"Vita liquida", "Società liquida", "Modernità liquida" sono espressioni create, di recente, dal sociologo Zygmunt Bauman, per descrivere le caratteristiche del mondo in cui viviamo.

La "vita liquida" è una vita nella quale sembra non ci siano punti fermi; tutto cambia molto velocemente, troppo velocemente.
Stiamo ancora imparando come affrontare una situazione, ma, nel frattempo, la realtà è cambiata, la situazione è diversa, e i nostri strumenti diventano subito inadeguati o, come si dice oggi, "obsoleti".

Tutto si mescola, che noi vogliamo o no, e si presenta diverso da come era in passato. Il "melting pot", cioè la pentola dove le cose si mescolano insieme, era l'espressione creata, negli Stai Uniti, qualche anno fa', per descrivere la mescolanza delle razze, delle culture, delle tradizioni, degli stili che confluivano a comporre la società americana.

Questo modo di essere, che adesso chiamano "fusion", si sta estendendo pian piano a tutto il mondo. Cinquant'anni fa', vedere un negro per le strade di Genova, era abbastanza un avvenimento, e comunque si trattava sempre di marinai americani, che si riversavano per le strade vicino al porto.
Oggi, questo fatto, non desta stupore in nessuno, e percorriamo le vie delle nostre città assieme a negri, arabi, sudamericani, russi, rumeni, cinesi, giapponesi, e tanti altri che, pian piano, hanno costituito un nuovo tessuto sociale.
In certe vie, i negozi aperti dagli immigrati, hanno cambiato l'atmosfera, le merci esposte provengono da paesi lontani, si sentono nell'aria i profumi di cibi diversi dai nostri, e capita certe volte, di percorrere anche lunghi tratti di strada in città, e non sentire mai parlare in italiano.

Il progresso della tecnologia, non è mai stato così veloce come oggi. Nel campo dell'informatica, poi, possiamo essere sicuri, che quello che compriamo oggi (hardware o software) diventerà presto vecchio, se non è vecchio già nel momento dell'acquisto. Per quel che riguarda i computers, è attuale e moderno quello che viene inventato oggi in California o in Giappone. L'ultima novità, che abbiamo appena comperato in Italia, è già vecchia di almeno sei mesi, che sono più o meno il tempo necessario per la produzione e la distribuzione.

Grosse contraddizioni vengono assorbite senza farci troppo caso: le persone che vivono a livello europeo, nordamericano, giapponese, con tutti gli agi, le comodità e le modernità, rappresentano circa l'otto per cento della popolazione mondiale, ma detengono più del settanta per cento delle risorse economiche e produttive del mondo.
E' stato calcolato, che se tutti vivessero allo standard americano o europeo, ci vorrebbero tre pianeti come la Terra per produrre le risorse necessarie.

Per gli americani, europei e giapponesi, che se lo possono permettere, il mondo di oggi offre la possibilità di godimento, sconosciute o impossibili fino a cinquant'anni fa'.
Possiamo passare da un aereo all'altro, girare tutto il mondo e assaporarne il meglio. Possiamo violare il tempo e inseguire l'estate, volando ai Tropici in dicembre. Guidiamo macchine sempre più potenti e veloci, in strade con limiti di velocità sempre più bassi.

La globalizzazione, porta sulla nostra tavola cibi che provengono da continenti diversi. Ascoltiamo la musica di un paese lontano, leggiamo storie scritte da chi vive a decine di migliaia di chilometri da noi. Internet ha aperto, nel bene e nel male, la nostra porta di casa a tutto il mondo.

Chi guadagna in questo mondo, non è soltanto chi produce o vende servizi o prodotti. Chi oggi vive nella sicurezza, spesso si annoia, e ha fame di esperienze emozionali, di assumere identità provvisorie, o altre identità. E così entrano in campo i "gate keepers" ("custodi del cancello"), cioè quelli che consentono di vivere queste esperienze e provare queste identità. Fanno parte di questo nuovo lavoro, i provider, che ti permettono di accedere a Internet, le televisioni satellitari o via cavo, i gestori delle reti telefoniche, chiunque faccia godere di qualche forma di intrattenimento, dal teatro al cinema, alle agenzie di viaggio che ti mandano in paesi lontani, dove potrai essere un altro, se vuoi...

Chi vive nelle società industrializzate, può comporre la sua identità mescolando stili diversi, come abbigliamento, cultura, cibo, musica, tecnologia, modi di vivere, importati da tutto il pianeta.

Il gioco andrà avanti, finché alla nostra ricchezza corrisponderà la povertà del terzo mondo, coloro ai quali non è stato concesso scegliere uno stile di vita, il destino è stato assegnato, e la società ha imposto loro il rango di scarti, nel sistema economico mondiale del "libero scambio".

Perché il modello che viene offerto e presentato, è solo e sempre, quello del consumismo, mentre gli slogan pubblicitari ribadiscono che la nostra identità è legata ai beni che possediamo. Casa, automobile, vestiti secondo questo modo di pensare, rivelano chi noi siamo veramente. Se l'abito è griffato, posso sentirmi più sicuro di me stesso.
Se invece tutti ci tenessimo quello che abbiamo, finché non si consuma davvero, il sistema economico mondiale andrebbe in collasso.

La pubblicità non dice più che il detersivo "lava più bianco"; ti fa capire invece che, se usi un certo prodotto, ti potrai identificare con i giovani, belli, ricchi, potenti, playboy o con le ninfette, veline, maggiorate, bellone, donne in carriera, che compaiono nelle réclames in TV, radio, giornali, manifesti. In alternativa, c'è chi vende l'immagine della famiglia felice, che abita nella valle degli orti, vicino al mulino bianco.

La TV è "autoreferenziale" cioè si riferisce a se stessa. Crea un evento, un personaggio, una storia, e poi, in altri programmi, commenta questi eventi, personaggi, storie, e ne allarga la portata. E poi commenta chi commenta, e così via. In altre parole, crea un mondo.

E, se, chi vive nel terzo mondo, oppresso da bisogni vitali, non può scegliere la propria identità, ma può cercare solo di sopravvivere; chi invece vive negli agi, è sottoposto continuamente ad un dilemma tra due messaggi contrastanti, un "doppio messaggio" che continuamente riceve.
Da un lato l'invito ad "essere sé stessi", con tanto di corsi e manuali psicologici già pronti, per impararlo; dall'altro, il fatto che l'unico comportamento "individuale", che la società tolleri, è quello del conformismo: essere uguale agli altri, potersi distinguere solo per gli oggetti che possediamo.

Un altro dilemma, è quello tra libertà e sicurezza: più aumenta una, più diminuisce l'altra e viceversa.

La "società liquida" ha perso i valori del passato, le tradizioni degli antenati, i principi che guidavano le generazioni precedenti.
Nell'inquietante quadro, descritto da Zygmund Bauman, viaggiamo, privi di strumenti di riferimento, verso una meta che non conosciamo, senza sapere nemmeno quanto durerà il viaggio.

Abitiamo una realtà provvisoria e, in questo contesto, dobbiamo cercare di conoscerci davvero, ascoltando il nostro cuore e la nostra mente, sfuggendo gli slogan della pubblicità, schivando le identità costruite che ci vengono proposte/imposte.
Ascoltare se stessi è un'arte praticabile da tutti; richiede silenzio e concentrazione/rilassamento, non è così difficile come si crede ...

 

NOTA:

Ogni terapia viene individualizzata e monitorata per ciascun paziente dallo psicologo, secondo la sua competenza ed esperienza.

Questi articoli costituiscono soltanto delle schede informative, e non possono, in alcun modo, sostituirsi al rapporto diretto psicologo-paziente, che si realizza nel corso della psicoterapia.