Recensione del testo
"Appunti sul lato oscuro nella relazione torturatore/torturato"
Dott. Carlos Alberto Arestivo

ASPETTI PSICOLOGICI DELLA TORTURA NELLE DIVERSE EPOCHE STORICHE

- La tortura può essere DEFINITA come "una azione prodotta da una o più' persone (chiamate torturatori), in una situazione di potere assoluto di vita o di morte, nei confronti di un'altra persona (il torturato) che si trova totalmente indifesa, senza nessuna possibilità di sottrarsi al tormento, fuggire o difendersi.
Il torturato può soltanto subire e soffrire, mettendo alla prova la sua resistenza fisica e psichica."

- SCOPO della tortura é quello di "produrre tormento e terrore attraverso ogni tipo di dolore, sofferenza, vessazione e umiliazione; la tortura attacca in maniera sistematica e massiccia tutti gli aspetti vulnerabili dell'essere umano allo scopo di spezzarne la difese e la resistenza."

 

- La tortura é una prassi che accompagna fin dagli albori il cammino dell'umanità, e, come é testimoniato dai rapporti di Amnesty International, ancora oggi viene praticata sistematicamente in moltissime nazioni "civili".

- Distinguiamo innanzitutto tra la pratica della tortura esercitata in un contesto "PRIVATO" e quella esercitata in un contesto "PUBBLICO".

- Il contesto "PRIVATO" vede, da sempre, l'applicazione di questo strumento coercitivo per estorcere confessioni in ambiente di malavita; oppure, quale deterrente e castigo esemplare, in subculture delinquenziali, come la mafia, la ndrangheta e la camorra.

- Dal punto di vista psicologico questa pratica della tortura, nel primo caso, é una delle espressioni delle personalità delinquente di tipo sadico, indifferenti alla vita e alle sofferenze altrui; nel secondo caso é maggiormente caratterizzata da connotazioni di tipo rituale e tribale, espressioni di subcultura criminale.

- Un altro campo di applicazione "PRIVATO" della tortura é rappresentato da sadismo e masochismo sessuali alle caratteristiche dei quali rimando.

- Particolari psicosi e psicopatie possono produrre individui indifferenti alle sofferenze e alla vita degli altri.

- Nel contesto "PUBBLICO" si possono distinguere storicamente tre periodi e campi di applicazione diversi nell'impiego della tortura.

 

- IL PRIMO periodo, che termina in Europa verso la fine del Settecento, si collega alla concezione della pena comminata dall'autorità, quale "castigo esemplare", proporzionale alla dignità della persona offesa. Un terribile esempio di questa concezione è rappresentato dal supplizio che nel 1757 fu riservato in Francia a Robert François Damiens reo di aver ferito con un coltello Luigi XV.

- La pena di morte, applicata con grande facilità e per un gran numero di reati, non costituiva un tipo generale di sanzione penale, ma comprendeva modi diversi di esecuzione, preceduti o no da tutta una serie di torture.

- Le cruente applicazioni della "legge di Dio", descritte nella Bibbia, le punizioni previste dal Diritto Romano, ed il trattamento da sempre riservato ai popoli vinti e agli schiavi, sono una testimonianza nota a tutti.

- Le pene, comminate sulla pubblica piazza, presentavano diverse valenze:

  • monito e deterrente, rivolti a tutta la popolazione, compresi i criminali circa il castigo conseguente al reato;
  • occasione di spettacolo sadico che l'autorità offriva, dai "circenses" romani in avanti, per favorire ed accrescere il consenso pubblico;
  • uso pervertito delle tecniche del rito e del sacrificio tribale per ottenere rinforzo all'idea di comunità;
  • rafforzamento del principio di autorità, distinzione tra popolo e autorità. Le pene più crudeli erano destinate ai rei di lesa maestà o nobiltà, mentre analoghi atti compiuti contro semplici cittadini erano sanzionati meno duramente

- Questa applicazione di supplizi e torture sulla pubblica piazza, é ancora in vigore presso diverse nazioni del terzo mondo.

 

- IL SECONDO periodo comprende l'impiego della tortura da parte delle autorità statali, politiche o religiose, quale strumento per ottenere una confessione da parte del torturato.

- L'analisi di documenti storici conferma l'uso generale di questa pratica presso tutti i popoli cosiddetti "civili" fin dalla antichità.

- Nel Diritto Ecclesiastico, ai tempi dell'Inquisizione, la tortura non era considerata una punizione ma un "mezzo di prova" per ottenere confessione

- L'uso della tortura é quindi l'espressione dell'evoluzione umana; laddove la tortura é codificata e generalmente applicata nel processo penale, politico o religioso, ci troviamo di fronte a epoche storiche e popoli ancora molto indietro nella scala evolutiva e della civilizzazione.

- Questo fatto é tanto più forte ed evidente, quanto più é codificata la prassi.

- La Santa Inquisizione, espressione ufficiale della Chiesa Cattolica, giustificava ideologicamente il proprio sanguinoso operato come la lotta del bene contro il male, non tollerando l'esistenza dei "separantes se a communitate aliorum et potestatem Papae et Ecclesiae enervantes", come asserisce nel 1322 Bernardo da Guido, uno dei più famosi teorici dell'Inquisizione nel suo testo "Pratica officii inquisitoris haereticae pravitatis".

- L'azione dell'Inquisizione era rivolta non tanto a contrastare l'eresia sul piano della discussione teologica, quanto piuttosto a colpirla nel suo pubblico manifestarsi.

- L'invito, rivolto dagli inquisitori ai colpevoli, di rinunciare alla "haeretica pravitas", mirava soprattutto a far rientrare l'eretico in armonia con la legalità; e questa legalità era rappresentata dall'ordine costituito, che é ordine religioso, ma anche sociale e politico, fondamento della società medioevale.

- In seguito l'ideologia religiosa è divenuta negli anni il pretesto per eliminare tutti i "diversi", ribelli, nemici politici.

- I testi più conosciuti, sui quali si basavano gli inquisitori nella loro atroce pratica, sono: la bolla "Ad extirpanda" emanata da Papa Innocenzo IV nel 1252, ed il più conosciuto "Malleus maleficarum", scritto nel 1486 da E.Institor e J.Sprenger.

- Anni prima, nel 1215, in Inghilterra era stata emanata la Magna Charta Libertatum. Questo documento, redatto dal Re Giovanni Senzaterra, in nome delle "antiche libertà d'Inghilterra", stabilisce i diritti dei cittadini, che il sovrano deve impegnarsi a non violare.

Ma il Papa Innocenzo III , al quale Giovanni Senza Terra aveva prestato omaggio feudale per riceverne l'investitura su Inghilterra e Irlanda, annulla con una bolla la Magna Charta in nome della difesa della sovranità della Chiesa, che coincide con quella del sovrano.

Il nuovo re d'Inghilterra Enrico III Plantageneto nel 1216 promulga di nuovo la Magna Charta e la riconferma nel 1225.

- Nel 1679, con l'emanazione in Inghilterra dell'"Habeas Corpus Act", viene sancito il principio dell'inviolabilità personale e delle sue garanzie.

In virtù di questa legge, si ingiunge a chi, detiene un prigioniero, di tradurlo davanti all'autorità competente e ad essa dichiarare in qual giorno e per quale causa il prigioniero sia stato arrestato; si proibisce al giudice la possibilità di emanare sentenze in assenza dell'imputato ed infine si concede all'imputato la possibilità di fornire cauzione ed essere messo in libertà in attesa di giudizio.

- Questo documento rimase a lungo una dichiarazione teorica di principi ideologici. Con il procedere del tempo, queste idee furono recepite dalle organizzazioni statali che si avviavano verso un regime democratico. Parte del testo del "Habeas Corpus" fu ripresa nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (1948).

Tuttavia, oggi in Inghilterra e negli Stati Uniti, é prevista la possibilità di sospendere temporaneamente per legge l'applicazione dell'"habeas corpus", in caso di "eccezionali ragioni di ordine pubblico".

- D'altronde l'evoluzione non ha seguito ovunque la stessa strada negli stessi tempi; si pensi che ancora nel 1768, la "Constitutio Theresiana Criminalis", cioè il codice di diritto penale vigente in parte dell'Europa, prevedeva l'uso della tortura e ne descriveva minuziosamente la prassi. Al testo del codice sono allegate delle tavole, che illustrano la costruzione ed il funzionamento degli strumenti di tortura, da usarsi nella fase inquisitoria del processo penale.

 

- IL TERZO periodo di applicazione "pubblica" della tortura è rappresentato dalla "strategia del terrore" cioè quelle azioni che vengono compiute da parte di una autorità governativa per conquistare, detenere ed incrementare il proprio potere.

- Non si tratta di violenze casuali, frutto del sadismo di qualche militare o funzionario; ciò che impressiona in questo contesto é che tutto quello che viene perpetrato nei confronti di una popolazione, fa' parte di un preciso, ragionato, programmato, collaudato copione.

- Anche qui é possibile distinguere fra la "strategia del terrore" destinata a colpire nemici esterni e quella che si rivolge allo interno della nazione.

- Al PRIMO TIPO (nemici esterni) appartengono alcuni esempi storici di impiego massiccio della tortura a scopo difensivo. Ne citiamo uno solo: il Principe Vlad che regnò sull'attuale Romania nel tredicesimo secolo, vista l'enorme sproporzione del proprio esercito rispetto a quello turco, che premeva da sud per invadere il suo regno, anziché affrontare una guerra con scarse probabilità di vittoria, ricorse al seguente stratagemma.

- Fece ammassare sul confine con i territori turchi, circa ventimila propri sudditi che fece torturare ed impalare, comunicando tramite i propri ambasciatori a Maometto Secondo, l'imperatore turco, che la sorte che avrebbe riservato ai prigionieri turchi sarebbe stata molto peggiore di quella che aveva riservato ai propri sudditi.

- Quest'atrocità ottenne lo scopo e la Romania fu risparmiata dall'invasione turca; il Principe Vlad fu insignito del titolo di "Salvatore della Patria", che portò assieme agli altri due soprannomi coi quali il popolo lo conosceva: quello di "Tepes" (l'impalatore) e quello più noto di "Dracula" (da "dracul" che in romeno antico significa "Dragone" o "Diavolo". A questo personaggio si ispirò Bram Stoker nel suo famoso romanzo "Dracula il vampiro" del 1897.

- Il SECONDO TIPO(nemici interni) di applicazione della "strategia del terrore" é volto ad eliminare e distruggere gli avversari politici interni alla nazione.
Gli esempi purtroppo non mancano, ed i percorsi che seguono sono molto simili, indipendentemente dall'area geografica o politica nella quale avvengono.

- Valga per tutti il caso del Paraguay che ha subito la dominazione del dittatore Generale Stroessner per 35 anni: dal 1954 al 1989. Un periodo notevolmente più lungo di qualunque altra nazione del Sud America.

- Appena ottenuto un minimo di influenza politica, Stroessner e i suoi seguaci hanno creato "un apparato politico che presentava una facciata di democrazia e legalità accettabili dal governo in carica."

- Subito dopo, avendo consolidato il proprio potere, Stroessner ha "provveduto a sospendere a tempo indeterminato le garanzie di libertà personale che la costituzione nazionale prevedeva; in seguito, attraverso la corruzione, é riuscito a spezzare l'unità del principale partito di opposizione ed ha composto un parlamento "democratico", servendosi appunto di questi uomini politici convinti, col denaro o con minacce, a passare dalla sua parte, pur continuando apparentemente a militare nell'opposizione.

- La mossa successiva é stata quella di sedurre ed aggirare i rimanenti partiti dell'opposizione, portandoli dalla sua parte, ed ottenendo così la maggioranza legale, per redigere assieme a loro una nuova costituzione che , sotto l'apparenza della democrazia, ha consentito invece al dittatore l'accesso al potere assoluto, attraverso l'emanazione di leggi liberticide, che legalizzavano ogni tipo di violazione dei Diritti Umani.

- Questi oltraggi alla dignità umana furono resi possibili da un sistema "legale" nel quale, quei pochi che detenevano il potere, muniti della impunità più assoluta, avevano piena facoltà di vessare, perseguitare, arrestare e assassinare qualunque tipo di oppositore.

- Una legge successiva ha permesso inoltre agli oppressori di disporre delle finanze dello stato, per il proprio arricchimento personale.

- La conseguenza di questa situazione a livello di massa, é stata l'instaurarsi di un'atmosfera di terrore collettivo, tale da frenare o paralizzare qualunque tipo di opposizione al potere.
Gli individui o gruppi politici che hanno manifestato opposizione, sono stati semplicemente eliminati attraverso lo sterminio.

- Il resto della popolazione ha dovuto progressivamente accettare la situazione, e si é venuto a creare un clima di diffidenza generalizzata.
Il timore di essere traditi e denunciati, ha spezzato qualunque legame di fiducia e solidarietà tra amici, vicini di casa e perfino parenti. "

- In questo contesto l'uso sistematico della tortura nei confronti degli avversari politici o presunti tali, non ha tanto lo scopo di ottenere una confessione, circa reati personali o una delazione che riveli i nomi dei complici, quanto piuttosto "quello di produrre una minuziosa e totale distruzione della personalità, che ha il doppio effetto di rendere inoffensivo il singolo avversario politico e di aumentare il controllo sulla popolazione, attraverso la strategia del terrore."

- I torturati, una volta liberati, appositamente liberati, costituiscono dei terribili messaggi viventi e ribadiscono la onnipotenza del potere costituito, contribuendo ad incrementare nella popolazione la sensazione diffusa e generale di una costante minaccia, che incombe su chiunque osi opporsi.

- La tecnica del cosiddetto "rinforzo irregolare" nella scelta delle vittime (che consiste nel punire arbitrariamente e imprevedibilmente ogni categoria di persone, e nel mutare costantemente i canoni che separano cioè che é permesso da ciò che é concesso) allarga e potenzia l'area del terrore, ribadendo il messaggio che il potere può arrivare e colpire ovunque e che non ci sono categorie e situazioni al riparo.

- La tortura, esercitata massicciamente in questo contesto, evita la necessità di dover uccidere fisicamente tutti gli avversari, col rischio di trasformarli in eroi o martiri, poiché restituisce alla società uomini dalla personalità distrutta, resi ormai incapaci di qualunque azione politica.

- L'avversario politico, o presunto tale, viene arrestato quasi sempre durante la notte, in maniera brutale e violenta e sa, fin dal primo momento, che la sua detenzione non verrà ufficializzata, e che, se parenti ed amici si rivolgeranno alle autorità per chiedere informazioni circa la sua sorte, la polizia negherà l'arresto, e si parlerà di lui con paura, come di un altro "desaparicido".

- Il prigioniero sa inoltre che la sua detenzione può durare dei mesi o addirittura degli anni, durante i quali verrà sistematicamente torturato; capisce di essere totalmente indifeso e alla mercé di coloro che lo hanno arrestato e che possono impunemente ucciderlo, senza processo, sicuri che nessuno ne verrà a conoscenza.

- Tutto quanto gli accade poi é calcolato e previsto:

- la vittima viene innanzitutto isolata in cella singola, o, se condivide la prigione con altri, viene bendata e spesso imbavagliata per impedire qualunque tipo di comunicazione. "L'isolamento, oltre al terrore, provoca ansia, angoscia e un tal grado di disperazione da rischiare a volte di destrutturare la personalità."

- in questo contesto, l'unica persona con la quale relazionarsi diventa colui che conduce gli interrogatori, cioè il torturatore, ed é con lui che la vittima cerca disperatamente di relazionarsi, per ottenere un po' di sollievo, ma "la tecnica del terrore prevede anche questo; infatti i prigionieri vengono trasferiti spesso da un luogo di reclusione ad un altro e vengono costantemente cambiate le persone dei torturatori; in questo modo si mantiene sempre quell'elevato tenore di stress che si manifesta di fronte alle novità"

- "Lo stato di allarme e di terrore continui, provocati da questa situazione, rendono impossibile dormire; se tuttavia, a causa della stanchezza, il prigioniero dovesse addormentarsi, viene svegliato violentemente dalle guardie". Lo scardinamento dei ritmi circadiani sonno/veglia costituisce un altro fattore di indebolimento della persona

- la distruzione del senso del tempo viene spesso incrementata con la totale deprivazione sensoriale e la somministrazione di droghe e psicofarmaci

- a questo si aggiunge il fatto che alla vittima viene concesso di alimentarsi e bere solo per quel minimo che la mantenga in vita

- il prigioniero viene torturato ogni giorno; alle sessioni di tortura spesso assiste anche un medico il cui compito è, da un lato quello di accertarsi che la vittima rimanga sempre sveglia e cosciente, facendogli assumere anfetamine, se necessario, per aumentare l'effetto del dolore, dall'altro quello di verificare che la vittima non muoia a causa del trattamento alla quale é sottoposta

- in alcuni casi, quando i torturatori si trovano davanti a persone particolarmente resistenti alla tortura, disposte a morire piuttosto che cedere, si provvede ad arrestare un parente o un caro amico della vittima e a torturarlo davanti ad essa

- in un secondo tempo il prigioniero viene affidato ad un gruppo di torturatori che rimangono alla lunga sempre gli stessi

- e qui interviene un'ulteriore e calcolato programma che differenzia questo tipo di trattamenti da tutti quelli visti prima:

- infatti lo schema classico d'interrogatorio di un detenuto da parte della polizia prevede l'impiego di due tipi di poliziotti: il primo gioca il ruolo del "cattivo", che picchia, mentre il secondo recita la parte del "buono", che offre caffè, sigarette e comprensione all'interrogato, cerca di accattivarsene la confidenza e gli offre protezione

- questo schema presenta, all'interno di un setting piuttosto forte, l'alternanza di due comportamenti opposti da parte dei poliziotti ed é strutturato per colpire il prigioniero in quei momenti di particolare debolezza ed apertura, quasi trance in certi casi, che intervengono in ogni transizione da uno stato di coscienza ad un altro

- la novità rilevante che é stata introdotta da qualche anno presso le polizie politiche dei regimi dittatoriali dell'America Latina, studiata da parte di qualche "esperto" in psicologia al servizio dei dittatori, consiste nel fatto che il ruolo del "buono" e quello del "cattivo" vengono ricoperti dalla stessa persona

- se il torturatore alterna nei confronti della vittima violenze impensabili a momenti di "comprensione, cordialità e affetto", questi improvvisi cambiamenti di comportamento, da parte della stessa persona, hanno il duplice scopo da un lato di aumentare lo stress della vittima che, all'arrivo del torturatore, non sa se verrà di nuovo torturata o no, dall'altro soprattutto di scompensare e destabilizzare la psiche del prigioniero e prepararlo ad un morboso transfert nei confronti del suo stesso aguzzino"

- In queste condizioni, quando si appressa il momento della tortura, la vittima immobilizzata "può soltanto pensare in maniera frenetica e accelerata, ma il flusso dei suo pensieri simultanei si ingolfa e lo confonde, entra in panico, non riesce più a formulare delle idee, lo stress é massimo."

- Uno psichiatra che é stato torturato in Paraguay, il Dottor Carlos Alberto Arestivo, ha cercato di elaborare la propria esperienza, teorizzando tre livelli che possono intervenire in vari gradi nella psiche dei torturati:

 

- Il primo livello é quello dell'"ILLUSIONE": il torturato da un lato cerca di uccidersi, ma quasi mai gli riesce, perché i torturatori vegliano attentamente affinché questo non avvenga; dall'altro invoca tutto ciò in cui crede, da Dio alla mamma, perché intervengano per far cessare il suo dolore, ma anche questo non serve.

- Questo livello sembra essere percorso da tutti i torturati. In seguito, le strade si fanno diverse.

- Quelli che, nel corso della loro vita "non hanno saputo o potuto interiorizzare significative relazioni umane, ma hanno piuttosto privilegiato l'ideologia politica, non riescono a trovare in sé stessi la forza dei rapporti affettivi, sono incapaci di difendere i propri ideali, e si prestano al gioco del torturatore che raggiunge così il suo obiettivo."

- Il torturato "apre gli occhi e vede davanti a sé l'unico uomo che può salvarlo, e questi é il torturatore che lo sta ammazzando. Non ha altre alternative, deve aver fiducia in lui e si fida."

- Questa fiducia che avverte in quel momento, a causa della intensità drammatica della situazione che sta vivendo, resta impressa e marcata come un'impronta psicologica e associata ad una esperienza primaria di regressione profonda.

 

- In questo secondo livello, che chiameremo la "FIDUCIA", se il torturato non può accedere al mondo interiore affettivo, stabilisce allora col suo carnefice un'alleanza perversa distruggendo a poco a poco qualunque ideale politico avesse mai costruito nella sua storia personale, e viene così sconfitto"

- Il soggetto vinto dalla tortura rifiuta assieme al proprio corpo il mondo ideale che aveva forgiato ed accetta come salvezza il rapporto di fiducia col torturatore.

- In altre parole, il torturato cade in uno stato di profonda regressione, dal quale tenta di uscire attraverso un rapporto di profonda simbiosi con l'ambiente persecutorio e la figura del torturatore.

- In queste condizioni estreme la vittima può rifugiarsi in uno stato di ambiguità indifferenziata, un vissuto psicologico di coesistenza di mondi opposti, un vissuto nel quale non esistono differenze tra termini opposti, tra il bene e il male, tra la libertà democratica e l'oppressione dittatoriale.

- Testimonianze di prigionieri del lager nazisti confermano, in certi casi, l'emergere di un sentimento di disprezzo per sé stessi. I prigionieri visti come sporchi, macilenti, brutti, malvestiti e contemporaneamente il formarsi di una paradossale ammirazione per il personale di guardia con stivali lucidi, divise in ordine, ben nutriti, autoritari ed efficienti.

- Questo meccanismo può essere paragonato ontologicamente allo stato di primaria indifferenziazione del bambino, per il quale la distinzione tra il sé e il fuori da sé é ancora offuscata, ed il raggiungimento di tale stato é il frutto di una regressione indotta ed accettata come via di fuga da un presente insostenibile. - Analoghe dinamiche sono riscontrabili nella "Sindrome di Stoccolma", che descrive un particolare morboso attaccamento degli ostaggi nei confronti dei rapitori.

- Tale stato di ambiguità ed apparente complicità col torturatore permane, in assenza di cure adeguate, anche dopo la liberazione del torturato, ne rende più difficile, sia il reinserimento sociale che, soprattutto, la crescita interna e la possibilità di poter partecipare pienamente alla vita.

- "Questo livello costituisce un fenomeno inquietante, non sempre compreso, né accettato e sempre negato da parte dei torturati che tuttavia, nel raccontare le loro vicende, manifestano odio, rancore e rabbia, ma, nello stesso tempo, fanno emergere il lato oscuro dell'esperienza: una scoperta protezione del torturatore, un tentativo di giustificare l'ingiustificabile".

 

- Il terzo livello è quello del "RIFUGIO". Ad esso accede chi, nel corso della sua vita, ha potuto interiorizzare significative relazioni umane ed affettive. Queste persone, quando vengono torturate, cominciano a rivolgere tutta l'attenzione verso l'interno di sé stesse, relazionandosi interiormente con i propri vissuti, che evocano validi rapporti umani, fortemente sentiti e costituiscono la loro identità personale e sociale.

- Si innesca a questo punto un particolare fenomeno allucinatorio, che sconnette il torturato dalla situazione atroce che sta vivendo e l'anestetizza totalmente, fino alla morte. La sua muscolatura si rilascia ed il fisico non reagisce più a nessun tipo di stimolo. -

- "La vittima, pur restando lucida, riesce a prendere le distanze e dissociarsi dal suo corpo ; riesce ad essere altrove con la mente. Resta apparentemente lucido, sente che lo stanno picchiando, sente le domande che gli vengono rivolte, ma le sente lontane, come se non fossero dirette a lui. Queste allucinazioni difensive lo fanno vivere in sogno, circondato dalle presenze affettive del suo mondo interiore".

- A questo punto i torturatori considerano chiusa la sessione di tortura e lo affidano al medico della polizia, che gli somministra quel minimo di cure necessarie, affinché rimanga in vita fino alla prossima volta.

- Questo fenomeno provoca la sconfitta del torturatore e mette in evidenza il punto debole che il sistema del terrore ignora nella sua presunta onnipotenza.

- Un forte mondo interiore affettivo e relazioni sociali significative, possono costituire l'unico limite possibile alla tortura.

- Questo fenomeno allucinatorio è descritto nei film: "Brazil" di Terry Gilliam, e "Il bacio della donna ragno" di Hector Babenco.

- Il "rifugio" allucinatorio costituisce così forse l'unica via di salvezza di fronte alla tortura. Non dovrebbe essere letto come una psicosi traumatica, ma come quadro psicopatologico sui generis.

- "Nelle psicosi traumatiche infatti il trauma appare improvvisamente, non é di lunga durata, e non viene impedito allo individuo, di fuggire o difendersi, non subisce isolamento, intenzionalità, umiliazioni o vessazioni".

- "La tortura é qualcosa di più: la vittima é sottoposta ad un processo scientifico di distruzione, durante il quale vengono sistematicamente attaccati tutti gli fattori fisici e psichici che consentono la sopravvivenza di un essere umano: la sua struttura fisica per creare dolore, mutilarlo e umiliarlo; la sua struttura psicologica e sociale attraverso l'isolamento, il terrore, la colpa e la distruzione della sua autostima".

- Bisogna ancora aggiungere che queste fasi o livelli psicologici, non si mostrano nella maniera definita descritta, ma esistono tutta una serie di situazioni intermedie di mescolanza dei vari livelli e stati d'animo.

- Tecniche analoghe di destrutturazione della personalità, sono state messe in atto in Cina, successivamente alla presa di potere del maoismo. Prevedevano nei confronti degli oppositori al regime, il cosiddetto "lavaggio del cervello", che consisteva in un meccanismo che combinava premi e punizioni, indottrinamento politico forzato, pressione fortissima da parte del gruppo sul singolo, perdita del senso dell'onore e della dignità personali attraverso l'esclusione sociale o la rivelazione pubblica di fatti privati ed intimi.

- Ancora peggiore è l'esperienza del carcere rumeno di Pitesti, tra il 1949 ed il 1952, della quale solo recentemente sono emerse testimonianze:

- a Pitesti i prigionieri venivano atrocemente torturati. La struttura architettonica del carcere e il controllo da parte delle guardie rendeva impossibile il suicidio

- era incoraggiata in tutte le maniere la delazione, che veniva premiata con la sospensione o l'attenuamento delle torture

- i torturatori dormivano nella stessa cella con le loro vittime, impedendo così loro il conforto offerto dall'amicizia e solidarietà tra prigionieri o semplicemente anche un solo momento di rilassamento

- in una fase successiva al prigioniero veniva imposto di torturare a sua volta le persone che gli erano più care, parenti, amici, altri detenuti verso i quali aveva mostrato simpatia

- quest'ultima imposizione operava una distruzione ancora più profonda nella psiche del prigioniero, gli negava la posizione di vittima, lo rendeva complice dei propri nemici coi quali si creavano legami ancora più perversi.

- Si può concludere citando il Dottor Arestivo: "molti quadri psicopatologici che appaiono in questa situazione meriterebbero uno studio particolare, poiché esulano dai concetti della psicopatologia e della nosologia psichiatrica.

- Anche se la sintomatologia può sembrare simile a quella di quadri clinici già definiti dalla psichiatria, queste patologie sono senza dubbio ancora da comprendere e chiarire, prova ne sia il fatto che non sempre le vittime trovano beneficio nei trattamenti psicoterapeutici classici."


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NOTA: tutte le frasi riportate tra parentesi sono tratte da: A. Arestivo, "Appunti sul lato oscuro nella relazione torturatore/torturato", citato in bibliografia