Recensione del libro:
Wilhelm Reich,
"La rivoluzione sessuale"
Feltrinelli, Milano 1972

Negli anni '30 a Vienna, Wilhelm Reich diresse, per un certo periodo, un "Consultorio di Igiene Sessuale" che offriva servizi medici e psicologici gratuiti, a favore di chi non aveva la possibilità di pagare. Un gesto forse anche di rottura nei confronti di Freud, che era stato sempre il sostenitore della regola degli alti onorari.

Da questa esperienza sul campo, Reich trae due importanti conclusioni:

  • la maggior parte delle popolazione soffre di patologie psichiche di vario genere;
  • tutti i disturbi e le patologie di carattere psichico, senza eccezione e senza distinzione, sono frutto della repressione sessuale imposta dalla società borghese.

Nota inoltre che, rispetto a quella borghese, la gioventù operaia soffre di patologie di minore gravità ed è sessualmente più libera.

 

Quest'ultima osservazione viene inserita da Reich in una visione marxista, nella dinamica del conflitto di classe. Il proletariato, nel combattere per il miglioramento delle condizioni di lavoro e della retribuzione, combatte anche per la propria ideologie politica.

Ma, affinché la liberazione sia totale, è necessario che a questa battaglia di carattere collettivo, si accompagni un percorso individuale di liberazione dalla moralità borghese.

 

A questo movimento rivoluzionario si oppone l'istituto della famiglia, "che costituisce l'apparato educativo per il quale deve passare ogni membro della società borghese". La mentalità borghese, attraverso la famiglia, condiziona il bambino fin dalla nascita, ne influenza per sempre la vita e la visione del mondo.

Per Reich la famiglia "fa da intermediario tra la struttura economica della società borghese e la sua sovrastruttura ideologica".

Dal momento che la morale borghese disapprova "relazioni sessuali durevoli", le coppie conviventi, criticate o messe al bando, devono ricorrere al "matrimonio coattivo" per regolarizzare la propria posizione e recuperare dignità sociale.

Il pensiero di Reich non è contrario al concetto generale di famiglia, ma alla famiglia borghese, espressione storica del capitalismo.

In questo contesto, matrimonio e famiglia svolgono una triplice funzione:

  • economica: espressione della mentalità capitalista;
  • politica: apparato educativo della borghesia;
  • sociale: dipendenza economica della donna dal marito.

Dal punto di vista delle dinamiche familiari, Reich concorda con Freud nell'osservare che questo tipo di famiglia è caratterizzata da una "struttura triangolare" (genitori - figlio), che produce nel figlio un attaccamento affettuoso ma anche sensuale nei confronti dei genitori, alla tirannia dei quali il bambino è esposto senza difese.

La negazione della sessualità infatti colpisce anche i genitori, per i quali l'amore per il figlio, ed il suo accudimento, rischiano di diventare l'unico motivo per continuare a stare insieme.

Questi genitori pretendono dal bambino amore ed obbedienza; soffocano le sue pulsioni sessuali trasformandole in affetto familiare. Nel bambino si produce così una fissazione in senso sessuale ed autoritario verso i genitori, una infantilizzazione che permane anche in età adulta: la rimozione della sessualità nel mondo dell'inconscio.

Soltanto una futura presa di distacco dalle figure dei genitori, e la consapevolezza della diversità tra il genitore introiettato e quello reale, possono garantire ai figli di queste famiglie una sana vita sessuale.

Altrimenti, l'unica strada che rimane è quella della nevrosi, che non realizza una coscienza sessuale adulta, ma mette in atto comportamenti sessuali pulsionali, poco controllabili, patologici, tentativi di compromesso tra la realtà e i sensi di colpa.

Nella visione di Reich, queste conseguenze nefaste dell'educazione borghese, possono essere combattute, lasciando che i bambini stiano tra di loro e sviluppino la loro sessualità.

Nell'ultima parte infine, il testo di Reich si occupa della "lotta per la nuova vita in Unione Sovietica", all'indomani delle Rivoluzione Russa.

Nel periodo appena successivo alla Rivoluzione, si osservò una progressiva disgregazione della "famiglia coattiva" voluta dalle leggi zariste.

Questo fenomeno, che colpì anche il proletariato, fu dovuto "al fatto che i bisogni sessuali ruppero le catene costituite dai legami economici e autoritari della famiglia. Rappresentò una separazione tra economia e sessualità."

L'impegno lavorativo e politico assorbiva energie che prima erano rivolte verso la famiglia; i bambini e gli adolescenti, immessi nelle scuole delle Comuni e dei Collettivi, assaporavano una libertà prima neanche pensabile e si distaccavano più velocemente dalla figura dei genitori come unico riferimento nella vita.

La normativa si adeguò ai tempi che cambiavano: ben presto fu emessa una legge che permetteva, entro tre mesi dalla gravidanza, l'aborto gratuito, gestito dalle strutture pubbliche. Nello stesso tempo, fu attuata una grandiosa campagna di informazione sessuale sui metodi contraccettivi.

Di pari passo, nuove leggi permettevano il divorzio, tutelavano le ragazze madri e ne favorivano il rientro al lavoro, proteggevano la gravidanza della donna lavoratrice con periodi retribuiti di assenze dal lavoro prima e dopo il parto.

Osservando questi dati rileviamo che la legalizzazione dell'aborto e i contraccettivi legittimano la sessualità anche come solo atto di piacere, non necessariamente riproduttivo.

Ma, come spesso avviene, una volta defluita l'ondata rivoluzionaria, cominciarono a prevalere quelle forze reazionarie, che in seguito avrebbero portato l'Unione Sovietica a diventare uno stato di tipo totalitario, dove la politica prendeva le forme della burocrazia e la libertà sessuale perdeva il significato politico rivoluzionario che aveva prima.

Un tipo di governo come quello che seguì riportò indietro la mentalità sovietica; Reich, con tristezza, ne datò la fine al giugno del 1934, quando venne ripristinata la legge che puniva l'omosessualità.

 

Seguono poi le sue considerazioni su che cosa si possa imparare dall'esperienza sovietica.