto di vista diverso da quello solito.
A queste ipotesi sui fatti, si collega l'interpretazione dei sogni, che Freud chiamava "la via regia per l'inconscio".
In questa maniera, il terapeuta insegna pian piano al paziente a conoscere veramente se stesso e gli consegna gli strumenti interpretativi, che lo potranno aiutare, dopo l'analisi, per il resto della sua vita.

A livello pratico, poi, valgono una serie di regole basate sulla reciprocità: se il paziente è tenuto ad essere puntuale, lo stesso obbligo vale anche per il terapeuta. Se il paziente deve pagare con regolarità, il terapeuta deve fornire, con altrettanta regolarità il suo lavoro.
Come potrebbe un terapeuta aiutare una persona ad avere maggiore rispetto di se stessa, se proprio lui, manca di rispetto e correttezza?
In base a questo principio, possono essere poi valutati i diversi comportamenti.

Queste note non pretendono di esaurire un argomento così complesso e delicato come la psicanalisi.
Possono però essere usate come riferimento per aiutarci a trovare la persona che ci potrà meglio aiutare.
La psicanalisi è un vestito su misura, fatto appositamente per noi, non è un prodotto standard, che si acquista magari perché è di moda.
Le nostre sensazioni prima, durante e dopo la terapia, ci possono aiutare in questa scelta.

NOTA:

Ogni terapia viene individualizzata e monitorata per ciascun paziente dallo psicologo, secondo la sua competenza ed esperienza.

Questi articoli costituiscono soltanto delle schede informative, e non possono, in alcun modo, sostituirsi al rapporto diretto psicologo-paziente, che si realizza nel corso della psicoterapia.