Pubblicato su "Diagnosi & Terapia" n.9 - 20/9/98 e n. 8 del 20/10/99
In un libro del 1905, "Tre saggi sulla teoria sessuale", Sigmund Freud definiva la perversione sessuale come il negativo, l'opposto della nevrosi, mettendo in evidenza che:
Da allora, questo concetto è stato oggetto di moltissimi studi che ne hanno definito il contenuto in maniera sempre più precisa.
L'Associazione Psichiatrica Americana, nell'intento di catalogare con precisione i disturbi psicologici e consolidare il concetto scientifico delle patologie mentali, ha cominciato a pubblicare fin dal 1952 il "DSM", cioè il "Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali" che descrive minuziosamente ogni tipo di comportamento umano in relazione alla psicologia o alla psichiatria.
Il concetto di perversione sessuale, che si riallaccia al canone di normalità dominante un una certa società, in una certa epoca, ha subìto, nel DSM, una notevole evoluzione nel corso degli anni.
Nell'edizione DSM-III-R del 1987, i disturbi sessuali sono classificati in due categorie principali:
La parafilia presenta come caratteristica l'attrazione sessuale per:
La psicanalista americana Louise J.Kaplan aggiunge ulteriori elementi alla descrizione della perversione sessuale, definendola come "attrazione irresistibile verso un comportamento sessuale anomalo o bizzarro", con la caratteristica di essere un "gesto coatto, imperativo, ripetitivo, stereotipato" e che implichi almeno uno dei seguenti comportamenti:
Lo psichiatra italiano Giovanni Jervis, nella sua definizione di perversione sessuale, evidenzia ulteriori aspetti di questi comportamenti, mettendo in evidenza che:
Premettendo che:
possiamo nominare e descrivere brevemente le perversioni più comuni, così come elencate dal DSM-III-R e dagli altri autori citati:
Nella descrizione della psicanalista americana Louise J.Kaplan si definisce la perversione come "gesto coatto, imperativo, ripetitivo, stereotipato", mettendo così in evidenza uno degli elementi base della perversione e cioè il suo carattere di fissità, di ripetizione di una serie di gesti e rituali sempre uguali.
Questa caratteristica distingue la perversione dai comportamenti sessuali anomali o bizzarri, ma liberamente scelti e variati; comportamenti cioè che due partner sessuali decidono di assumere se lo desiderano; partner che normalmente vivono il sesso in maniere diverse decidendo di volta in volta se farsi coinvolgere o meno in giochi di particolare tipo, con la libertà di proporli e accettarli o meno, e variando nel tempo i propri comportamenti e giochi sessuali.
In altre parole, a differenza di chi ha una sessualità libera e variata, chi mette in atto la performance perversa non ha scelte; la sua eccitazione passa solo attraverso quel comportamento e non altri; attraverso la messa in atto della perversione la persona cerca di combattere uno stato di forte ansia, o di profonda depressione, o di disturbi psicologici così forti ed invalidanti che possono sconfinare dal quadro delle nevrosi a quello delle psicosi.
Ed ancora la perversione è una strategia psicologica che richiede, per essere soddisfatta, una messa in atto, una cosiddetta performance, in genere di carattere sessuale.
La messa in atto della perversione placa le ansie e la disperazione del vivere e da' alla persona l'impressione di poter sopravvivere superando i traumi subiti durante l'infanzia.
Il che significa che, quasi sempre, il perverso è una persona che, da bambino, ha subito traumi spesso di carattere sessuale che hanno lasciato dei danni nella struttura della personalità.
Questi danni non sono mai stati affrontati in maniera conscia; restano presenti nell'inconscio della persona come nuclei che non hanno seguito la maturazione della sua personalità; colui che porta in sé questi danni è quindi spesso un portatore inconsapevole.
Ma questi danni agiscono anche nel presente della persona, divenuta adulta, e producono fortissimi malesseri, sull'origine dei quali l'individuo non ha coscienza.
Attraverso la perversione, che possiamo vedere come drammatizzazione di questi eventi infantili, il perverso cerca di dominare ricordi di situazioni che nell'infanzia erano troppo eccitanti, paurose o umilianti per essere dominate.
La perversione rappresenta quindi, per la maggior parte dei casi, il tentativo che un adulto mette in essere, per cercare di esorcizzare propri i traumi infantili.
Questo avviene, sia attraverso la semplice replica del trauma (semplificando: se io da bambino venivo picchiato sadicamente da un genitore posso chiedere al partner sessuale di picchiarmi ripetendo così la situazione infantile); sia attraverso una messa in scena a ruoli alterati (nell'esempio di prima divengo io colui che picchia e assumo quindi il ruolo del genitore che sottometteva attraverso la violenza).
Il bambino non amato o amato inadeguatamente si convince di essere lui stesso la causa della mancanza di amore da parte dei genitori, e può cercare di compensare questa perdita da grande mettendo in atto un rapporto di dominazione, nel quale ha l'illusione (attraverso il dominio esercitato su un altro essere) di riacquistare i suoi poteri perduti nell'infanzia.
Un rapporto di dominazione può essere scelto, adottando la parte dello schiavo, anche per tenere nascoste le proprie capacità, nella paura che vengano sottratte come una volta fecero i genitori.
Una tecnica simile, quella cioè di assumere il profilo più basso possibile, viene adottata in campo non sessuale, per dare agli altri la sensazione di debolezza e provocarne l'allentamento del controllo (tecnica illustrata con chiarezza dal serial tv del Tenente Colombo).
Altra caratteristica della perversione è che essa, finché dura (anni o tutta la vita), diventa l'interesse centrale nella vita della persona.
La perversione ha carattere di fissità, cioè di comportamento coatto, ossessivo, ripetitivo.
Si diversifica dai comportamenti ossessivo-compulsivi (come ad es. il lavarsi continuamente le mani, il mettere sempre in ordine la casa, i rituali rassicuranti del controllare se la porta è chiusa, la manetta del gas o dell'acqua sono sulla posizione spento, l'interruttore generale della luce è chiuso ecc.), perché questi rituali vengono vissuti da chi li mette in essere come rassicuranti, curativi e "buoni".
Il perverso invece, sa benissimo che sta facendo qualcosa di "cattivo", moralmente sbagliato, socialmente condannabile, ma parte del sollievo che prova dalla perversione proviene anche dalla sfida e superamento dei codici morali "comuni".
Il perverso inoltre ha la necessità di tenere sempre in evidenza idee di peccato e di colpa, anche se accompagnate dalla somministrazione a sé o agli altri di sofferenze; è concentrandosi su queste sofferenze che il perverso riesce in qualche modo e per un po' di tempo a dominare i terrori, le umiliazioni e le ferite morali e fisiche che hanno costituito il nucleo dei suoi traumi d'infanzia.
In molti casi, la perversione serve a mascherare tendenze che l'educazione morbosa subita dalla persona, fa' ritenere inaccettabili. L'uomo che è stato allevato in un clima rigido e maschilista, nel quale ogni genere di tenerezza viene proibita e condannata, da adulto può assumere attraverso la perversione un comportamento di esagerata mascolinità, virilità, dominio, per nascondere così la normale componente femminile del suo animo.
La perversione trova alimento negli stereotipi sociali di uomo e donna, nei ruoli e nell'identità di genere, cioè in tutti quei comportamenti che la società ha codificato come "da uomo" e "da donna" ("Boys don't cry" cioè "I maschietti non devono piangere" si usava dire fino a qualche anno fa', e questo è solo uno dei tanti possibili esempi).
Le perversioni, in altri casi, giocando sulle identità sociali, permettono all'uomo di identificarsi con il ruolo della donna, senza però perdere la faccia della mascolinità.
Altri perversi, come ad esempio i pedofili, spesso hanno alle loro spalle una storia infantile di violenze ed abusi esercitati per lo più da parenti; il che significa che un adulto ha costretto un bambino a rapporti sessuali come se si trattasse di un adulto.
Dal punto di vista psicologico quindi il bambino , divenuto adulto e pedofilo, può essere visto a sua volta come una persona ossessionata dalla volontà di eliminare le differenze tra i sessi e tra la generazione adulta e quella bambina.
Un meccanismo analogo è riscontrabile in molti casi di sadismo, nei quali vengono rievocati i ruoli del bambino, indifeso, umiliato e violato e del genitore potente, castrante, violentatore.
Analizzando le perversioni dal punto di vista psicologico, possiamo quindi rilevare come ogni comportamento perverso faccia riferimento a reali situazioni che appartengono alla storia dell'individuo e siano quindi dei tentativi non razionalizzati e non decodificati di superare le angosce conseguenti ai traumi vissuti nell'infanzia.
Così la necrofilia può essere vista come disumanizzazione di desideri umani considerati troppo emotivamente pericolosi; il travestismo permette di assumere una identità che può servire a compensare perdite passate; il masochismo adolescenziale che si realizza in automutilazioni, rappresenta il tentativo di rinuncia all'attaccamento infantile ai genitori e loro idealizzazione e viene messo in atto da chi ha alle spalle un'infanzia di perdite, deprivazioni e traumi, o da chi proviene da un ambiente nel quale le normali difficoltà della adolescenza sono state trattate come pericoli mortali da parte di genitori freddi e assenti, incapaci cioè di contenere il bisogno di completezza dei figli.
L'approccio terapeutico ottimale alla perversione dovrà quindi essere diverso in funzione del tipo di perversione, del grado di invalidazione della persona e della sua pericolosità sociale.
A seconda della gravità del caso potranno essere messe in atto appropriate combinazioni farmacologiche e psicoterapeutiche.
Nell'approccio alle problematiche dell'individuo, il lavoro di psicoterapia interpretativa consente alla persona di ripercorrere in ambiente protetto i drammi della propria infanzia, decodificarne i meccanismi e superarne l'impatto emotivo attraverso la rielaborazione psicoanalitica.
Ultimo aggiornamento luglio 2003