Recensione del libro:
Tobie Nathan, Isabelle Stengers
"Medici e stregoni",
Bollati Boringhieri, Torino 1996

Universo unico - Universo multiplo

La società europea ed americana dei bianchi è una società ad universo unico; questo significa che non si crede nell'esistenza di mondi paralleli al nostro.

A livello umano, la conseguenza di questa concezione dell'universo unico è la solitudine di ogni persona.

In psicopatologia, il risultato di questo inquadramento produce una serie di assiomi secondo i quali:

  • la follia è una malattia particolare
  • la follia, come tutte le malattie, risiede nel "paziente"
  • secondo la psicanalisi il disturbo consiste in un modo di pensare che si esprime come nevrosi o psicosi
  • secondo la psicofarmacologia la malattia è determinata dal funzionamento chimico - elettrico del cervello.

In questo tipo di società, il malato di mente viene collegato al proprio sintomo e identificato con esso, isolato dagli altri esseri umani, e lasciato completamente solo a confrontarsi con la Scienza, l'Autorità, lo Stato, rappresentati dal terapeuta al quale è delegato, con tutte le conseguenze che ne derivano, il potere di classificare la malattia, smascherare le resistenze inconsce del malato, portarlo a prendere coscienza di sé e ad elaborare nuove e più mature strategie esistenziali.

Le società africane "indigene" sono società ad universi multipli; il che implica la credenza in mondi paralleli a quello visibile, e la possibilità di subirne delle interferenze, o viceversa di poter creare dei collegamenti positivi con questi mondi, e con gli esseri e le forze che li animano.

Questo concetto è profondamente diverso dalla fede religiosa dei bianchi, che, pur nelle sue diverse manifestazioni, implica comunque una distanza invalicabile tra il regno di dio ed il regno degli uomini. Le etnie politeiste e le religioni animiste degli africani al contrario, interpretano i fenomeni quotidiani e comuni che accadono nel regno umano, comprese le psicopatologie, esclusivamente come il risultato, spesso misterioso, di azioni compiute da esseri invisibili, potenti e talvolta capricciosi.

Africa e Occidente: differenze nell'approccio terapeutico

Questo tipo di visione del mondo condiziona totalmente l'approccio alla malattia mentale; in una società ad universi multipli, il disturbo mentale è sempre interpretato come la manifestazione del fatto che uno spirito, per qualche motivo sul quale è necessario indagare, si è impadronito della persona.

Le conseguenze di questa interpretazione sono le seguenti:

  • la prima è il ricorso non a colui che conosce la scienza medica, ma a "colui che conosce gli spiriti";
  • la seconda conseguenza, consiste nel considerare il paziente non più come colui che soffre di una malattia, ma la persona che, all'interno del gruppo familiare, tribale, sociale, è diventata l'informatrice inconsapevole su un mondo invisibile che è bene per tutti gli appartenenti al gruppo, conoscere.

Il paziente quindi, al contrario di quanto avviene nella psicoterapia dei bianchi, viene separato dal proprio sintomo e collegato invece, sia al proprio gruppo familiare e sociale, che ad un mondo parallelo ed invisibile sul quale, nell'interesse di tutti, è necessario indagare.

Il modo di operare di "colui che conosce il segreto", infatti, non consiste quasi mai nel costruire una anamnesi ed una diagnosi interrogando o visitando il paziente; ma piuttosto manipolando oggetti che rinviano all'universo invisibile, sabbia, conchiglie, sculture, oggetti in legno, rosari, perfino il Corano, oppure nessuno di questi oggetti se il guaritore grazie ad un "dono" riesce a "vedere".

Qui di seguito sono descritti i diversi approcci delle due modalità terapeutiche, di fronte ad uno svenimento "isterico":

  Società ad universo unico Società ad universi multipli
Cause Malattia: isteria Attacco da parte di uno spirito
Etiologia Pulsioni sessuali inconsce Intenzionalità dell'essere soprannaturale
Attore sociale Detentore del sapere razionale/scientifico Detentore del sapere nascosto
Filosofia di intervento Condurre ad una presa di coscienza e maturazione Identificare l'essere invisibile e trattare con lui
Rappresentazione del paziente Ossessionato dalla sessualità; infantile regredito Informatore inconsapevole sul mondo invisibile
Atteggiamento del terapeuta Umanitario, presa in cura, assistenza oppure coercizione e ricovero forzato Non si occupa del paziente ma dello spirito
Conseguenze dell'intervento Perdita dei gruppi di riferimento, isolamento, ricorso alla medicina Affiliazione ad un nuovo gruppo, assegnazione a luoghi sociali

Il disturbo psicologico quindi, sottoposto alla indagine del guaritore africano, diviene segno, nodo di comunicazione e incrocio di universi multipli che si sovrappongono.

In questo contesto i dispositivi terapeutici messi in atto spostano l'interesse:

  • verso l'invisibile
  • dall'individuale al collettivo
  • da ciò che è fatale a ciò che è riparabile
  • verso la creazione di un collegamento che possa, attraverso il malato, interfacciare universi multipli

Diagnosi e divinazione

L'approccio scientifico dei bianchi invece non tenta mai di scoprire nuovi mondi, tende soltanto ad espandere il proprio; conseguentemente il sapere dei bianchi si manifesta attraverso la diagnosi, mentre i guaritori africani fanno ricorso alla divinazione.

Conseguenza della divinazione è la assegnazione del soggetto ad un gruppo, non di malati, ma di persone che hanno una certa caratteristica e che in base ad essa devono rispettare particolari regole e prescrizioni (ad es. appartenenza al gruppo dei gemelli, dei bambini ippopotamo, di coloro che sono in contatto con gli antenati....).

Al contrario, lo scienziato bianco, attraverso la diagnosi, scorpora il soggetto dai suoi universi, dagli affetti e dalle possibili affiliazioni culturali; lo inquadra in categorie psicopatologiche che non danno mai origine a gruppi reali, ma raggruppano gli individui solo su base statistica (isterici, ossessivi, schizofrenici....).

Le lamentele di persone internate in istituzioni psichiatriche vertono spesso sul fatto di non riconoscere il gruppo in cui sono stati inclusi su base statistica (".... lo vede? mi hanno messo insieme ai matti").

L'esistenza degli spiriti

Nel mondo ad universo unico, l'esistenza degli spiriti è un'idea ridicola e scientificamente inaccettabile.

Gli spiriti infatti possiedono una qualità irrinunciabile: possono essere evocati solo in un mondo ad universi multipli, poiché evocarli costituisce di per sé il decreto di esistenza dell'universo secondo.

E, considerando che, stabilire dei collegamenti fra universi multipli, offre una straordinaria ricchezza di processi creativi e terapeutici, possiamo quindi affermare che, se è necessario ricorrere agli spiriti per mettere in moto questi meccanismi creativi, allora gli spiriti esistono, almeno in quanto strumenti invisibili dei dispositivi terapeutici.

 

Il che implica da parte del guaritore africano, da un lato l'esercizio della creatività, dall'altro l'assunzione di rischi davanti al malato ed al suo gruppo sociale.

Rischi che gli psichiatri bianchi ben si guardano dall'assumere.

 

Gli scienziati della psicopatologia europea o americana al contrario:

  • decretano l'esistenza di un oggetto che solo loro vedono
  • fabbricano da soli gli strumenti destinati a descrivere questo oggetto
  • lo rendono quindi opaco agli estranei
  • validano da sé l'adeguatezza del loro strumento
  • squalificano il malato, la sua famiglia e il suo ambiente sociale
  • si trincerano dietro testi come il DSM senza assumersi responsabilità in prima persona.

Creatività e rischi

La creatività, viceversa, implica la assunzione di rischi.

Se procedo ad una divinazione in una società ad universi multipli, io stesso sono il luogo della drammaturgia della conoscenza.

Quando procedo ad una diagnosi, la drammaturgia si gioca sul paziente.

 

In base a quanto detto quindi, si potrebbe auspicare un nuovo approccio del terapeuta bianco, che:

  • accetti la assunzione di rischi personali
  • liberi la propria creatività terapeutica
  • concentri la propria attenzione, non tanto sulla precisa classificazione dei malati e delle malattie, ma piuttosto sulla descrizione, la più raffinata possibile, dei terapeuti e delle loro tecniche, per trarne delle conseguenze operative.

Da ciò deriva la accettazione ed utilizzazione di prescrizioni terapeutiche "selvagge", e la comprensione della straordinaria efficacia terapeutica del rito.

Staff multietnico

In questo lavoro inoltre, quando si ha a che fare con pazienti africani, è indispensabile servirsi della madrelingua dei pazienti; conoscere, per ogni etnia, ciascun gruppo di spiriti invisibili e ciascuna modalità specifica di interazione con essi.

A questo scopo è utilissima la creazione di uno staff multietnico, all'interno del quale, ogni paziente possa trovare precisi riferimenti alla propria cultura.

Pensare o credere

Alla luce di questa impostazione del pensiero, è possibile superare la dicotomia culturale, che divide il mondo in due tipi di società:

  • quelle in cui il pensare prevale sul credere
  • quelle in cui il credere prevale sul pensare.

Naturalmente, in questa prospettiva, la società dei bianchi appartiene al primo tipo. Gli Occidentali valutano i riti africani come espressione di "credenze" elaborate con l'illusione di poter dominare le forze della natura.

 

Secondo molti terapeuti bianchi, l'azione dei guaritori africani è riconducibile solo a:

  • giochi da illusionisti
  • utilizzo dell'ipnosi
  • manipolazioni di credenze
  • seduzione, suggestione
  • effetto placebo
  • semplici consolazioni
  • terapie inconsciamente messe in atto.

 

In definitiva "pensiero magico", visto però nella sua accezione di "pensiero infantile".

Il rito e il simbolo

La visione multiculturale esaminata precedentemente, ci permette di considerare il rito come negoziazione con delle potenze, "spiriti", "non umani".

Ma il rito contiene in sé stesso una teoria sul mondo ed una azione sul mondo.

Abbandonando il concetto delle "credenze primitive", consideriamo quindi che ogni azione culturalmente definita, un rito, un sacrificio, una offerta di protezione:

  • è proprio ciò che pretende di essere
  • se bene eseguito, è in genere efficace per quanto concerne la sua propria definizione
  • è quindi una azione che non ha bisogno di interpretazioni psicoanalitiche.

All'osservatore basterà ricostruire l'insieme del pensiero all'origine della azione culturalmente definita, anche se si tratta di un pensiero agito.

Superata la dicotomia "pensiero/credenza", per accostarsi ulteriormente al pensiero terapeutico africano, bisognerà anche abbandonare un altro concetto, caro alla psicanalisi, e cioè quello di simbolo.

Gli psicopatologi bianchi in genere squalificano il "pensiero selvaggio", dichiarando tuttavia di "comprenderne il simbolismo".

Essi pensano che se i "selvaggi" utilizzano dei procedimenti magici, ciò accade perché spostano sul piano simbolico, quelle verità profonde che gli analisti bianchi arrivano a conoscere direttamente, grazie alle capacità di astrazione del pensiero civilizzato. E, conseguentemente, quelli che "credono" accedono solo al simbolo senza comprenderlo, mentre quelli che "pensano scientificamente" accedono alla cosa simboleggiata.

Ma è proprio il concetto di "simbolo" ad impedire il riconoscimento del pensiero africano come un autentico sistema tecnico di pensiero terapeutico.

Terapie africane e occidentali: conseguenze

Questo approccio può essere maggiormente compreso, se concentriamo la nostra attenzione sulle conseguenze derivanti dalle azioni tecnico - terapeutiche degli scienziati bianchi e dei guaritori africani.

Di fronte ad una patologia psicologica, i bianchi agiscono principalmente attraverso due vie:

  • gli psicofarmaci, cioè molecole di sintesi, accolte dallo organismo per mezzo dei recettori neuronali.
    I recettori sono in qualche modo gli organi del senso dei neuroni, che a loro volta costituiscono la struttura del cervello, cervello che è parte peculiare ed essenziale della persona.
    L'uso di uno psicofarmaco, presuppone dunque la concezione che, il sintomo presentato da una persona provenga da una disfunzione del cervello, o per lo meno, che una azione chimica sul cervello avrà qualche effetto sul sintomo
  • la psicoanalisi o la psicoterapia, presuppongono in partenza il legame tra il sintomo e la persona, e arrivano ad affermare che il sintomo costituisce una specie di marchio distintivo della persona.
    La persona, a sua volta, viene identificata col soggetto, definito come una sintesi di elementi strutturali che insieme costituiscono una specie di organo: l'apparato psichico.
    Quest'organo, come il cervello, possiede delle appendici sensoriali: gli affetti ed i sentimenti. Lo strumento psicoanalitico, destinato a stabilire delle interazioni con quest'organo passa sempre attraverso gli affetti (il transfert).
    Per questo motivo Freud sottolinea continuamente che non può esserci psicoanalisi senza transfert.

Psicofarmacologia e psicanalisi aggregano, addirittura saldano, il sintomo alla persona, e giustificano poi queste aggregazioni, attraverso una progressione logica:

  • dal segno al sintomo
  • dalla persona alla struttura
  • dalla struttura ai recettori (recettori neuronali per la psicofarmacologia, affetti per la psicoanalisi)
  • infine dai recettori ai prodotti attivi (molecole per l'una, transfert per l'altra).

Le conseguenze di questo tipo di azione sono duplici:

  • saldando il sintomo alla persona, la si separa dai suoi simili e la si inserisce in categorie psicopatologiche, oggetto di studio da parte di "esperti"
  • farmacologi e psicoterapeuti possono dialogare all'infinito, anche solo per criticarsi reciprocamente, perché entrambi, come si è visto, condividono le stesse premesse metodologiche.

Facendo funzionare questo sistema i bianchi ritengono di pensare, e , ciò facendo, squalificano ogni altro tipo di pensiero.

Secondo i bianchi quindi, i guaritori africani, poiché non rinunciano mai ai loro "spiriti, feticci, demoni, stregoni", non sono capaci di pensiero scientifico, ma esprimono solo delle credenze primitive e spesso pittoresche.

Secondo i bianchi, gli africani credono che:

  • il mondo sia popolato da esseri umani e "non umani"
  • i "non umani", proprio come gli uomini, possiedano una intenzionalità
  • la natura sia animata
  • utilizzando queste "forze" si possa agire anche a distanza
  • non si è responsabili del proprio destino
  • si possano allacciare relazioni di scambio con i "non umani" allo scopo di influenzarli.

Tuttavia il "pensiero selvaggio" applicato in psicoterapia, con le giuste modalità e nel giusto contesto, non solo funziona, ma ha anche una diffusione mondiale, nonostante tutti gli sforzi dei medici bianchi per combatterlo.

Il pensiero "selvaggio":

  • dissociare il sintomo dalla persona
  • attribuire intenzionalità all'invisibile
  • interagire con l'invisibile

Passiamo quindi ad esaminare il meccanismo del "pensiero selvaggio", e notiamo che la prima conseguenza della sua applicazione, nella presa in carico di un disturbo, è sempre quella di dissociare il sintomo dalla persona.

Per effettuare questa operazione terapeutica, tutti i "pensieri selvaggi", ricorrono allo stesso principio, che è quello di attribuire intenzionalità all'invisibile e successivamente cercare di interagire con l'invisibile stesso.

In questo contesto, ogni evento generatore di disturbi, è provocato da una intenzione invisibile, e nessuna morte, quindi, può essere considerata naturale.

Questo postulato può essere a sua volta scisso nelle seguenti constatazioni:

  • il principio secondo cui ogni evento che produce disturbo rivela una intenzione invisibile è, in verità, un principio tecnico
  • questo principio è destinato a generare delle azioni
  • quindi non è una falsa teoria, un'intuizione empirica, una prototeoria scientifica, una terapia inconsciamente applicata, ma è una specie di interfaccia tra il pensiero ed il mondo, cioè uno strumento
  • lo strumento non è il pensiero; quest'ultimo resta nascosto, condensato nei modi di fare, gli atti tecnici messi in opera in quel momento, e mai, malgrado le apparenze, in quegli enunciati che sembrano così esoterici.

L'applicazione di questo principio innesca sempre sequenze complesse che associano quattro elementi:

  • constatazione del disturbo: accoglimento del problema
  • postulato sull'intenzionalità dell'invisibile, da cui derivano l'esistenza stessa del guaritore e la sua consultazione
  • esplicitazione dell'intenzione dell'invisibile, che si realizza con varie tecniche attraverso l'interrogazione divinatoria
  • risposta adeguata, sempre diretta all'invisibile, cioè prescrizione del guaritore

Questa è la sequenza più importante, spesso la sola sequenza visibile ad un osservatore.

Visibile e invisibile

Ed è importante rilevare il fatto che, se si interroga il visibile, così come fa' la terapia dei bianchi, si otterrà sempre una medicina da esperti.

Gli esperti, accomunati dalla condivisione di una stessa teoria, si costituiranno necessariamente in un gruppo solidale. Si arriva quindi a costituire una medicina da specialisti, imposta da gruppi di potere che si organizzano sempre in forme corporative (Ordine dei Medici). Il terapeuta bianco viene designato dai suoi colleghi, e, alla fine di un lungo apprendistato, viene affiliato al gruppo. Quindi isolamento del malato ed affiliazione del terapeuta.

In altre parole: interrogare il visibile = medicina da esperti = costituzione di un clero laico.

Se invece si interroga l'invisibile, si finirà sempre per attribuire al malato una nuova affiliazione; nel corso poi di cerimonie rituali periodiche, gli appartenenti alla affiliazione si incontrano tra loro, rinforzando così la propria identità.

I terapeuti africani, individualmente, acquisiscono uno status particolare di coloro che gestiscono una medicina popolare, sottile e paradossale.

Se analizziamo poi le modalità di interrogazione dell'invisibile, riscontriamo che essa si svolge soltanto attraverso meccanismi complessi, metà sacrali e metà ludici, che sono i meccanismi della divinazione.

L'invisibile si trova sempre all'interno di sostanze dalle forme incerte: la sabbia, l'acqua, il cielo, il sangue degli animali, il loro movimento imprevedibile, il volo degli uccelli.....

La divinazione non ha lo scopo di illuminare un visibile nascosto, quanto piuttosto di instaurare il luogo stesso dell'invisibile.

Se si procede ad una divinazione, la tecnica utilizzata presuppone sempre l'esistenza di un secondo universo.

Questo universo è popolato da esseri non umani coi quali soltanto poche categorie di persone possono avere contatto: i bambini, i pazzi e i guaritori.

Questi ultimi, nella cultura africana, vengono definiti come persone particolari:

  • con "quattro occhi"
  • a cui "sono stati aperti gli occhi" (è stato iniziato)
  • che "nato vecchio"
  • che è "nato con la camicia"
  • che è nato con qualche particolarità fisica.

Il sistema africano, quindi, al contrario di quello dei bianchi, produce terapeuti solitari e malati riuniti in gruppi.

Il terapeuta è e deve rimanere solo; le società africane vigilano per impedire che si formino "società segrete" o "assemblee di stregoni"; nel caso che , nonostante la vigilanza, si formino lo stesso, esse vengono sciolte, se necessario, con la forza.

Basi concettuali del "pensiero selvaggio"

Passando adesso ad esaminare le basi concettuali del "pensiero selvaggio" riscontriamo che esse non si trovano in enunciati teorici, ma nei modi di fare dei terapeuti, modi generati dalla applicazione di alcuni grandi principi, simili a postulati, che hanno sempre una conseguenza positiva dal punto di vista terapeutico.

Il primo postulato prevede l'esistenza di esseri sovrannaturali, che possono essere distinti in categorie:

  • il dio delle grandi religioni monoteiste (cristiani e mussulmani)
  • le divinità delle etnie politeiste
  • gli spiriti (tutelari di gruppi e famiglie o di luoghi)
  • i grandi principi (la vita, la morte, l'unità della famiglia ...)
  • gli organi del corpo (come sede di sentimenti).

Tutte queste entità sovrannaturali, essendo invisibili, sono inconoscibili per natura. Di conseguenza, il ricorrere ad esse in un processo terapeutico, presenta il vantaggio di poter attribuire l'insuccesso della terapia, non alla incapacità del guaritore, ma alla volontà degli invisibili di restare tali.

In questo sistema nessun malato è inguaribile....sono le entità a restare talvolta inconoscibili; la differenza è rilevante, soprattutto per quanto riguarda la presa in carico dei pazienti.

Nel caso di un bambino autistico, per esempio, è come se lo staff terapeutico dicesse: il bambino non è muto "per natura" o a causa di una "malattia" perché i bambini non possono essere muti; il bambino intrattiene invece un dialogo in una lingua segreta con un essere invisibile; si trovi la persona capace di entrare in relazione con questo invisibile ed il bambino sarà guarito.

La conseguenza è quella di evitare di incasellare per sempre una persona in una diagnosi infausta, e, nello steso tempo, di lasciare sempre la porta aperta a nuovi tentativi e tecniche terapeutiche.

Il secondo postulato mette in evidenza il criterio della intenzionalità dell'invisibile, ammettendo l'esistenza degli "stregoni per natura".

Secondo questa teoria esisterebbero degli esseri dall'apparenza banalmente umana, dotati invece di un organo invisibile di stregoneria; la presenza di quest'organo implica l'esistenza di una specie di "seconda natura".

Quest'organo qualche volta è trasmesso dalla madre, strega anche lei, altre volte può comparire spontaneamente all'interno di un lignaggio.

Colui che ha una "seconda natura" assume un comportamento perfettamente conosciuto:

  • agisce di notte
  • in modo invisibile
  • secondo procedimenti sovrannaturali
  • si dice che "mangi" le sue vittime, cioè le privi o della sostanza vitale o della forza lavorativa, sottomettendole ad una "schiavitù magica".

Sistema terapeutico africano

In Africa Centrale questo concetto è la chiave di volta del sistema terapeutico. Curare un malato consiste sempre nel far sì che un guaritore riceva l'intera famiglia nella quale è comparso il disturbo, e con il loro aiuto, identifichi lo stregone colpevole del disturbo, che viene poi sottoposto, attraverso procedure sociali perfettamente codificate, ad un processo in piena regola.

Il che significa innescare un potente meccanismo terapeutico a livello familiare e sociale.

D'altronde gli stregoni, concepiti come esseri dall'apparenza umana, ma occupati segretamente ad attaccare il mondo umano, è un po' come se appartenessero ad una razza parassita.

Si può sospettare la loro presenza da certi loro caratteri "all'inverso":

  • commettono volontariamente trasgressioni di tabù (incesto, cannibalismo ...)
  • tendono a raccogliersi tra loro in gruppi antisociali.

Rispettare gli altri

La conseguenza tecnica è che, in un mondo siffatto, diventa impossibile distinguere spontaneamente, senza l'aiuto di un guaritore, uno stregone da un "non stregone".

Poiché la stregoneria è concepita come una sorta di "seconda natura biologica", la più elementare prudenza consiglierà, a ciascuno, di controllare la propria suscettibilità davanti a sconosciuti, perché l'offesa recata ad uno stregone provocherà l'attivazione della sua "seconda natura" ed il divoramento notturno dell'offensore.

Il che, in altre parole, significa privilegiare l'attenzione ai sentimenti altrui.

Essere costretti, non per moralistici "buoni sentimenti" o fede religiosa, ma per reale e concreto terrore delle conseguenze, a tener conto e a rispettare il funzionamento affettivo degli altri, è già di per sé un approccio al mondo in chiave psicologica e terapeutica.

L'applicazione di questo sistema costituisce un "vincolo a pensare", qualcosa di molto più potente dei generici inviti ad "amare e comprendere", tanto in auge nella società dei bianchi.

Vincolo a pensare del quale, forse in maniera un po' tautologica, viene convalidata l'efficacia applicando il seguente schema:

  • postulato: il disturbo è causato dall'attacco, spesso notturno ed inconscio, da parte di una entità non umana contenuta in una sembianza umana (lo stregone)
  • risposta tecnica: il guaritore convoca i sospetti, in genere tutti i membri della famiglia allargata, li interroga come fosse un detective, identifica il colpevole (spesso un parente che occulta il fatto di essere uno stregone per natura)
  • convalida del procedimento ex iuvantibus: se dopo l'identificazione del colpevole, il malato guarisce, significa che l'accusa era quella giusta.

Difese contro gli stregoni

Agli stregoni, identificati come tali dal guaritore, e confessi, vengono allora offerte due possibilità:

  • La prima è: "vomitare la stregoneria", come si dice in linguaggio africano, cioè accettare di essere ammessi ad una specie di internato, durante il quale gli stregoni subiscono una nuova iniziazione, al termine della quale possono a loro volta diventare guaritori.
    Il tutto passando attraverso tecniche psicologiche paradossali, perché lo scopo dichiarato è quello di "chiudere gli occhi dello stregone", e cioè interrompere il suo contatto con l'entità, mentre in realtà si insegna loro tecniche per "vedere" gli altri stregoni. Secondo un detto popolare infatti, "solo uno stregone riconosce un altro stregone"
  • la seconda possibilità consiste nel giurare pubblicamente di non attaccare più le loro vittime.

In questo contesto si segnalano rari casi di violenze fisiche subite dagli stregoni processati e questo per varie ragioni:

  • lo stregone è l'unico in grado di disfare il maleficio che ha fatto; quindi, meglio vivo che morto, meglio alleato della tribù che nemico
  • lo si sospetta di appartenere ad un gruppo di stregoni che potrebbero avere velleità di vendetta e quindi a maggior ragione meglio farne un alleato vivo;
  • è in relazione con le forze invisibili, le "potenze della notte" che potrebbero rivelarsi molto utili alla tribù.

I casi che finiscono col linciaggio, si verificano solo nelle città africane, dove le dinamiche tribali sono state danneggiate o sconvolte dall'inurbamento, e non si sono potuti allestire i processi di regolazione post - terapeutica

Fuori dal villaggio di origine, non si riesce a strutturare il processo trasformativo da stregone a guaritore, per cui può prevalere la vendetta.

Tecniche del guaritore

Questa modalità terapeutica non si occupa quasi per niente del malato; la malattia rappresenta per la comunità un'occasione per cercare, individuare e poi iniziare un attore tra i più ambigui e preziosi: il guaritore.

Nel suo svolgersi essa permette la tessitura di legami complessi e profondi. Anziché isolare il malato, identificandolo col suo sintomo da estirpare, lo si collega e lo si immerge in legami molto profondi con un altro membro della tribù, e con la sua famiglia stessa, della quale vengono influenzate le dinamiche.

Interrogazione dell'invisibile

L'interrogazione dell'invisibile si sposta lungo una serie di slittamenti:

  • dal sintomo del paziente alla identificazione dello stregone
  • dallo stregone alla stregoneria stessa
  • dalla stregoneria alle modalità di evitarne gli effetti per il bene della comunità.

Nel loro svolgimento tecnico, le teorie centrate sulla stregoneria per natura:

  • sono vere a proprie terapie familiari
  • producono unione nel gruppo sociale attraverso la continua tessitura di meccanismi interattivi di straordinaria efficacia
  • costringono ad interrogarsi sulle prepotenze, vessazioni, umiliazioni e sono dunque una scuola di rispetto sociale
  • attraverso l'obbligazione intrinseca a tener sempre conto del funzionamento affettivo degli altri, rappresentano una eccellente tecnica psicologica.

Stregoni "per tecnica"

Il terzo postulato del "pensiero selvaggio" concentra la propria attenzione sugli "stregoni per tecnica", cioè coloro che non sono nati tali, come gli "stregoni per natura", ma hanno appreso, dopo lunga iniziazione, le tecniche necessarie per interagire con le entità sovrannaturali e produrre effetti nel mondo umano.

In questi casi la stregoneria si realizza attraverso la costruzione di un "oggetto - sortilegio".

Il guaritore, che viene consultato per contrastarne gli effetti, avrà quindi il compito di:

  • identificare le dinamiche personali o familiari che sono alla base della stregoneria (in genere sempre la stessa gamma di sentimenti: invidia, gelosia, vendetta ecc.);
  • rivelare la natura ed il modo di fabbricazione dell'oggetto - sortilegio;
  • scoprire chi ha realizzato l'oggetto (quasi sempre un parente);
  • indicare il luogo dove tale oggetto è stato nascosto;
  • lavorare per annullarne gli effetti, e cioè disfare l'invisibile.

L'interrogazione dell'invisibile si sposta quindi secondo una serie di slittamenti:

  • dal sintomo del paziente, alla identificazione del congiunto malevolo;
  • dal congiunto, all'oggetto sortilegio;
  • dalla localizzazione dell'oggetto - sortilegio, alla tecnica per annullarne l'effetto.

Il principale interesse di questa impostazione, è quello di tecnicizzare la relazione terapeutica. Una tecnica ha provocato la malattia, un'altra tecnica permetterà di guarirla.

Dal momento poi che la persona accusata di aver realizzato la stregoneria, nega sempre di averlo fatto, la controtecnica si realizza in genere nella costruzione di un oggetto anti - sortilegio.

In questa impostazione teorica ritroviamo i concetti che danno luogo alle terapie più efficaci, perché:

  • permettono di riconoscere l'intenzionalità nascosta
  • generano sofisticate controtecniche
  • stabiliscono un complesso intreccio di legami con il contesto; un intreccio a due facce: una rivolta verso l'identificazione della intenzione invisibile, l'altra verso la manipolazione di elementi concreti (gli oggetti anti - sortilegio ).

I tre postulati presi in esame: divinità, stregoni per natura, stregoni per tecnica, sono variamente apprezzati nelle diverse regioni dell'Africa. Le culture dell'Africa Occidentale sembrano privilegiare maggiormente gli spiriti, quelle dell'Africa Centrale gli stregoni per natura, mentre quelle del Nord Africa mostrano una certa predilezione per gli stregoni per tecnica.

Queste categorie costituiscono un continuum terapeutico, che spesso viene percorso interamente, alternando una categoria all'altra, percorrendo così interamente tutte le sfumature dei concetti di invisibile e di intenzionalità. E' come se si dicesse: per meglio dissociare il sintomo dalla persona, bisogna far funzionare al massimo delle loro capacità questi due concetti in grado di disarticolare la malattia.

Composizione e caratteristiche degli oggetti "anti - sortilegio"

Passando ad esaminare nel dettaglio la natura e la funzione di questi oggetti, innanzitutto li definiamo come quei medicamenti che in una società non bianca permettono di creare, mantenere e perpetuare la disgiunzione del sintomo dalla persona. Questo scopo è manifesto soprattutto considerando gli "oggetti protettivi" (amuleti, preghiere, sacrifici ecc.), la funzione dei quali è esplicitamente quella di allontanare dalla persona l'effetto di altri oggetti e riti.

L'uso di questi medicamenti inoltre, permette di materializzare la teoria sulla natura del disturbo, professata dalla comunità.

Nel mondo culturale bianco, in psichiatria, lo psicofarmaco è un oggetto attivo che lega il sintomo alla persona e materializza la teoria secondo la quale la malattia mentale è frutto di una alterazione chimica nel funzionamento del cervello.

Tornando agli oggetti attivi anti - stregoneria, delle popolazioni africane, riscontriamo che alcuni sono di semplice fattura, mentre altri, e più propriamente gli antidoti ed amuleti, presentano un notevole grado di complessità proprio un quanto sono antagonisti di altrettanto complessi oggetti - sortilegio. Dal punto di vista dell'inquadramento ideologico, questi ultimi sono parte altrettanto costituiva del sistema di cura, quanto gli oggetti destinati a difendersene. Senza trascurare di mettere in particolare evidenza, anche in questo caso, l'appartenenza degli amuleti alla categoria delle cose e non a quella dei simboli.

Esaminati poi nella loro concretezza, gli oggetti attivi anti - stregoneria, presentano sempre una serie di caratteristiche:

  • sono costituiti da una mescolanza di elementi eterogenei
  • gli elementi costitutivi provengono dai quattro regni della natura: umano, animale, vegetale, minerale
  • possiedono sempre un involucro ed un contenuto
  • più spesso contengono all'interno un nucleo compatto
  • non possono essere smontati senza romperli
  • possono essere "disfatti" solo da un guaritore che ne abbia la competenza.

Queste caratteristiche, nel contesto culturale africano, sono assimilabili a quelle degli esseri viventi; infatti, nei mondi in cui circolano questi oggetti, le proprietà che definiscono i viventi sono:

  • mescolanza di elementi eterogenei
  • opposizione nucleo/involucro
  • possesso di una anima - nucleo
  • carattere di non smontabilità.

Questo fa' si che agli oggetti magici venga riconosciuta la natura di esseri viventi; con la conseguenza che, una volta fabbricati, essi continuano la loro "vita" indipendentemente dalla persona che li ha costruiti.

Se passiamo poi a prendere in considerazione le caratteristiche tecniche degli oggetti magici, riscontriamo che:

  • sono "viventi"
  • sono attivi ed indipendenti dal loro costruttore e dal loro destinatario
  • sono utilizzati secondo "istruzioni per l'uso" , minuziosamente codificate
  • se si tratta di rimedi, sono medicamenti fatti "su misura" e non possono essere prestati né donati
  • l'intero sistema di pensiero è contenuto nell'oggetto, che è simbolo solo di sé stesso
  • le loro modalità di fabbricazione e di uso sono tenute segrete.

Questo amalgama eteroclito, contiene in realtà un "vincolo a pensare" ; questi oggetti sono innanzitutto un groviglio di concetti, e da questa caratteristica ricavano la loro efficacia reale.

Questi dispositivi possono essere tutto tranne che "irrazionali".

Se esaminati senza pregiudizi culturali, si rivelano come tecniche articolate attorno ad un autentico sistema di pensiero, complesso, sottile e soprattutto socialmente fecondo, la cui funzione terapeutica si esplica producendo un profondo intreccio di legami tra le persone.

Concludendo, dopo aver constatato che:

  • nel mondo esiste una infinità di sistemi terapeutici efficaci,
  • questi sistemi sono del tutti irriducibili al nostro,
  • sono autentici sistemi concettuali e non vane "credenze",

siamo portati a pensare che una autentica psicopatologia scientifica debba essere innanzitutto rispettosa dei fatti e non preoccupata soltanto di difendere una ideologia, una dottrina, un tipo di cultura.

Ed ancora, l'unico oggetto di una psicopatologia veramente scientifica può essere la descrizione, la più precisa possibile, dei terapeuti, delle loro teorie, delle loro tecniche e strumenti, non dei malati.

Il sistema dei bianchi, basato su sintomi e sindromi, è orientato a difendere un unico tipo di clinica, quella dei bianchi.

Superata questa dicotomia, la ricerca dovrebbe partire dalla analisi, la più dettagliata possibile, delle tecniche reali messe in atto dagli operatori terapeutici, per risalire poi alla teoria di queste tecniche, prima di farne eventualmente derivare, un giorno, dei modelli di funzionamento e degli oggetti teorici.