Settembre 2007

Dott. Roberto Vincenzi

APPUNTI SUL LATO OSCURO NELLA RELAZIONE TORTURATORE / TORTURATO

Recensione del testo
"Appunti sul lato oscuro nella relazione torturatore/torturato"
Dott. Carlos Alberto Arestivo



L'USO MASSICCIO DELLA TORTURA, può far parte di un preciso progetto politico, che rientra nel quadro della "strategia del terrore", ed é volto ad eliminare e distruggere gli avversari politici interni alla nazione.

Gli esempi purtroppo non mancano e tutti quanti seguono percorsi molto simili, indipendentemente dall'area geografica o politica nella quale avvengono.

Questo articolo riporta l'esperienza, raccontata direttamente da una vittima delle tortura. Si tratta del Dottor Carlos Alberto Arestivo, psichiatra, italiano di origine, residente in Paraguay. Il Dottor Arestivo, non si occupava di politica, ma, per il regime dittatoriale del Paraguay, era forse colpevole perché si sospettava che alcuni dei suoi pazienti fossero oppositori politici del regime. Per questo motivo venne arrestato e torturato per sei mesi.

Durante la sua detenzione, il Dottor Arestivo, per non impazzire, aveva deciso che, se ne fosse uscito vivo, si sarebbe dedicato poi allo smascheramento dei metodi usati dal sistema e alla cura e riabilitazione delle vittime della tortura. Nonostante le ferite, le fratture, le mutilazioni subite, oggi il Dottor Arestivo continua la sua opera di assistenza alle vittime della tortura e collabora attivamente con Amnesty International.

I testi tra parentesi, riportati qui di seguito, sono tratti dalla relazione "Appunti sul lato oscuro nella relazione torturatore/torturato", presentata dal Dottor Carlos Alberto Arestivo al "Simposio interdisciplinare su cultura e situazione psicosociale in America Latina" presso l'Università di Amburgo/Germania, 19-22 settembre 1991.

"IL PARAGUAY HA SUBITO LA DOMINAZIONE DI GOVERNI DITTATORIALI per un periodo notevolmente più lungo di qualunque altra nazione del Sudamerica. Si parla infatti di oltre quarant'anni di terrore sociale, sul quale la dittatura del Generale Stroessner si é innestata come il più crudele epilogo."

Il Generale Stroessner e i suoi seguaci, appena ottenuto un minimo di influenza politica, hanno creato "un apparato politico che presentava una facciata di democrazia e legalità accettabili dal governo in carica."

Subito dopo, avendo consolidato il proprio potere, Stroessner ha "provveduto a sospendere a tempo indeterminato le garanzie di libertà personale che la costituzione nazionale prevedeva; in seguito, attraverso la corruzione, é riuscito a spezzare l'unità del principale partito di opposizione ed ha composto un parlamento "democratico" servendosi appunto di questi uomini politici, convinti, col denaro o con minacce, a passare dalla sua parte, pur continuando apparentemente a militare nell'opposizione.

La mossa successiva é stata quella di sedurre ed aggirare i rimanenti partiti dell'opposizione, portandoli dalla sua parte, ed ottenendo così la maggioranza legale, per redigere assieme a loro una nuova costituzione che , sotto l'apparenza della democrazia, ha consentito invece al dittatore l'accesso al potere assoluto attraverso l'emanazione di leggi liberticide, che legalizzavano ogni tipo di violazione ai Diritti Umani.

Questi oltraggi alla dignità umana furono resi possibili da un sistema "legale" nel quale, quei pochi che detenevano il potere, muniti della impunità più assoluta, avevano piena facoltà di vessare, torturare, perseguitare, arrestare e assassinare qualunque tipo di oppositore.

Una legge successiva ha permesso inoltre agli oppressori di disporre delle finanze dello stato per il proprio arricchimento personale.

La conseguenza di questa situazione a livello di massa, é stata l'instaurarsi di un'atmosfera di terrore collettivo, tale da frenare o paralizzare qualunque tipo di opposizione al potere.
Gli individui o gruppi politici che hanno manifestato opposizione, sono stati semplicemente eliminati attraverso lo sterminio.

Il resto della popolazione ha dovuto progressivamente accettare la situazione, mentre si instaurava un clima di diffidenza generalizzata.
Il timore di essere traditi e denunciati, ha spezzato qualunque legame di fiducia e solidarietà tra amici, vicini di casa e perfino parenti. "

In questo contesto l'uso generalizzato della tortura nei confronti degli avversari politici o presunti tali, non ha tanto lo scopo di ottenere una confessione circa reati personali, o una delazione che riveli i nomi dei complici, quanto piuttosto "quello di produrre una minuziosa e sistematica distruzione della personalità, che ha il doppio effetto di rendere inoffensivo il singolo avversario politico e di aumentare il controllo sulla popolazione attraverso la strategia del terrore."

I torturati, una volta liberati, o meglio, appositamente liberati, vengono mostrati alla popolazione come terribili messaggi viventi e ribadiscono la onnipotenza del potere costituito, contribuendo ad incrementare nella gente, la sensazione diffusa e generale di una costante minaccia, che incombe su chiunque osi opporsi.

La tecnica del cosiddetto "rinforzo irregolare" nella scelta delle vittime, che consiste nel punire arbitrariamente e imprevedibilmente ogni categoria di persone, e nel mutare costantemente i canoni che separano cioè che é permesso da ciò che é concesso, allarga e potenzia l'area del terrore, ribadendo il messaggio che il potere può arrivare e colpire ovunque e che non ci sono categorie e situazioni al riparo.

La tortura, esercitata massicciamente in questo contesto, evita la necessità di dover uccidere fisicamente tutti gli avversari, col rischio di trasformarli in eroi o martiri, poiché restituisce alla società uomini dalla personalità distrutta, resi ormai incapaci di qualunque azione politica.

L'avversario politico, o presunto tale, viene arrestato quasi sempre durante la notte in maniera brutale e violenta e sa, fin dal primo momento, che la sua detenzione non verrà ufficializzata, e che, se parenti ed amici si rivolgeranno alle autorità per chiedere informazioni circa la sua sorte, la polizia negherà l'arresto, e si parlerà di lui con paura, come di un altro "desaparicido".

Il prigioniero sa inoltre che la sua detenzione può durare dei mesi o addirittura degli anni, durante i quali verrà sistematicamente torturato; capisce di essere totalmente indifeso e alla mercé di coloro che lo hanno arrestato e che possono impunemente ucciderlo senza processo, sicuri che nessuno ne verrà a conoscenza.

Tutto quanto gli accade poi é calcolato e previsto:

Questo schema presenta, all'interno di un setting piuttosto forte, l'alternanza di due comportamenti opposti da parte dei poliziotti ed é strutturato per colpire il prigioniero in quei momenti di particolare debolezza ed apertura, quasi trance in certi casi, che intervengono in ogni transizione da uno stato di coscienza ad un altro.

La novità rilevante, che é stata introdotta da qualche anno presso le polizie politiche dei regimi dittatoriali dell'America Latina, e che deve essere stata attentamente studiata da parte di qualche "esperto" in psicologia al servizio dei dittatori, consiste nel fatto che il ruolo del "buono" e quello del "cattivo" vengono ricoperti dalla stessa persona.

Se il torturatore alterna, nei confronti della vittima, violenze impensabili a momenti di "comprensione, cordialità e affetto", questi improvvisi cambiamenti di comportamento, da parte della stessa persona, hanno il duplice scopo, da un lato, di aumentare lo stress della vittima che, all'arrivo del torturatore, non sa se verrà di nuovo torturata o se gli si offrirà comprensione; dall'altro, di scompensare e destabilizzare la psiche del prigioniero, che prepara un morboso transfert nei confronti del suo stesso aguzzino.

In queste condizioni, quando si appressa il momento della tortura, la vittima immobilizzata "può soltanto pensare in maniera frenetica e accelerata, ma il flusso dei suo pensieri simultanei si ingolfa e lo confonde, entra in panico, non riesce più a formulare delle idee, lo stress é massimo."

Il Dottor Arestivo, ha cercato di elaborare la propria esperienza teorizzando tre livelli che possono intervenire in vari gradi nella psiche dei torturati.

- IL PRIMO LIVELLO É QUELLO DELL'ILLUSIONE": il torturato da un lato cerca di uccidersi, ma quasi mai gli riesce, perché i torturatori vegliano attentamente, affinché questo non avvenga; dallo altro invoca tutto ciò in cui crede, da Dio alla mamma, perché intervengano per far cessare il suo dolore, ma anche questo non serve.

A questo punto può intervenire una grande differenza nell'animo del torturato: infatti chi, nel corso della sua vita, ha potuto interiorizzare significative relazioni umane ed affettive, comincia a volgere tutta la sua attenzione verso l'interno di sé stesso. Si relaziona interiormente con i propri vissuti, che evocano validi rapporti umani fortemente sentiti e costituiscono la sua identità personale e sociale.

Si innesca a questo punto un particolare fenomeno allucinatorio che sconnette il torturato dalla situazione atroce che sta vivendo e l'anestetizza totalmente, fino alla morte; la sua muscolatura si rilascia ed il fisico non reagisce più a nessun tipo di stimolo.

"La vittima, pur restando lucida, riesce a prendere le distanze e dissociarsi dal suo corpo ; riesce ad essere altrove con la mente."

Resta apparentemente lucido, sente che lo stanno picchiando, sente le domande che gli vengono rivolte, ma le sente lontane, come se non fossero dirette a lui.

Queste allucinazioni difensive lo fanno vivere in sogno, circondato dalle presenze affettive del suo mondo interiore".

Questo fenomeno allucinatorio è descritto nei film: "Brazil" di Terry Gilliam, e "Il bacio della donna ragno" di Hector Babenco.

A questo punto i torturatori considerano chiusa la sessione di tortura e affidano il prigioniero al medico della polizia, che gli somministra quel minimo di cure necessarie, affinché rimanga in vita fino alla prossima volta.

Questo fenomeno provoca la sconfitta del torturatore e mette in evidenza il punto debole, che il sistema del terrore ignora nella sua presunta onnipotenza.

Il mondo interiore affettivo e le relazioni sociali significative costituiscono quindi l'unico limite possibile alle ideologie autoritarie.

- QUESTO PARTICOLARE STATO, CHE É STATO CHIAMATO IL "RIFUGIO", COSTITUISCE IL SECONDO LIVELLO e rappresenta, come abbiamo visto, l'unica via di salvezza di fronte alla tortura. Non dovrebbe essere letto come una psicosi traumatica, ma come quadro psicopatologico sui generis.

"Nelle psicosi traumatiche, infatti, il trauma appare improvvisamente, non é di lunga durata, e non viene impedito allo individuo, di fuggire o difendersi, non subisce isolamento, intenzionalità, umiliazioni o vessazioni".

"La tortura é qualcosa di più : la vittima é sottoposta ad un processo scientifico di distruzione, durante il quale vengono sistematicamente attaccati tutti gli fattori fisici e psichici che consentono la sopravvivenza di un essere umano: la sua struttura fisica per creare dolore, mutilarlo e umiliarlo; la sua struttura psicologica e sociale attraverso l'isolamento, il terrore, la colpa e la distruzione della sua autostima".

Coloro che invece, nel corso della loro vita "non hanno saputo o potuto interiorizzare queste significative relazioni umane, ma hanno piuttosto privilegiato l'ideologia politica, si comportano in maniera diversa. Infatti, non riuscendo a trovare in sé la forza dei rapporti affettivi, sono incapaci di difendere i propri ideali, prestandosi al gioco del torturatore che raggiunge così il suo obiettivo".

Il torturato "apre gli occhi e vede davanti a sé l'unico uomo che può salvarlo, e questi é il torturatore che lo sta ammazzando.
Non ha altre alternative, deve aver fiducia in lui e si fida.
Questa fiducia che avverte in quel momento, a causa della intensità drammatica della situazione che sta vivendo, resta impressa e marcata come un'impronta psicologica e associata alla esperienza primaria di regressione profonda.

- Questa situazione costituisce IL TERZO LIVELLO, "CHE CHIAMEREMO LA "FIDUCIA". Se il torturato non può accedere al mondo interiore affettivo come abbiamo visto prima, stabilisce allora col suo carnefice un'alleanza perversa, distruggendo a poco a poco qualunque ideale politico avesse mai costruito nella sua storia personale, e viene così sconfitto".

Si può osservare in proposito, che il soggetto vinto dalla tortura, rifiuta assieme al proprio corpo, il mondo ideale che aveva forgiato ed accetta come salvezza il rapporto di fiducia col torturatore.

In altre parole il torturato può così cadere in uno stato di profonda regressione, dal quale tenta di uscire attraverso un rapporto di simbiosi con l'ambiente persecutorio e la figura del torturatore.

In queste condizioni estreme la vittima può rifugiarsi in uno stato di ambiguità indifferenziata, un vissuto psicologico di coesistenza di mondi opposti, un vissuto nel quale non esistono differenze tra termini opposti, tra il bene e il male, tra la libertà democratica e l'oppressione dittatoriale.

Testimonianze di prigionieri del lager nazisti confermano in certi casi l'emergere di un sentimento di disprezzo per sé stessi (i prigionieri visti come sporchi, macilenti, brutti, malvestiti) e contemporaneamente il formarsi di una paradossale ammirazione per il personale di guardia (stivali lucidi, divise in ordine ben nutriti, autoritari ed efficienti).

Qualcosa di simile avviene nella cosiddetta "Sindrome di Stoccolma" che descrive il morboso senso di complicità e affetto che si instaura spesso tra persone tenute in ostaggio o rapite, nei confronti dei loro persecutori.

Questo meccanismo può essere paragonato ontologicamente allo stato di primaria indifferenziazione del bambino, per il quale la distinzione tra il sé e il fuori da sé é ancora offuscata, ed il raggiungimento di tale stato é il frutto di una regressione indotta ed accettata come via di fuga da un presente insostenibile.

Tale stato di ambiguità ed apparente complicità col torturatore permane, in assenza di cure adeguate, anche dopo la liberazione del torturato e ne rende più difficile sia il reinserimento sociale che la crescita interna e la possibilità di poter partecipare pienamente alla vita.

"Questo livello costituisce un fenomeno inquietante, non sempre compreso, né accettato e sempre negato da parte dei torturati che tuttavia, nel raccontare le loro vicende, manifestano odio, rancore e rabbia, ma, nello stesso tempo, fanno emergere il lato oscuro dell'esperienza: una scoperta protezione del torturatore, un tentativo di giustificare l'ingiustificabile"

Bisogna ancora aggiungere che queste fasi o livelli psicologici non si mostrano spesso nella maniera definita che abbiamo descritto, ma esistono tutta una serie di situazioni intermedie di mescolanza dei vari livelli e stati d'animo.

Si può concludere affermando che "molti quadri psicopatologici che appaiono in questa situazione meriterebbero uno studio particolare, poiché esulano dai concetti della psicopatologia e della nosologia psichiatrica. Anche se la sintomatologia può sembrare simile a quella di quadri clinici già definiti dalla psichiatria, queste patologie sono senza dubbio ancora da comprendere e chiarire, prova ne sia il fatto che non sempre le vittime trovano beneficio nei trattamenti psicoterapeutici classici".



Nota:

Tutte le citazioni tra parentesi sono tratte da:

"Appunti sul lato oscuro nella relazione torturatore/torturato", presentata dal Dottor Carlos Alberto Arestivo al "Simposio interdisciplinare su cultura e situazione psicosociale in America Latina" presso l'Università di Amburgo (Germania) 19-22 settembre 1991.

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Ultimo aggiornamento Sett. 2010

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